QUELLA VOLTA CHE…COACH PUGLISI CON MJ

Di nero-arancio c’è tanto.

Vi basti pensare che, in uno di questi eventi, non quello che ricorderemo ma quello di Bormio, Gustavo Tolotti, astro nascente della grande Viola riuscì a stoppare sua maestà Michael Jordan.

Che l’allenatore in quella selezione della gara di Trieste del ‘85, era Santi Puglisi, Coach e Dirigente d’assoluto spessore del basket italiano che, nella sua esperienza annuale in riva allo stretto allenò Joe Bryant, tallonato da un piccolo e scalpitante Kobe, all’epoca allievo della scuola di Basket della Cestistica Piero Viola(tutto questo l’anno successivo).

La sintesi è bellissima ed indelebile: Jordan arrivò in Italia nel 1985 con tanto di assicurazione da 15 miliardi di lire per questa partita sponsorizzata dalla Nike, sponsor tecnico che, proprio in quegli anni decollò sulla vetta dei brand mondiali. Storici i baffetti anche sulla canotta della grande Viola a marchio Standa qualche anno dopo.

Jordan era già, fondamentalmente, una stella.

Lunedì 26 agosto 1985,dunque, giocò nel Palasport di Trieste con l’inedita canotta  della Stefanel Trieste in un’amichevole contro la Juve Caserta con Coach Tanjievic alla guida.

L’immagine indimenticabile non sono i 41 punti realizzati da Air Jordan ma la storica schiacciata «Tomahawk» con cui il giovane asso mandò in frantumi il tabellone modello Darryl Dawkins,gladiatore dei Sixers di Dottor J e non solo, arrivato in Italia successivamente.

La Nike, successivamente all’evento realizzò un’edizione limitata della celeberrima Air Jordan 1 chiamata «Shattered backboard». Colori: il bianco, il nero e l’arancione della Stefanel Trieste con la chicca della tomaia in pelle verniciata e «stropicciata» che dovrebbe richiamare i vetri del tabellone spaccato.

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