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CATANZARO NEL SEGNO DI ANGELO LUZZA

LUZZA: «NON ESISTE UN MVP, SI VINCE SOLO SE IL GRUPPO TI SOSTIENE». IL NUOVO INNESTO RACCONTA LA RINASCITA DELLA CATANZARO BASKET

Lo hanno gridato in telecronaca  acclamandolo. Angelo Luzza,l’ ala nativa di Rosarno, è stato l’MVP indiscusso della larga vittoria della Catanzaro Basket Academy contro il Castellaneta. Ma appena ha il microfono in mano, il nuovo giocatore giallo-rosso compie subito il gesto più significativo: passa la palla. Anzi, la palla non è mai stata sua, ma di tutti.

«E’ stata una vittoria di gruppo», esordisce Luzza, spiazzando ogni retorica dell’individualismo. «Al di là dell’MVP, al di là di chi ha fatto più o meno punti, siamo stati un gruppo che si è aiutato nei momenti di difficoltà. Secondo me, trovare un MVP nelle partite è una banalità. Quando si vince, si vince di gruppo. Il singolo gioca bene solo quando il gruppo lo sostiene. Se non c’è il gruppo, non andiamo da nessuna parte».

La sua analisi va diritto al cuore della svolta che la squadra sta vivendo, con quattro vittorie consecutive dopo un periodo buio. «Lo dissi appena arrivato: l’importante è stare uniti e aiutarsi. Tutto qua. Se ho fatto una prestazione buona, è stato anche merito dei compagni. Li ringrazio perché mi hanno sostenuto. Anche io ho fatto degli errori, e non è sempre facile accettare quelli degli altri. Ma è lì che si vede la squadra: quando un compagno sbaglia, gli dai una pacca sul sedere e si va avanti».

Alla domanda su quanto i compagni siano cambiati e “migliorati” dal suo arrivo, Luzza sceglie di nuovo le parole dell’inclusione. «Li trovo più che altro stimolati dall’arrivo di un nuovo elemento, che prendono come uno sprone per spingersi oltre i limiti. Parliamo di un gruppo che già era buono, sano, che lavorava. Mancava semplicemente quella forza che ti sostiene quando le energie calano, quando vai in carenza di ossigeno e il cervello funziona meno. Abbiamo migliorato la gestione dei momenti chiave, come la consapevolezza di avere cinque punti di vantaggio all’inizio del quarto e non avere la fretta di concludere, ma di giocare la palla lunga. È stata una crescita collettiva».

Anche la sua grinta in campo, culminata in esultanze condivise con i compagni, viene letta come un segnale di unità. «Una schiacciata ti fa esultare, è vero. Io ci tengo tantissimo a fare bene, ma al di là dei punti, come vi dicevo, conta trasmettere ai compagni la fame di vincere. Però bisogna camminare tutti sulla stessa onda, senza lasciare nessuno indietro. Dobbiamo rimanere uniti, umili, e pensare a una partita per volta».

Un momento che ha simbolicamente suggellato questa unione è stato il festeggiamento finale sotto la curva con i tifosi. «Assolutamente sì, vedere gli spalti pieni è uno stimolo enorme a non deludere il proprio pubblico. Spero che queste vittorie aiutino a far avvicinare anche chi si era allontanato. Perché arriveranno i momenti difficili, nello sport non si può vincere sempre. Dobbiamo essere consapevoli di avere i mezzi per superarli, ma ci serve anche la mano del pubblico. Per me è fondamentale, sono loro che spingono la squadra nei momenti bui. Sono protagonisti delle vittorie anche loro».

Infine, un affondo personale sulla sua nuova vita. A Catanzaro, Luzza ci è arrivato da poco, e nella duplice veste di nuovo punto di riferimento in campo e di neopapà. «Ancora non ci siamo trasferiti del tutto, ma Catanzaro è a un’ora da casa mia, posso definirla casa. È sul mare e le persone sono accoglienti, super accoglienti. Non troverei le parole, sarebbe tutto banale. Si sa che la Calabria è un posto stupendo».

E sul motivo che lo ha portato a vestire il gialloblù, non ha esitazioni: «Non ci sono stati neanche tentennamenti. Ho detto semplicemente al mio procuratore: se Catanzaro vuole che io vada a giocare per loro, non ci penso due volte. La trattativa tra il mio agente e il presidente credo sia durata mezz’ora».

 

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