IL GRIDO DI SANDRO SANTORO:”LIBERATE LA VIOLA”

Una lettera ai tifosi ed alla Città. Parola del Capitano dei Capitani, Sandro Santoro, oggi uomo importante per Brescia in Serie A1 ma con il cuore sempre in nero-arancio.

 

Una lettera lunga ed intensa attraverso un messaggio vocale trasmesso sul network di Touring 104 proprio sulla pagina Facebook della Radio Tv Reggina. Abbiamo ritenuto opportuno trascrivere su Reggio a Canestro parola per parola le dichiarazioni , sincere ed importanti .

Il diktat del Capitano è chiaro”LIBERATE LA VIOLA”.

 

Vi riproponiamo in forma testuale, il sentito intervento del numero cinque della Viola

 

“Innanzitutto saluto i tifosi e gli appassionati della Viola e gli sportivi di Reggio Calabria che non agiscono con passività ma con partecipazione.

Viviamo l’ennesima situazione spiacevole che non ci lascia impassibili obbligandoci a fare valutazioni definitive su uno stato di cose che devono determinare una situazione vera per chiunque voglia rivedere la pallacanestro che conta nella città di Reggio Calabria.

Per questi motivi, lontano dal trovare a tutti costi un colpevole ma attribuendo agli attori che si sono susseguiti le rispettive responsabilità abbiamo bisogno di ripercorrere l’intera vicenda per individuare solo per aprirci alla prospettiva di inquadrare una situazione che blocchi il disagio e la frustrazione e soprattutto il dispiacere di numerosi appassionati.

E’ necessario andare con ordine analizzando le ultime gestioni che hanno partecipato all’attività.

 

Gestione Muscolino.

Un ciclo pluriennale composto da risultati sportivi apprezzabili e la conferma è stato il grande campionato della passata stagione culminato con una penalizzazione di 34 punti che ha vanificato gli sforzi di chiunque ha lavorato con qualità nonostante le numerose difficoltà di gestione.

E’ altrettanto vero gli sforzi economici della gestione Muscolino negli anni alla Viola sono stati notevoli: l’unica cosa che non gli si può sicuramente imputare è di aver fatto mancare linfa economica alla Viola.

Forse, se avesse accertato il controllo su alcune dinamiche di gestione che contraddistinguono la vita di una società sportiva di alto livello sarebbe stato un bene primario che avrebbe valorizzato i capitali profusi a beneficio della Viola e del suo futuro sportivo.

E’ però evidente che l’epilogo della sua gestione riferito alle note vicende legate alla fideiussione ed alla pesantissima penalizzazione sono la conferma che non ci si può limitare ad investire solamente somme economiche se poi non ci sono le condizioni per ottimizzarle senza lasciare spazio alle estemporaneità ma direi anche alla superficialità.

 

Chiunque abbia operato in questo periodo potrebbe apparire come il mostro al qualche dare la colpa.

Nessuno di noi, però, può giudicare se non conosce nel dettaglio le dinamiche interne che hanno delineato un percorso a discapito di un altro.

L’epilogo della passata stagione ha lasciato spazio all’altra soluzione, ovvero cedere la società a terzi.

 

Gestione Coppolino: Si è presentato come la soluzione alternativa non potendo esercitare il suo progetto nella sua Barcellona Pozzo di Gatto.

SI è scontrato con la dura realtà di una situazione poco chiara di una realtà rispetto alle sopraggiunte incombenze di PalaCalafiore e Pianeta Viola.

Si è proposto con grande entusiasmo con assoluta propositività ma con numerosi problemi che si sono susseguiti.

Con tutta franchezza, però, non sono convinto che, in assenza delle ultime criticità citate, PalaCalafiore e Pianeta Viola, la situazione potesse camminare serenamente solo perché i numeri comunicati non fossero reali.

Avere il quadro debitorio chiaro non vuol dire che sarà possibile onorarlo ma per lo meno sai cosa ti aspetta.

Affidarsi però, ad una buona e costante comunicazione, come è stato, è solo una parte del lavoro che purtroppo non paga i debiti e non onora i debiti verso i tesserati e non onora neanche lo sforzo dei tifosi.

Gestire la costante pressione mediatica per chi non è abituato a sostenerla credo che crei un senso di onnipotenza che allontana dai problemi reali e dalle proprie competenze ma su questo dirò qualcosa successivamente.

L’epilogo di questa gestione è stata la nomina di un liquidatore, dal quale sono nate le iniziative lodevoli del Comitato, del Trust e l’ipotesi di sponsorizzazione della Mood Project trasformatasi successivamente in una cessione di quote a terzi che facevano riferimento proprio alla Mood Project.

 

Mood Project 

Entriamo nella terza fase di gestione: L’arrivo di Mood Project viene accolto come l’opportunità delle opportunità ma sin da subito, anche in questo caso, viene vissuto con un disarmante distacco dalla realtà.

In ogni passaggio di quote da un soggetto all’altro, l’unica cosa che non puoi permetterti è di non avere risorse per far fronte agli impegni correnti gestendo la massa debitoria pregressa attraverso una pianificazione che non può consentire sbavature.

L’esempio di Gallo alla Reggina ne è l’emblema: è arrivato ed ha messo a posto le cose senza che mancassero i soldi, idee e competenza.

Questa dovrebbe essere la normalità: in questo caso invece, i passaggi non sono stati chiari e cristallini in modo da far pensare ad una situazione tutt’altro che sotto controllo anzi totalmente fuori da ogni ragionevole logica.

Ho incontrato più volte Alessandro Menniti, Andrea Gotti ma anche Giuseppe Lo Presti ma aldilà delle perplessità di Gotti ho avuto la perplessità che il progetto potesse partire proprio perché alle spalle di Mood c’era un consorzio che aveva visto nella Viola quell’opportunità di investimento che avrebbe prodotto in cambio visibilità positiva e prospettive di valorizzazione del piano industriale del Consorzio stesso cui Mood Project è o dovrebbe far parte.

 

Ma se risponde al vero che Roberto Marinsi sia ritirato prima di partire o che non ci sia mai stato, questo ha fatto si che il nuovo corso sia iniziato con una falsa partenza o con una salita ripida, impossibile da percorrere.

 

Il resto è storia: giustificarsi a mezzo social network, o Tv o Radio non risolve i problemi di urgenza ma li aggrava.

In questo caso l’esposizione mediatica porta a quel senso di onnipotenza citato pocanzi dove di mette nel cestino la realtà per affidarsi ad una realtà che non c’è e trascurando il rispetto che contraddistingue questa attività nei confronti di tesserati e tifosi.

 

Queste tre fasi sono le tre fasi che ho vissuto da tifosi ed appassionato attraverso le varie opportunità che mi sono capitate o che ho seguito volutamente perché per me l’interesse per la Viola è sempre molto alto, però, questo rappresenta un pò il problema.

 

Accanto al problema bisogna esprimere qualche riflessione: il mondo dello sport è molto affascinante ma ti espone a rischi impalpabili che ti travolgono solo quando ti hanno già travolto.

 

Spesso è l’organizzazione che mette al riparo dai rischi ed è la stessa che crea quella reputazione positiva che nello sport attrae tutto quello che sta attorno ad una società, dagli imprenditori, ai professionisti o al tifoso o l’appassionato.

 

Crea anche nelle Istituzioni, il presupposto per intervenire a supporto ed in questo sento di sposare a pieno alcune dichiarazioni di Coach Mecacci che, ha sempre ribadito la necessità di dare un’impronta societaria con delle persone che potessero essere in grado di sapere dove mettere le mani.

 

L’obbligo di una società sportiva è quello di creare una struttura prima di pensare al progetto ed alle cose che si vogliono realizzare: creare una struttura, però, significa creare ruoli e competenze.

La situazione di oggi non è altro che una situazione figlia delle annate dove si è creato il debito esistente che non ha nulla a che vedere con l’esigenza tipica o fisiologica delle società sportive e che impone una riflessione proprio sui ruoli che ti mettono a riparo dalle  condizioni, irreparabili come queste.

Bisogna conoscere le regole si, senza giudicarle: quando si partecipa a qualcosa bisognerebbe dare per scontato di conoscere le regole, giuste, migliorabili o sbagliate esse siano.

Si potrebbe pensare che magari quanto accaduto possa essere stato frutto di un disegno pianificato: io credo che sia stato frutto di una improvvisazione in buona fede che nulla ha che fare con la malafede più che altro con l’improvvisazione classica del “facciamo e poi vediamo”:

 

Visto il malessere della pallacanestro che non è solo un problema di Reggio Calabria è necessario specificare che è in dirittura d’arrivo la figura del dirigente di basket nella pallacanestro di oggi. Per esercitare il proprio ruolo in una società sportiva , il soggetto deve avere un titolo per esercitarlo. Parlo dei ruolo dl Direttore Sportivo, General Manager, Team Manager ed addirittura del Direttore Marketing,una figura che capitalizza tutti gli sforzi e le attività che ci sono in una società di alto livello.

 

E’ anche vero che, senza soldi tutto questo non alcun valore.

E’ anche vero che quando ci sono vanno gestiti meglio e se sono pochi non vanno sprecati.

I social network non sono l’ambito in cui discutere di ciò o l’ambito dove parlare di ciò che non è andato, sono l’ambito in cui discutere può essere molto pericoloso.

Sono l’ambito dove si verifica la bontà del lavoro svolto e le proposte che ogni società vuole prospettare a chi poi deve gradire per poi poter venire o meno al Palazzo.

Anche in questo, però, ci vuole lo spessore culturale e mentale per leggere tutto, rispondere con i fatti ed evitare che le parole se le porti via il vento e credo sia una priorità che nello sport contraddistingue la differenza tra il concreto e l’astratto e tra i risultati e la mancanza degli stessi.

 

I fatti corrispondono sempre ai risultati e nessuno può  far nulla per controverli.

A parole si può dire tutto ma nello sport non ci sono scorciatoie, se vinci sei bravo, se vinci stati creando un progetto positivo e la gente ci crede molto più facilmente.

 

Analizzando il problema, bisogna, per forza di cose intravedere una soluzione.

Parlare sempre del problema di allontana dalla soluzione facendo tesoro delle delusioni continue.

 

La realtà è che le delusioni che si sono susseguite in questi anni corrispondono al problema odierno.

Se è vero che adesso c’è un’opportunità, la sforzo di tutti deve essere quello che porti verso l’unica soluzione che porta tre ipotesi: la mia soluzione, la mia soluzione e la soluzione giusta.

Sono tre ipotesi che mai come in questo caso possono e devono coincidere nell’interesse dell’unico nome, quello della Viola.

 

Ci sono tre punti essenziali che vanno assolutamente onorati in questo momento critico.

 

Il silenzio di chi ha operato deve essere il primo passo.

Il silenzio è un’operazione che va portata avanti con altri mezzi perché in questi casi è meglio un silenzio sensato che parole senza senso ed è consigliabile proprio parlare solo quando si è sicuri che quel che si ha da dire abbia senso molto più che il tacere.

 

Avrei voluto consigliare ad Alessandro Menniti dopo l’esclusione dal PlayOff queste parole che voglio citare perché son convinto che lui le avrebbe volute dire: lui è stato assalito dalla rabbia, dall’orgoglio e da tutto quello che una persona umana, qualsiasi può provare attraverso anche delle reazioni scomposte.

Ma le parole che avrebbe potuto dire, e son convinto che su questo sarebbe stato d’accorso sono queste.

 

Avrebbe dovuto dire: abbiamo seguito per qualche mese il sogno di consegnare alla Viola un futuro certo ed una continuità ma l’accavallarsi di situazioni sempre più complicate e difficili da risolvere hanno fortemente condizionato i nostri sogni ed i nostri desideri.

Abbiamo sbagliato nelle valutazioni, nell’operatività condizionata nelle difficoltà ma vi garantisco che ci abbiamo messo tutto l’impegno possibile.

Non ci siamo riusciti, di questo siamo responsabili e chiediamo scusa a tutti quelli che avevano riposto speranze e fiducia ma la Viola non finirà così.

La Viola risorgerà dalla passione di coloro che la portano nel cuore.

 

Queste sarebbero state le parole giuste a cui a cui doveva seguire un doveroso silenzio e sono sicuro che sarebbero state parole giuste.

Queste parole sarebbero state più importanti di qualsiasi gesto perché sono convinto che Reggio Calabria non tollera è la mancanza di umiltà nel gestire una delusione ed avrebbe ancora oggi valore perché altrimenti il tempo sarebbe scaduto prima di quando è accaduto.

 

Di questo coraggio, dobbiamo dargliene atto: lui nel momento in cui è arrivato ha sicuramente allungato la vita alla Viola.

Tutto quello che è successo non è giustificabile ma è la realtà dei fatti perché nel momento in cui non ci fosse stato in subentro di Mood o comunque in blocco di quella sponsorizzazione per motivi procedurali o amministrativi  avrebbe causato la fine della Viola ancora prima.

 

Nello sport, va detto, più tempo hai più speranza puoi avere per continuare.

 

Lo sport funziona così, le cose possono mutare da un momento all’altro ed allungarsi il tempo può essere una possibile soluzione: oggi tutto questo non trova riscontro.

 

Il secondo punto: bisognerà valutare come risolvere il problema regolamentare il problema che vieta l’insediamento di nuove realtà sportive in un luogo in cui esisto situazioni debitorie di tesserati, altrimenti per i prossimi tre anni nulla o molto poco sarà possibile per creare un nuovo progetto di basket a Reggio Calabria.

 

Questo potrebbe essere il vero problema anche se aprirebbe un serio processo di riflessione in cui magari si potrà lavorare con i giovani: unico antidoto per una profonda delusione come questa.

 

Terzo punto, fatta salva l’essenzialità dei primi due, oggi, occorre chiudere questo ciclo sportivo.

Da grande appassionato di questa Viola che ha preso il cuore di tantissimi sportivi chiedo a tutti coloro che ne sono stati coinvolti dal punto di vista sportivo, chiedo solo una cosa:LIBERATELA.

 

Lasciate che possa rinascere nei modi che il tempo le consentirà di fare ma lontano da questa sofferenza che non rende onore a chiunque abbia fatto qualcosa per sostenerla o salvarla.

 

Fate in modo che la Viola ritrovi la luce nel il modo  più naturale possibile e senza la preoccupazione che non possa farcela significherebbe continuare a sbagliare.

La Viola porta con se un senso di immortalità che le consentirà di rialzarsi nel tempo che ci vorrà.

Solo il tempo le darà le risposte che sta cercando.

Lei sa bene che il tempo e la pazienza danno di più della potenza e della rabbia (link dell’intervista).

 

Concludo ringraziando giocatori, allenatori che si sono susseguiti in questi anni di grande difficoltà.

Mi viene in mente la squadra della passata stagione: commovente sotto ogni profilo, Coach Calvani che ha fatto veramente un lavoro davvero impressionante ma giusto per tornare ai giorni nostri credo che Matteo Mecacci ed i ragazzi di quest’anno, uniti ai dirigenti che si sono sacrificati vadano ringraziati dal primo all’ultimo.

Ringraziati perché è davvero raro per chi respira l’aria del professionismo, come nel mio caso,quello della serie A, giocare in questo stato di difficoltà è pressoché impossibile.

 

Giocare in queste condizioni trasportati dalla magia del nome Viola che per chiunque arrivi a Reggio sembra possa mettere da parte ogni difficoltà fino al raggiungimento dell’obiettivo, credo che loro ci abbiano messo veramente qualcosa di spettacolare.

 

Qualcosa che secondo me ha bisogna di essere esaltato e ricordato.

 

Il Coach è riuscito anche nelle difficoltà nel mantenere tutto compatto. E’ un qualcosa che rimarrà nel cuore di chiunque ami la Viola.

 

Credeteci tutti per un semplice motivo: qui non si muore mai”.

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