Giovanili

NEL RICORDO DI MAURIZIO CREMONINI

C’era un uomo che in Calabria si sentiva a casa.
Non era nato tra quelle montagne e quei paesi arroccati, ma li conosceva uno per uno, come un cartografo innamorato della sua mappa.
Sapeva dove finiva una provincia e cominciava l’altra, conosceva le strade secondarie, i campetti nascosti, le palestre dove il riscaldamento non funzionava, quelli che si allegavano,e quelle dove i ragazzi arrivavano scalzi perché le scarpe buone si tenevano per le partite.
Maurizio Cremonini conosceva i comuni calabresi molto più di quanto i calabresi stessi conoscessero se stessi. E ovunque andasse — a Reggio come a Cosenza, a Crotone come a Vibo Valentia — portava la stessa cosa: consigli. Non prescrizioni dall’alto, ma parole dette con quella semplicità che solo i veri maestri possiedono. Si sedeva con gli istruttori, ascoltava, osservava i bambini che palleggiavano, e poi provava a capire come si poteva migliorare. Non “come si doveva”, ma “come si poteva”. La differenza era tutta lì, in quel verbo che apriva porte invece di chiuderle.
Settant’anni. Tecnico federale per il minibasket, ma questa parola — “tecnico” — raccontava solo una parte della storia. Per la FIP lavorava da più di trent’anni, con una passione che non conosceva stagioni e una lungimiranza che vedeva il bambino di oggi nel cittadino di domani. Perché Maurizio Cremonini era, prima di tutto, un educatore. E lo era grazie al minibasket, non nonostante il minibasket. Credeva nel messaggio formativo del gioco sportivo con la stessa fede con cui altri credono nelle cose sacre. A quel messaggio aveva dedicato la vita intera.
L’eredità di chi sapeva essere docente senza imporsi
Buon viaggio Maurizio Cremonini!
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