NBA:SHUMPERT E L’ANEDDOTO SU KOBE

Iman Asante Shumpert è un giocatore Nba.

Trent’anni da compiere, un passato al College a Georgia Tech, università che accolse il grande Brian Oliver(l’ex Viola componeva con Anderson e Dennis Scott i famosissimi Letal Wheapon Three) ed ha giocato in Nba tra Nel York,Cavs,Sacramento, Houston e Nets.

Riavvolgiamo il nastro: era il 10 febbraio 2012. I Los Angeles Lakers di Kobe Bryant arrivano a New York per giocare al Madison Square Garden contro i New York Knicks di un giovanissimo Iman Shumpert. Il nativo dell’Illinois ricorda perfettamente come andò quella partita in cui si ritrovò a marcare uno dei mostri sacri della storia NBA. Shumpert ha raccontato ad una radio statunitense come cercò di limitare Kobe:

“Mi ricordo di avergli rubato un paio di volte il pallone e già nel terzo quarto nella mia testa mi dicevo: ‘Quando ne parlerò a mio fratello gli ricorderò di quando ho rubato il pallone, di come glielo ho strappato prima che tirasse, di come sono andato a canestro contro di lui e ho schiacciato’. Non stavo pensando ad altro, ero carichissimo, quasi un’esperienza extracorporea: eravamo al Garden, la gente impazzita, avevo su le mie scarpe personalizzate, c’era la Linsanity…”.

“Poi è cominciato il quarto periodo, Kobe mi si è avvicinato e mi ha detto: ‘Hai giocato bene oggi, giovane’. Io ci sono rimasto. Ho guardato il cronometro e ho detto: ‘Mancano 12 minuti, di cosa stai parlando? Non hai detto niente per tutta la partita!’. Io invece non ero mai stato zitto un secondo, gli ho detto di tutto quando gli ho rubato il pallone. Lui niente. Poi è cominciato il quarto periodo: finta, finta, palla al tabellone, passaggio in angolo al volo e canestro. Io ci sono rimasto tipo: ‘Bro ma ti sei acceso? Eri stato tranquillo per tutta la partita!’. Poi è andato in uno dei suoi posti preferiti e ha fatto un altro canestro, poi ha segnato da tre in controtempo costringendoci a chiamare timeout quando pensavamo di aver già vinto. Sono tornato in panchina, ho guardato Mike D’Antoni e gli ho detto ‘Non so cosa farci, ci ho provato’”

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