PAOLO LEONARDI DAL POLLINO:”IL PLAYOFF SAREBBE STATO PIU’ CHE EMOZIONANTE”

Parla il lungo del Pollino. L’atleta ha terminato la sua stagione con la super schiacciata durante la sfida in casa della Dierre ed oggi, non vede l’ora di ritornare sul parquet.Il mio quintetto ideale della D? Catanoso – Russo F – Vazzana – Ripepi – Sant’Ambrogio.

Se ti dovessero dire, il Covid è finito, si ritorna in scena per concludere il campionato cosa diresti?

Dato per assodato che il virus sia sparito e non ci sia rischio contagio, che si alzi il sipario!  La voglia di riprendere a giocare è sicuramente tanta, specie per come si è interrotta così bruscamente lasciando tutti un po’ inermi.

Anche se i tempi così dilatati e l’arrivo del caldo, renderebbero il prosieguo sicuramente complicato.

Non sapremo mai chi sarebbe andato fino in fondo in una super appassionante fase ad orologio e susseguente fase PlayOff. Esito impronosticabile a tuo avviso?

Credo che i play off li avremmo giocati noi, Gioia, Dierre e Stingers e. Sarebbe stata una serie davvero emozionante ed assolutamente imprevedibile. Le prime quattro avrebbero dato vita a partite molto equilibrate fino all’ultimo minuto, come hanno del resto dimostrato i match disputati durante il corso della stagione. Quindi indovinare il vincitore è quasi impossibile, ma forse Dierre sarebbe partita con i favori del pronostico. Erano già molto competitivi prima, gli innesti di Ripepi e Romeo hanno sicuramente arricchito il roster.

Il tuo quintetto ideale del campionato di Serie D, Pollinei esclusi?

Ci sono tantissimi giocatori di valore nel torneo, quindi scegliere è difficile, ma dico:  Catanoso – Russo F – Vazzana – Ripepi – Sant’Ambrogio

Cosa ti è mancato di più del gruppo del Castrovillari in questo periodo forzato di stop?

Dopo lunghe giornate lavorative, entrare in palestra e lasciare, per quanto possibile, gli altri pensieri fuori dalla porta e ritrovarsi in uno spogliatoio scherzoso e gioviale è quello che mi manca di più. E’ il bello degli sport di squadra, lo stare insieme e la condivisione. Per noi che lo facciamo per pura passione è sicuramente la cosa più importante.

Per quanto il nostro sia un gruppo piuttosto eterogeneo, con età che varia dai 16 ai 33, è composto da ragazzi eccezionali. Quindi mi auguro di ritrovarci tutti insieme quanto prima in palestra.

Tanti anni fa, sulle pagine di Reggioacanestro quando ancora lo sfondo era di colore celeste, si parlò tantissimo e male del vincolo sportivo. I parametri hanno indebolito il movimento, senza ombra di dubbio. Che idea ti sei fatto dei possibili scenari di cambiamento?

Direi che finalmente la questione del vincolo sportivo è diventato argomento serio in agenda delle alte sfere sportive. Non ho una conoscenza approfondita in materia, che è anche piuttosto complessa, ma è evidente che una riforma sia necessaria. La situazione attuale, in taluni casi, limita la libertà sia di chi ama praticare sport per puro divertimento, quanto di chi sia alla ricerca di nuovi stimoli e valorizzazione, frenati da costi esosi che nessuno è disposto a pagare. Ragion per cui non è raro che molti ragazzi abbandonino la pratica sportiva o si trovino imbrigliati in cavilli burocratici. E’ evidente il danno arrecato a tutto il movimento.

Tuttavia ritengo la questione dei parametri dei tesseramenti sia un argomento spinoso, non solo a livello under, ma anche senior.

L’effetto di questa onerosità di gestione credo che sia visibile a tutti. Quando entrai in prima squadra, all’epoca si chiamava C2, si giocava un torneo a 16 o più squadre, ora la C silver e la D sono costrette a disputare le fasi ad orologio vista l’esiguità dei partecipanti. Di contro CSI e Promozione, sicuramente più economici, diventano campionati sempre più affollati e partecipati.

Certo, i tempi sono cambiati, ma la perdita di appeal e competitività di alcuni tornei rischia di influire negativamente sulla crescita dei giovani cestisti e di tutto il movimento calabrese. Auspico davvero una riforma significativa calata anche nel contesto socio-economico che viviamo,  per ridare la dignità e la visibilità che merita questo sport.

 

Che aria si respira nel basket a Castrovillari?

Guardando anche il pubblico numerosissimo che ogni domenica affolla gli spalti, partecipa e si esalta ad ogni partita (ogni partita in casa è un’emozione unica), mi sento di dire che a Castrovillari il basket è vivo, è sentito ed è amato, ma ogni anno portare avanti un campionato così impegnativo richiede grande sforzo economico e di impegno da parte di tutti.

La crescita ed il mantenimento di questo movimento dipenderà molto dalla competenza, dalla cura dalle attenzioni che sapremo dargli, partendo innanzitutto dalla crescita dei giovani. Il fatto stesso di avere ogni anno una prima squadra composta quasi interamente da castrovillaresi, quest’anno eravamo tutti locali, che lotta sempre nelle zone alte di classifica ed arriva alle fasi finali dei play off, credo sia una bella vetrina per la cittadinanza ed un traino importante per i più piccoli e tutti coloro che, seppur non avessero mai seguito il basket, si sono avvicinati a questo sport.

 

Scegli la tua squadra del cuore. Cinque compagni di squadra, i più forti che abbiano mai giocato con te ed un allenatore. Chi manderesti in campo?

La mia squadra del cuore è sicuramente quella della giovanili, con la quale conquistammo il campionato regionale Juniores nel 2006 e la salvezza nel successivo anno di C2 (media 18 anni), ovvero quella di Filpo, Benvenuto, Panebianco, Campilongo, Ceccherini e via discorrendo, guidati da coach Florido. Quelli che, a distanza di tanti anni, sono ancora i miei amici di tutti i giorni, fatto che credo fu una delle armi vincenti all’epoca.

 

Parlando però di individualità, allora schiero: Gonzales, Ioverno, Festa, Gioia e Perrone.

 

Termino con l’augurio che questa emergenza termini il prima possibile e che presto si torni a calcare il parquet ed a coltivare la nostra passione.

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