ALESSANDRO “SASHA” PARISI: L’UOMO CHE INFIAMMAVA LO SCATOLONE

Triple su triple, atmosfera incandescente, una grande Uisp Tremulini, uno Scatolone stracolmo e festente ed al tiro, l’uomo on fire degli anni ’90, Alessandro Parisi che rivela:” Santo Lo Giudice mi voleva un gran bene. Pensate che due giorni prima che ci lasciasse, l’ho sognato (prima volta nella vita)…. è venuto a salutarmi”.

Una grande ed infinita passione per la pallacanestro, dico bene? Da dove nasce Alessandro Parisi in chiave cestistica?

 

La mia passione è nata tardi, a circa 13 anni, coinvolto dagli amici più stretti di quel momento di gioventù che, poi, hanno mollato.

Al contrario, mi sono appassionato e la pallacanestro é diventata la mia fidanzata di gioventù. Ne ero morbosamente innamorato.

 

Lavori fuori Reggio da tanto tempo. Chi è oggi Alessandro Parisi?

 

Il lavoro mi ha portato lontano da casa. Sappiamo della situazione nella nostra Reggio.

Oggi, Alessandro è una persona più saggia e meno impulsiva. Il fuoco dentro, però, continua ad ardere ed è vita.

Lavoro nel settore turistico e dirigo un particolarissimo hotel 4 stelle, a due passi dal Desenzano del Garda.

Ho una stupenda famiglia con due tesori di 8 e 3 anni che, qui a Brescia, avranno qualche possibilità in più riguardo al mondo del lavoro.

 

 

Da dove deriva e chi inventò il nome “Sasha” ?

 

Il soprannome Sasha è una invenzione degli amici Pierpaolo Lombardi, detto Rucci e Giuseppe Sgarlato,  Pepè.

Credo sia loro venuto in mente per la somiglianza fisica a Sasha Djordjevic e, un po’, per la mano calda.

Racconto un aneddoto, molto importante nella mia vita. Mia moglie è serba, alta e giudice di tavolo di basket in serie A nel suo paese.

Al primo casuale incontro, 10 kg fa, mi ha confessato di aver avuto la sensazione di vedere Djordjevic

 

 

La partita più bella della Uisp Tremulini ed il canestro più significativo della tua avventura cestistica?

 

La partita più bella della Uisp Tremulini è senz’altro la vittoria contro la corazzata Cosenza con due miei canestri consecutivi da tre punti allo scadere.

Più che il canestro, direi che la stoppata al tabellone ad Avenia nel lontanissimo ’84 è la mia soddisfazione più grande.

Una partita juniores contro un quintetto da paura (Zaghi,  Salomon, Livornese, Spataro, Russo) finita con l’asfaltata di 151 punti a 30, ma con la stoppata al tabellone sotto la sud del Botteghelle ad Avenia, a 44 secondi dalla fine che è stato come vincere la gara!

 

 

Il Basket di Calabria ha avuto, negli anni, tanti e bravi atleti capaci di realizzare cifre da sogno e statistiche sbalorditive. Chi erano i giocatori più forti in chiave offensiva di quegli anni ?

 

Il giocatore numero uno era Giovanni Speranza: immarcabile.

Poi, ricordo i bravissimi Parasiliti del Giarre, Corallo dell’Acireale, Angelino Labate della Viola, Tonino Nava mio compagno di squadra e i terribili ragazzi dell’Azzurrina.

 

 

L’idolo cestistico e la fonte d’ispirazione primaria di Alessandro Parisi?

 

Decisamente Larry Bird

 

Il difensore più forte mai affrontato in grado di fermare le tue performances offensive?

 

I difensori che mi hanno innervosito per la marcatura a “zecca” sono stati diversi.

Ma il Salvatore Morante attaccato al collo non lo auguro a nessuno.

 

Un ricordo per Coach Santo Lo Giudice?

 

Di Santo che dire…. Mi voleva un gran bene e io.ne volevo a lui. Lo facevo arrabbiare spesso, sportivamente parlando.

Sosteneva che fossi.due persone diverse, in campo e fuori.

Pensate che due giorni prima che ci lasciasse, l’ho sognato (prima volta nella vita)…. è venuto a salutarmi.

Ciao, coach generoso!

 

 

La tua squadra ideale. Nove compagni di squadra e tre allenatori?

 

La squadra:Lombardi, Sgarlato, Scagliola, Musolino, Motta, Nava, Santambrogio, La Camera,

Coaches Smorto,  Lo Giudice, Geri.

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