Kobe e Ginobili, da Reggio Calabria al mondo

Il basket è da sempre uno degli sport più praticati in Italia e la sua fama va quasi alla pari con quella del calcio, spesso più commerciale e sicuramente un prodotto più vendibile. Tuttavia, la passione per la palla a spicchi in Italia è una realtà e si appresta a vivere, finalmente, giornate mondiali grazie all’imminente kèrmesse cinese. La tradizione cestistica italiana, vive principalmente di alcune realtà del Nord del paese, parte nella quale esistono più possibilità di giocare a livello federato e si è radicata passo dopo passo al Sud riscontrando difficoltà specialmente economiche e gestionali più che sportive e passionali. Possiamo tranquillamente affermare che nella regione Calabria l’amore per la palla a spicchi è di quelli importanti, importanti nonostante tutto.

In pochi sono indifferenti al basket nelle regioni del Sud Italia e in particolare la città di Reggio Calabria può contare su una delle realtà più edificanti di questo sport pronti a rimanere in piedi nonostante gli accadimenti degli ultimi anni. Stiamo parlando, ovviamente, della Viola Reggio Calabria, una squadra nella quale ha debuttato in Europa un certo Manuel Ginobili, uno dei giocatori di pallacanestro più forti ed impattanti di sempre. In Calabria, tuttavia, ha vissuto anche un altro fenomeno del basket mondiale, quel Kobe Bryant che dai 6 ai 13 anni visse in Italia, giocando al minibasket con la canotta dei reggini prima di trasferirsi a Rieti,Pistoia e Reggio Emilia, squadre dove giocava il padre “Jelly Bean”, stella degli anni 80 anche tra I pro. Insomma, due dei più grandi giocatori di sempre del basket mondiale devono qualcosa a Reggio Calabria.

Kobe, l’italiano

Joe Bryant, nato a Philadelphia nel 1954,detto Jelly Bean, dopo le parentesi a stelle e strisce aveva cercato gloria nel basket italiano, portandosi dietro la famiglia, la bellissima moglie Pamela e l’intera prole. Il piccolo Kobe, che fin da subito volle seguire le orme del padre, prometteva già bene quando giocava a Reggio Calabria dimostrando un attaccamento quasi “morboso” per la palla a spicci. Il Black Mamba stesso ha ammesso tempo fa in un’intervista che avere iniziato a giocare a basket in Italia ha rappresentato un vantaggio per la sua carriera. Questo soprattutto perché in Italia, così come in tutta l’Europa, si predilige l’aspetto tattico, oltre che lo studio e l’allenamento dei fondamentali, qualcosa di importante per fare da base a un enorme talento come quello di Kobe, il quale appena tornato in patria fece capire subito di avere i mezzi per realizzare un percorso cestistico strepitoso, migliorando i risultati del padre. Un bagaglio tecnico importante per un fenomeno capace in futuro di vincere cinque titoli NBA con i Los Angeles Lakers, squadra nella quale fu compagno di Shaquille O’Neal, con il quale visse un rapporto di amore e odio ma portò a casa tre anelli. Con Shaq, Kobe condivise anche lo spogliatoio del Dream Team, la squadra della nazionale USA, con la quale avrebbe vinto poi due titoli olimpici di seguito (quello del 2008 e del 2012) da assoluto protagonista. Per molti Kobe fu il cestista che più si avvicinò a Michael Jordan per il modo di giocare, sebbene non riuscì mai a portare a casa con la nazionale un titolo del campionato del mondo, competizione la cui prossima edizione vede gli USA come favoriti assoluti secondo le principali scommesse sportive con una quota di 1,50 il 20 agosto. Abile nel palleggio, nell’arresto e tiro e dotato di un senso di gioco fuori dal comune, Bryant vanta il secondo record di sempre di punti in una partita, ossia 81, realizzato contro Toronto nel 2006 e dietro solamente a quello storico dei 100 siglati da Wilt Chamberlain.

Manu, il fenomeno di Bahia BlancaArrivato dall’Argentina come un signor nessuno, scovato da Gaetano Gebbia, Manu Ginobili era stato una delle principali scommesse della Viola Reggio Calabria nella stagione 1998-99. A soli ventunanni il mancino nativo di Bahia Blanca prendeva però per mano la squadra calabrese, mettendo a referto 933 punti in 53 incontri ufficiali, portando la compagine calabrese a sfiorare la semifinale nella sua seconda e ultima stagione, prima di approdare alla Virtus Bologna(memorabile la sua serie PlayOff contro le V). La sua carriera avrebbe preso il volo nel 2002, quando i San Antonio Spurs lo scelsero nel draft(anche li da perfetto sconosciuto con tanto di cognome stopiato dal Commissioner) e iniziarono a formarlo come uno dei migliori sesti uomini di sempre. Il tecnico degli Spurs Greg Popovich, con il quale ha sempre avuto un ottimo rapporto, ha detto di lui: “È uno dei giocatori più competitivi di sempre”, volendone incensare il carattere deciso e la dedizione al lavoro. Grazie al suo talento, oltre a quello di altri suoi compatrioti, l’Argentina vinse l’oro all’Olimpiade del 2004 ad Atene avendo ragione di una nazionale italiana arrivata fin lì dopo grandi prestazioni. In quel torneo Ginobili segnò un canestro decisivo contro la Serbia con un movimento quasi impossibile che allo scadere diede una qualificazione quasi insperata ai suoi, dimostrando a tutti di essere ormai un fenomeno di livello planetario. Vincitore di uno Scudetto in Italia con la Virtus Bologna, Ginobili imparò poi a trionfare anche nella più esigente NBA, campionato nel quale ha conquistato ben quattro anelli, l’ultimo dei quali nel 2014 dopo una stagione strepitosa nella quale realizzò una media di 14,3 punti a partita nella fase a playoff. Mancino e dotato di un’agilità strepitosa, Manu non solo spiccava per la sua sapienza tattica ma era anche capace di inventarsi punti impossibili, facendo leva su un gioco di gambe e su un tempismo fuori dalla norma. Manu non è più tornato in Calabria dagli anni 2000: in tanti, complice il suo ritiro avvenuto ormai un anno fa non vedono l’ora di riabbracciarlo anche in terra di Calabroa.

Reggio Calabria si può dunque definire un gran trampolino per il basket mondiale. Ormai tristemente lontana dal basket d’elite, resterà però per sempre una realtà importante e prestigiosa aspettando in un terremoto, questa volta positivo e dominante.

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