ADRIANA CUTRUPI: GIOCARE A BASKET? SERVONO SACRIFICI

La giocatrice reggina gioca in Serie A2 nel Viterbo. Ricca analisi sul movimento del basket in rosa vissuto sulla sua pelle. I pro ed i contro di “andare fuori”, e le motivazioni, fondamentali per andare avanti nel basket.”Purtroppo vedo pochissime ragazze che hanno voglia di fare sacrifici per questo sport che sui social sono brave a definire come “amore”. Se fosse vero nessuno si farebbe scrupoli a evitare feste, uscite con gli amici per restare in palestra a lavorare e imparare. E non si finisce mai di farlo”.

Hai vissuto una stagione particolare, o sbaglio?

Purtroppo è vero. Quest’estate avevo deciso di giocare per l’Athena Roma, squadra storica della capitale, che aveva grandi ambizioni rispetto all’anno prima in cui si era salvata ai play out.

Ero entusiasta, roster da primi posti in classifica, ritrovavo delle ex compagne di squadra a cui ero e sono molto legata, ero vicina a mia sorella (ormai a Roma da 2 anni) e all’università, sembrava tutto perfetto.

Ma il 19 agosto il sogno si è trasformato in incubo: insieme alla situazione logistica disastrosa, anche sul campo c’erano parecchi problemi: ci allenavamo in 3 per tutta la settimana, per poi scendere in campo il sabato recuperando qualche under. Dopo 3 settimane, siamo arrivate al limite e siamo scappate.

 

Vuoi raccontare a chi si è avvicinato oggi al mondo del basket da dove nasce la tua carriera cestistica?

Si può dire che io sia nata con la palla in mano, ricordo che fin da piccola andavo a vedere mio padre giocare al mitico Scatolone (Livio in quegli anni giocava con l’Olympic Club dopo essere cresciuto nelle giovanili della grande Viola). All’età di 5 anni papà mi portò alla palestra della scuola media Luigi Pirandello e da quel momento non sono più uscita. Ho iniziato proprio lì, dalla Lumaka mini&basket, una società che dire che sia la mia seconda famiglia sarebbe riduttivo. Non ringrazierò mai abbastanza Lucio e Katia per tutto quello che hanno fatto per me e continuano a fare, seguendomi con affetto da casa. Dopo tutta la trafila delle giovanili, con risultati molto soddisfacenti, all’età di 16 anni sono andata a giocare ad Anagni, per poi passare a Battipaglia, poi Viterbo, Umbertide, Palermo e quest anno sono tornata “a casa” a Viterbo dopo la breve parentesi capitolina

 

Girando l’Italia, hai mai pensato sul perchè in riva allo stretto non ci possa essere una squadra di vertice di basket femminile?

È una cosa che mi rende particolarmente triste, perché ripensando alle mie giovanili mi rendo conto che nessuna delle mie ex compagne abbia continuato. Purtroppo vedo pochissime ragazze che hanno voglia di fare sacrifici per questo sport che sui social sono brave a definire come “amore”. Se fosse vero nessuno si farebbe scrupoli a evitare feste, uscite con gli amici per restare in palestra a lavorare e imparare. E non si finisce mai di farlo.

 

Tua sorella eccelle nel nuoto con trofei su trofei in bacheca, tu sei la giocatrice principale del basket della nostra regione. State riuscendo ad allenarvi “restando a casa” ?

Ora come ora sia io che mia sorella siamo immerse nello studio, ma riusciamo a ritagliarci un’oretta per fare un minimo di attività fisica, lei concentrandosi per lo più su lavori a corpo libero, io sul ball handling grazie ai video mandati da Gaetano Gebbia.

 

Hai qualche consiglio da dare alle giovani atlete che praticano questo sport in Calabria? Conviene andar via fin dall’adolescenza e cercare una scuola di basket, come sta accadendo, oppure no?

Amo la mia terra visceralmente, ma purtroppo mi rendo conto che la situazione cestistica femminile non sia delle migliori. Ormai sono poche le ragazze che si avvicinano a questo sport e ancora meno le società che investono nel settore, purtroppo si contano sulle dita delle mani (forse anche una). È difficile che si possa fare un campionato competitivo, e per la mia breve esperienza giocare partite contro avversari di livello è fondamentale. A malincuore devo dire che sia meglio andare via, dato che ormai il basket femminile ad alto livello qui è un’utopia.

 

In tanti ricordano tuo padre, Livio, sui rettangoli del basket nostrano. Quanto è pesata la sua presenza per la buona riuscita della tua carriera cestistica?

Tanto, forse anche troppo. È il mio fan numero uno, mi è accanto 25 ore su 24, ormai tutte le mie compagne ed ex sanno quanto io sia legata a lui e mi prendono in giro dicendomi che lo chiamo troppe volte al giorno. È lui che ogni giorno mi sprona a fare meglio, a lavorare sempre di più, migliorare giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. È molto oggettivo, dopo tutte le partite lo chiamo e comincia a farmi un’analisi precisa della partita, dicendomi la sua e soprattutto rimproverandomi. Gli devo tutto!

 

Basket in rosa Made in Calabria. Riusciresti a creare una “nazionale” tutta calabrese di basket femminile?

Eccole:Carla Talarico, Desirè Arcidiaco, Sofia Guerrera, Mariam Anechoum, Giovanna Smorto, Fabiana Amodeo, Loredana Costantino, le sorelle Elvira e Ashley Egwoh. Allenatrice Katia Romeo.

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