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ADRIANA CUTRUPI:”INTITOLAZIONE AL COACH GEBBIA? IL MINIMO CHE REGGIO POSSA FARE”

REGGIO CALABRIA – Una chiacchierata a cuore aperto, fatta di ricordi indelebili, lacrime trattenute a fatica e uno sguardo lucido sul futuro del basket che cambia. È quella che ha regalato Adriana Cutrupi, giocatrice dei Viterbo (serie A2), ospite della puntata del format “Tiro da 4”, in onda su ReggioTV e condotto abilmente da Giovanni Mafrici.

L’intervista è diventata presto un viaggio emotivo, partendo da una notizia che ha scosso l’intera città: l’intitolazione della palestra del Liceo Volta a Gaetano Gebbia.

«Sono momenti importantissimi – ha raccontato Adriana con la voce rotta dall’emozione – pieni di contenuti, esperienze e formazione. Gaetano era realmente un faro per tutti noi. La palestra da oggi si chiama Gaetano Gebbia.».

 

Parole che trovano eco in quelle del conduttore Giovanni Mafrici: «Adriana, ce l’hai fatta a rimanere lucida?», chiede. «Ci ho provato, con scarsi risultati», ammette lei. Perché l’impronta di Gebbia, nato a Ragusa ma reggino al 100%, è ancora viva. Non solo allenatore, ma formatore dentro e fuori dal campo. «Più che un tecnico – spiega Adriana – è stato un punto di riferimento per tutti i ragazzi passati dal PalaLumaka. È bello vedere che qualcosa gli torna indietro».

Il dialogo si sposta poi sul presente e sul futuro del basket calabrese, con uno sguardo attento alle giovani promesse. «Da tempo Catanzaro sta investendo, ma la formula della serie B è assurda», denuncia la giocatrice, riferendosi alla decisione di concentrare le finali nazionali in una sola settimana a Udine.

«Non tutte fanno solo pallacanestro – sottolinea –. Ci sono ragazze che lavorano in banca, sono impiegate, mamme. Chiedere una settimana di ferie per andare a giocare a Udine è una follia. Abbiamo promosso una petizione, ma non è stata ascoltata. È uno schiaffo morale a chi investe per passione».

 

E proprio sulla passione si innesta il sogno più grande: «Sarebbe un sogno per me tornare a giocare a Reggio Calabria con la maglia della mia città», confessa Adriana, con gli occhi che brillano. 

Nella seconda parte della trasmissione, spazio agli esempi da seguire, come Giorgia Sottana. Adriana non ha dubbi: «C’è una giocatrice che ha scritto qualcosa di unico per il basket rosa: ha fatto come Belinelli, uscita con stile. Supercoppa, Coppa Italia, scudetto… un triplete». 

Ma i modelli sono anche più vicini, più “locali”. «Quando ero piccola e giocavo con l’Olimpia – racconta – per me Sofia Guerrera era la numero uno. Devastante, prima dell’infortunio. E poi Yakobu: lo guardavo in tv e dicevo “ma con quella struttura fisica, come fa a saper fare tutte quelle cose?”. Educata tecnicamente, conoscitrice del gioco».

Il ricordo più dolce è forse quello dei sacrifici iniziali. «Serve poco, ma tanto tanto lavoro – spiega Adriana –. Io partivo da ragazzina con l’Azzurrina di Enzo Pochi, la rappresentativa calabrese. Sveglie alle 6 o alle 7, mio padre che caricava me e altre tre compagne in macchina e ci scarrozzava per tutta la Calabria. Ma ne è valsa la pena. Si può arrivare anche partendo da Reggio, che non è sulla mappa del basket da 15 anni, da quando l’ultima serie A2 è passata».

 

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