COACH ROMEO ED UN’INFINITA VOGLIA DI BASKET

E’ uno degli allenatori reggini che ha vinto di più negli ultimi quindici anni: Target,Audax, le super esperienze a San Filippo e non solo. Oggi si è dedicato alla grande al progetto Bagnara.Il quartetto Lumaka visto in questa stagione? Che emozioni e che spettacolo. Da giocatore? Assomigliavo a mio figlio Gaetano.

Ti ricordi come nasce la tua passione per il Basket?

 

Sicuramente la mia passione  per  il basket  nasce come per tantissime persone nel mitico Scatolone, e ricordo che mia sorella (Katia Romeo)  a quei tempi giocava nella Leonardo del carissimo prof. Franco Pellicano’, ed io ogni pomeriggio  ero con lei che faceva allenamento, e passavamo giornate intere, poiché l’unico mezzo utile per poterci arrivare era l autobus, esattamente l’uno o il due, Tremulini /Gebbione.

Il particolare era, però, che si arrivava alle 16 per poi andar via intorno alle 20.30 quando tutto era finito ed il buon Franco poteva darci un passaggio di ritorno a casa.

E da lì la mitica Viola e così la cosa è diventata quasi morbosa.

 

Una stagione terminata, purtroppo, troppo presto a causa della pandemia. Come ti stavi trovando con i colori del Basket Bagnara?

 

Sicuramente ciò che è successo ha quasi del paradossale, per quasi tre mesi abbiamo vissuto chiusi in casa abbandonando ciò che ognuno di noi ha sempre amato fare, specie per chi ama e vive di sport.

La mia avventura con Bagnara era iniziata e stava andando molto bene, devo dire, grazie anche al fatto di aver trovato un gruppo di genitori/dirigenti, che nonostante le innumerevoli difficoltà, hanno sempre dato il massimo affinché tutto potesse andare bene, sono stati encomiabili.

Ho trovato, inoltre, un gruppo di ragazzi, con una voglia incredibile di lavorare per migliorare sempre di più, non si sono mai tirati indietro, dando sempre non il massimo ed anche di più, in qualsiasi occasione.

Che si trattasse di allenamenti o partita andavano sempre a mille.

Li ringrazio, e ribadisco la disponibilità dei dirigenti, che mi hanno accontentato in qualsiasi richiesta, non ultima quella di portare con me una persona speciale che mi ha aiutato nel preparare fisicamente, Mister Giuseppe, così lo chiamano i ragazzi, che ha fatto un lavoro fantastico, basti pensare che alle 6.45 di ogni mattina riceveva il messaggio da ognuno dei ragazzi, i quali comunicavano il numero di flessioni fatte non appena alzati dal letto. Tutto molto bello!

 

I tuoi figli ed i tuoi nipoti, tutti in campo nella stessa squadra. Quest’anno nella Lumaka 19-20 si è sfiorato l’ein-plein. Che emozione è stata per te vederli in campo tutti insieme?

 

Fantastico: un quintetto Laganà / Romeo, e cosa vorresti di più, è stato un piacere vederli ed ammirarli, e poi è difficile non esaltarti  giocando con Luca e con quel diavolo di Marco che ha dispensato consigli e trucchetti a Fede e Gae. Chissà magari un giorno,  potrebbe esserci  starci un quintetto di famiglia.

 

Tanti anni sulla cresta dell’onda e campionati vinti in Calabria ed in Sicilia.Ti manca l’allenare team di vertice così come accaduto per tantissime volte?

 

 

Mi manca eccome, senza voler disdegnare ciò che ho fatto negli ultimi anni, vorrei tanto ritornare, come spero possa essere in un futuro prossimo.

 

Il basket di oggi conosce perfettamente ed ammira le giocate dei tuoi figli Gaetano e Federico. Che giocatore era, invece, Ciccio Romeo?

 

 

Io giocavo un po’ come Gaetano, magari non facevo tanti punti, ero un rompiscatole in difesa, mi buttavo su ogni pallone, correvo sempre e tanto, cercavo sempre di rubar palla.

 

Gli utenti di Rac si sono divertiti e si stanno divertendo tantissimo con i nostri sondaggi. Ti saresti aspettato la tua escalation straordinaria con un carico di voti e di attestazioni di stima?

 

Bello, è stata una gran bella iniziativa, cominciando con gli arbitri e via dicendo.

Sono contento dei tanti feedback, e ringrazio le persone che mi hanno votato, anche se devo dire che Milo mi ha fregato nel rush finale, proprio quando ero in vantaggio, avrà fatto qualche magata, mi sono trovato messenger bloccato e quindi non potevo inviare messaggi, ahahahaha, scherzo, complimenti a Milo.

 

Hai allenato con profitto e per tanto tempo a San Filippo del Mela.

Che differenze hai rilevato e rilevi tra il basket calabrese e quello isolano?

 

 

San Filippo del Mela, per me è una seconda casa, e di là lo sanno, sono stati anni fantastici, dove la squadra era una cosa sacra,  13 persone(I giocatori), due coach, un preparatore atletico, ed un gruppo dirigenziale, che sono andati per anni nella medesima, direzione, vi era non amicizia tra noi, ma qualcosa di più importante, basti pensare che tutt’ora siamo sempre in contatto, con Melone, Catanesi, Mobilia, Amendola, Cassisi, per non parlare dei due “stranieri” si fa per dire, accolti come se fossero a casa loro, Dominick Kos, che ogni volta scende giu(è fidanzato con una ragazza di Milazzo) passa da Reggio x stare qualche ora in compagnia, ed il buon Leo Coppola, il quale mi chiama Papà, ricordi favolosi ed indelebili.

Le differenze sono sostanziali, e principalmente a livello organizzativo, oltre che a livello economico, dall’altra sponda vi è (forse era) gente con voglia di investire, nonostante l’annoso problema parametri,  e poi le strutture presenti sul territorio siculo,  sono un tantinello più  attrezzate delle nostre, fatta eccezione per qualche eccellenza presente da noi, senza voler fare pubblicità.

 

Movimento e crisi dello stesso. Cosa è andato storto?

 

Il movimento è in crisi, e con ciò che è successo, questa crisi potrebbe rivelarsi letale, sta alla Federazione che negli ultimi anni è stata assente, cercare di dare linfa vitale affinché le società possano riprendere da dove hanno lasciato, è dura anzi durissima, però ci sono tanti ragazzi che hanno smesso di giocare, o giocano in categorie inferiori per colpa dei parametri, anche percheè non tutte le società si possono permettere di portare avanti un movimento giovanile, e creare giocatori utili per le prime squadre.

Però alla lunga la politica giovanile è quella che paga, proprio perché poi è bello vedere in campo una squadra formata da ragazzi provenienti dal proprio vivaio, quindi bisogna avere pazienza, magari perdere un paio di partite, ma investire le poche risorse di cui si è in possesso e con tanto  lavoro, alla fine il risultato arriverà

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