NON CI SARA’ MAI PIU’ UN ALTRO MANU GINOBILI

di Nino Romeo –  Vi raccontiamo la favola del più grande sportivo della storia argentina.

Una storia cestistica lunga (almeno) 23 anni che lo ha consacrato come uno dei più grandi sportivi mondiali e, senza dubbio, almeno per i risultati ottenuti sul parquet, come il più grande “non americano” ad aver calcato i parquet della NBA.

Molti a Reggio Calabria ricordano le annate 1998/1999 e 1999/2000 durante le quali Manu fece intravedere parte dell’immenso talento che lo avrebbe portato a vincere tutto ciò che un giocatore possa mai sognare quando inizia a giocare a pallacanestro. La storia di Manu, però, inizia qualche anno prima.

Riviviamola insieme, grazie anche al meraviglioso racconto tratto dal libro “Manu, El Héroe” di Diego Morini, che ringraziamo per la gentile e speciale concessione a Reggioacanestro.

Tutto inizia nell’Agosto 1995.

Coach Oscar Sanchez, detto El Huevo, propone al 18enne Ginobili, cresciuto nel Bahiense del Norte, di giocare nella Liga Nazionale per l’Andino La Rioja, a 1300 km da Bahia Blanca, sua città natale; fu difficile convincere mamma Raquel, che alla fine però diede l’ok con la promessa che Manu avrebbe comunque terminato la scuola secondaria; l’effettivo completamento degli studi, però, rimase un mistero, anche per mamma Raquel: “Credo che abbia terminato gli studi ma la verità è che non lo sapremo mai”.

Nel roster dell’Andino Manu era la terza opzione nel ruolo dopo Kenny Simpson e Gustavo Oroná. Simpson fu sostituito poi a metà stagione da Brian Shorter (che Manu ritroverà nel 1999 nella Viola Reggio Calabria).

Il debutto ufficiale nella Liga Argentina avvenne il 29 Settembre 1995, l’Andino giocava in trasferta contro il Penarol a Mar del Plata. Il Penarol stava vincendo largamente quando coach Sanchez decise di far entrare Manu urlandogli: “Dai Sepo, chiedi il cambio ed entra”, confondendolo con suo fratello Sebastian. Debutto notevole per Manu, con 9 punti frutto di tre triple. Seguirono tante gare in panchina, poi, nella seconda parte di stagione, con l’arrivo di Shorter, che occupava un ruolo diverso rispetto a Simpson, Manu divenne la seconda scelta dietro Oroná. Cominciò a giocare più minuti ed ottenne a fine stagione il premio come miglior esordiente, collezionando 26 presenze in 51 gare. Iniziò così a farsi notare dai media che fino a quel momento lo avevano totalmente ignorato. La stagione si concluse con l’eliminazione in semifinale dell’Andino per mano dell’Atenas de Cordoba.

Nell’estate 1996, a 19 anni, arrivò la prima convocazione nella pre-selezione Argentina under 21. Coach Ruben Magnano lo chiamò per la preparazione al torneo sudamericano under 21 che si giocava a Vitoria (Brasile). Il suo compagno di stanza? Un certo Luis Scola, allora 16enne, che aveva già bruciato tutte le tappe e due anni dopo si sarebbe trasferito in Spagna, prima a Gijón e poi, per sette stagioni, al Tau Vitoria.

Nella stagione successiva Manu sperava di tornare a casa a Bahia Blanca per giocare nell’Estudiantes. L’Andino, però, era fortemente intenzionato a sfruttare un’opzione di acquisto dal Bahiense del Norte per confermarlo in squadra e minacciò addirittura un’azione legale per trattenerlo a La Rioja. Intervenne allora papà Jorge (Yuyo) con molta fermezza: “All’Andino non giocherà più; o Estudiantes o nessun’altra squadra”.

Fu così che Manu tornò a Bahia Blanca per vestire la maglia della squadra della sua città.

Il debutto con l’Estudiantes non fu dei migliori e con coach Carlos Boismené i rapporti non erano idilliaci. A fine Dicembre, però, arrivò il cambio di allenatore ed ecco coach Daniel “Zeta” Rodriguez, che diede immediatamente spazio e continuità a Manu, promuovendolo addirittura a leader della squadra. Dai 5 punti a partita nell’Andino si passò ai 16 di media nell’Estudiantes; dopo aver rischiato la retrocessione la squadra risalì la classifica e terminò ottava, perdendo nei quarti di finale contro l’Atenas de Cordoba.

A Gennaio 1997 arrivò la prima convocazione all’All Star Game di Mar del Plata nella gara tra le promesse, ovviamente conclusa da MVP per il Narigón. Il 21 Maggio 1997 è ancora Estudiantes-Atenas de Cordoba… un’avversaria che rappresenta una “costante” ed una vera “bestia nera” nella prima parte di carriera del giovane Manu. Quella sera Ginobili realizza 38 punti (le gare duravano 48 minuti e non 40) e risulta immarcabile; non lo fermò nè Hector Campana nè Leandro Palladino (anche lui volto noto della Viola Reggio Calabria nel 2000/2001).

La consacrazione in patria arrivò nella stagione 1997/1998, sempre all’Estudiantes di Bahia Blanca, con in squadra suo fratello Sebastian.

Nella prima gara stagionale Manu realizza 35 punti e conduce l’Estudiantes alla vittoria. Mortifero sul perimetro, incontenibile nell’uno contro uno: quando voleva il canestro non c’era alcun modo per fermarlo. Durante la stagione l’Estudiantes incrociò il Deportivo Roca, allenato da Oscar Sanchez, il suo ex coach dell’Andino.

Ginobili iniziò alla grande, Sanchez chiamò subito un timeout urlando ai suoi: “Lasciategli spazio sulla mano destra, è mancino, se lo fate andare a destra va in difficoltà“. Sfortunatamente, per Sanchez, Manu era già rientrato sul parquet ed ascoltò l’indicazione con cui il suo ex allenatore era convinto di poterlo fermare. Nell’azione successiva Ginobili attaccò con violenza lo spazio a destra, schiacciando in maniera devastante e si rivolse subito a Sanchez: “Continua a darmi spazio sulla mano destra“.

Nel Settembre 1997, all’età di 20 anni, durante una trasferta a San Nicolás (l’Estudiantes affrontava il Regatas), Manu conosce quella che sarà la donna della sua vita: Marianela Oroño. Come si conoscono? Grazie ad Elizabeth, moglie di Sergio “Oveja” Hernandez, all’epoca coach del Regatas. Gli Hernandez sono originari di Bahia Blanca e conoscono molto bene i Ginobili; Marianela, allora 16enne, è figlia di Luis Oroño, giocatore e poi allenatore. La famiglia Oroño è molto legata agli Hernandez e Marianela trascorre gran parte del suo tempo a casa loro; quando Manu arriva a San Nicolás, Elizabeth (Lichi) organizza il primo incontro tra i due, invitando Manu e Sepo a bere un mate a casa, dove c’è anche Marianela. Da quel momento in poi i contatti continuano e nulla scalfirà il rapporto meraviglioso tra i due.

Un piccolo screzio tra i due, a dire il vero, lo generò il “nostro” Pasquale Favano qualche anno dopo. Favano contattò Ginobili al telefono e rispose Marianela, che si presentò come “la fidanzata di Manu”. Pasquale, con tono assolutamente scherzoso, replicò: “Quale delle tante fidanzate?“. Many, purtroppo, non colse subito lo scherzo e furono guai per Manu, che si lamentò subito con Favano: “Vuoi farmi lasciare con la mia ragazza?“, tuonò. Ma tutto si risolse poi senza problemi.

Tornando ai primi anni in Argentina, le gare con oltre 30 punti di media per Manu non si contavano più; era evidente che aveva raggiunto un livello inavvicinabile per chiunque altro nella Liga. L’Estudiantes raggiunse la fase finale del campionato; prima dell’inizio dei playoffs, però, fu organizzata un’amichevole tra Estudiantes e Quilmes e fu scelta come sede Bahiense del Norte, casa di Manu.

Clima talmente di festa che si riuscì a convincere anche mamma Raquel ad assistere per la prima volta ad una gara del figlio. Per Manu, però, non c’erano “amichevoli”. Iniziò la gara con la solita determinazione ed atletismo fuori dalla norma; durante un’azione attaccò lo spazio andando a schiacciare con violenza ma mentre era attaccato all’anello fu involontariamente urtato da Diego Cavaco (ala del Quilmes), perse l’equilibrio e cadde sul parquet sbattendo la testa. Ambulanza e via d’urgenza all’ortopedico.

Il giorno dopo fu dimesso ma gli dissero che per dieci giorni non avrebbe potuto giocare. Stop ovviamente impossibile da sopportare per uno come Ginobili, che il giorno dopo era già sul parquet ad allenarsi e recuperò senza problemi per i playoffs.

Giocò i playoffs con il rendimento di un “americano”, l’Estudiantes aveva solo Stacey Williams come straniero. Quarti di finale contro l’Andino La Rioja e 41 punti per Ginobili che porta l’Estudiantes in semifinale.

Il prossimo avversario? Neanche a dirlo… l’Atenas de Cordoba, che quell’anno era una corazzata: 3-0 nella serie ed eliminazione per l’Estudiantes di Manu, che è costretto ad arrendersi per la terza volta consecutiva contro l’Atenas e termina la stagione con 25 punti di media ricevendo il premio come “giocatore più migliorato”.

L’Atenas cercò di ingaggiarlo per la stagione successiva ma Manu aveva già deciso di alzare l’asticella per andare a giocare in Europa, più precisamente in Italia, a Reggio Calabria.

E’ coach Gaetano Gebbia a portarlo a Reggio grazie alle referenze avute anche da Hugo Sconochini ed Jorge Rifatti, che lo stesso Gebbia portò in Italia nel 1990. Manu è il terzo argentino a vestire la maglia della Viola; negli anni successivi a Reggio Calabria arriveranno altri 18 argentini. La Viola diventerà così una delle squadre di pallacanestro più note in Argentina.

Prima di volare a Reggio, però, nell’estate 1998, Manu gioca il suo primo mondiale in Grecia con la maglia della nazionale argentina, a 21 anni. Il suo compagno di stanza è Hugo Sconochini che gli parla benissimo della città e della società, guidata da Santo Versace. Manu gioca 6 partite su 9 in Grecia e nella penultima gara contro la Spagna realizza 13 punti in 28 minuti sul parquet. L’Argentina finisce ottava.

Dopo una tappa turistica in Spagna, Manu arriva a Reggio Calabria e vive al Centro Sportivo “Massimo Mazzetto” del rione Modena. I tifosi vedono in lui l’erede di Hugo Sconochini, che ha lasciato un ricordo indelebile in riva allo Stretto in maglia Panasonic.

Le prime impressioni di tifosi ed addetti ai lavori, però, sono forse un po’ affrettate: “E’ molto atletico ma Sconochini era un’altra cosa”. Da lì a qualche mese le opinioni cambieranno, e non di poco.

L’esordio di Ginobili, il 3 Settembre 1998, è straordinario: 32 punti contro la Bini Viaggi Livorno nella gara di ritorno di Coppa Italia e passaggio del turno grazie alla differenza canestri. Agli ottavi di Coppa, però, che si giocano il 6 e 10 Settembre 1998 i neroarancio vengono eliminati dalla Kinder Bologna, allora campione d’Italia. Il 27 Settembre 1998 inizia il campionato di A2 con la Viola tra le aspiranti alla promozione. Nella prima gara a Biella Manu realizza 16 punti in 30 minuti; a Pentimele, invece, nell’esordio casalingo in campionato Ginobili scrive 31 con 11/12 da due contro Forlì.

Alla sosta per l’All Star Game Montecatini è in fuga, la Viola è quarta a 4 punti di distanza, al termine del girone d’andata i neroarancio sono secondi insieme a Scavolini e Livorno, sempre a 4 punti di distanza dalla capolista Montecatini. Dopo un periodo no, poco brillante anche per Manu e con qualche sconfitta di troppo, la squadra si rialza grazie anche ai due americani: Brent Scott e Brian Oliver, un autentico lusso per la A2. Si arriva alla “fase ad orologio” che la Viola inizia con una sconfitta a Montecatini ed una in casa contro Trieste in cui Manu segna 21 punti. Montecatini vola in A1, la Viola chiude al terzo posto: la Viola, in semifinale, affronterà Ragusa che ha eliminato Jesi ed incrocierà la vincente tra Scavolini e Biella.

La serie contro Ragusa viene subito chiusa sul 3-0 per i reggini guidati da un autentico show di Manu Ginobili che realizza 18 punti in gara 1 a Reggio e 28 in gara 2 a Ragusa. Manu fa impazzire i suoi tifosi in gara 3 a Pentimele con 27 punti e 38 di valutazione: è finale contro la Fila Biella.

Gara 1 il 16 Maggio 1999 a Reggio Calabria: la gara è difficile, il primo tempo si chiude con Biella avanti di 11 ma un Pentimele strapieno trascina letteralmente la Viola al successo per 89-82 con 28 punti di Brian Oliver e 14 punti di Ginobili. Dopo la sofferta vittoria in casa si teme una gara difficilissima a Biella ma i neroarancio sfoderano una gara perfetta: 74-95 con 28 punti di Brent Scott, 24 di Brian Oliver e 23 di Ginobili.

Il 23 Maggio 1999 è una data indimenticabile: 8500 spettatori a Pentimele per la decisiva gara 3. Biella, però, reagisce e chiude ancora una volta il primo tempo avanti di 11. Manu si scatena e chiude con 29 punti prima di essere costretto ad uscire per raggiunto limite di falli. La Viola non si lascia però sfuggire la vittoria che arriva dopo un tempo supplementare: è festa grande. Reggio Calabria torna in A1.

Nell’estate 1999 Manu gioca ancora numerosi tornei con la Nazionale mentre a Reggio arrivano Alejandro Montecchia e Brian Shorter (ex compagno di Manu all’Andino). Draft NBA 1999 : il 30 Giugno 1999, all’MCI Center di Washington D.C., Manu Ginobili viene scelto dai San Antonio Spurs al secondo giro col numero 57. Al secondo giro c’è il vice commissioner NBA (Rass Grenick) a cui danno un foglio scritto a mano: la pronuncia è rivedibile… “Immàniuel Ginobìli” .

Nel 1999 i San Antonio Spurs avevano vinto il titolo NBA; l’ordine che arrivava dall’alto era “Qui non si cambia niente“. La squadra sta facendo bene e non si cambia niente. Questo permette ai dirigenti di fare un draft buttando lì un nome che sapevano non avrebbero preso nella stagione successiva.

La storia racconta che a suggerire fortemente il nome di Manu ad R.C. Buford furono Flavio Tranquillo e Federico Buffa durante le finali NBA 1999 e, nello specifico, durante una cena al ristorante “Mi Tierra” di San Antonio.

Nella stagione 1999/2000 Brian Oliver e Manu Ginobili sono i principali terminali offensivi della Viola che affronta la serie A1. L’esordio a Roma, però, è da dimenticare: sconfitta e soli 8 punti per Manu. In casa, però, è un’altra storia: si gioca a Pentimele, in diretta tv contro la Kinder Bologna di Danilovic, Rigaudeau e coach Ettore Messina: Ginobili realizza 23 punti e la Viola vince 77-75.

La squadra di coach Gaetano Gebbia non è una corazzata ma ha tantissimo talento: Ginobili con accanto Montecchia ed Oliver esplode in tutto il suo enorme potenziale. La Viola vola e Ginobili viene convocato per l’All Star Game e realizza 13 punti (con 3/4 da tre), secondo miglior marcatore dopo Danilovic (14), in una gara che vede gli All Stars sconfitti dalla Nazionale italiana.

Alla ripresa del campionato arriva una straordinaria vittoria a Imola che si conclude con una vittoria per 99-101 con 25 punti di Manu. I neroarancio si qualificano alla fase finale di Coppa Italia che si gioca proprio a Reggio Calabria; per la Viola non c’è però nulla da fare contro la Kinder Bologna di Danilovic che spazza via i reggini.

Manifestazione che rimarrà comunque nella storia della Viola ed anche in quella di Manu Ginobili che rompe un tabellone con una schiacciata, costringendo Pasquale Favano ad un autentico miracolo in diretta tv per riparare in tempi strettissimi il tabellone del Pentimele.

Si torna a pensare al campionato ed i reggini, trascinati da Montecchia e Ginobili, raggiungono i playoffs. Il primo turno è contro i Roosters di Varese. Il 13 Aprile 2000 gara 1 a Reggio Calabria e la Viola vince 75-63 con 21 punti di Ginobili e 19 di Montecchia. Gara 2 a Varese è straordinaria: Manu realizza 31 punti con 5/8 da tre ma la Viola esce sconfitta per 81-79. La gara decisiva si gioca a Reggio Calabria il 19 Aprile 2000: Varese inizia forte trascinata da Meneghin e Pozzecco ma Ginobili ne ha più di tutti: 25 punti, vittoria e quarti di finale contro la Kinder Bologna.

Quella contro la Kinder di Danilovic e coach Messina è una serie memorabile. Gara 1 e gara 2 vengono vinte dalla Virtus ma contro la Viola a Reggio non si passa ed è parità: 2-2. Ginobili segna 22 punti con 10 assist in gara 4 e porta la Viola a gara-5 con la matematica qualificazione alla coppa Korac. Si torna a Bologna ma la Viola deve giocare senza Montecchia, infortunato. Infortunio che si rileverà pesantissimo per i reggini. Non c’è nulla da fare per i neroarancio che cadono contro la Virtus per 61-43 nonostane i 18 punti di Ginobili e vengono eliminati dai playoffs.

Sfuma così il sogno “semifinale scudetto” ed il 3 Maggio 2000 si chiude, quindi, il campionato della Viola, che, pur sconfitta in gara 5, tocca comunque il punto più alto della sua storia, con coach Gaetano Gebbia al timone e grazie anche a Manu Ginobili.

La serie playoffs contro la Kinder segnerà comunque un punto importante nella carriera di Manu Ginobili, che, dopo la conclusione della stagione, per la seconda volta in carriera, alza ancora l’asticella delle sue aspirazioni. Dopo essersi consultato ancora una volta con Hugo Sconochini, che milita proprio nella Virtus, Manu lascia la Viola e vola a Bologna nella Kinder che con una campagna acquisti incredibile vuole puntare dritta allo scudetto dopo la vittoria del campionato da parte della rivale Fortitudo. L’11 Luglio 2000 Manu viene presentato alla Virtus, squadra nella quale vincerà scudetto ed Eurolega, dominando in lungo ed in largo in Italia ed in Europa, prima di approdare ai San Antonio Spurs e scrivere la storia del club del Texas.

Il prossimo passo? L’ingresso nella Hall of Fame a Springfield !!!

“Alzare sempre l’asticella”. E’ il comandamento che Manu ha seguito in tutta la sua carriera, con grandissima umiltà ed un talento, soprattutto atletico, ineguagliabile.

 

Non ci sarà un altro Manu Ginobili, così come non ci sarà un altro Maradona.

Grazie Manu, grazie di tutto !!!

Nino Romeo per ReggioaCanestro.com

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