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AL PIANETA VIOLA IL RICORDO DI GAETANO GEBBIA DI ANTONIO BOCCHINO

Speciale “Ogni regione conta”, di Giovanni Mafrici – “Questa è casa di Gaetano”. A dirlo, con voce velata di commozione, è Antonio Bocchino, storico coach siciliano e volto noto del movimento tricolore, intervenuto in Calabria nell’ambito del progetto federale “Ogni Regione Conta”. Un’iniziativa che la FIP sta portando avanti per valorizzare il territorio e riannodare i fili di una crescita che parta dal basso. E dove meglio, se non in un luogo carico di storia e simboli?

Bocchino si trova infatti al Pianeta Viola di Reggio Calabria, centro polifunzionale voluto e realizzato da Gaetano Gebbia ai tempi della grande Viola del Presidente Gianni Scambia. “Sono molto emozionato oggi – confessa Bocchino – perché questa è l’idea casa di Gaetano. Io sono stato uno dei pochi fortunati a vedere l’inizio di questo centro bellissimo, grazie all’intuito che ha avuto Gaetano per queste cose. ”.

Un luogo che non è solo struttura, ma eredità viva. E dal ricordo di Gebbia, Bocchino trae spunto per guardare al futuro: “Io spero che con oggi si possa per la Calabria ritornare ai vecchi fasti, perché penso che la Calabria meriti. Ha grandi potenzialità, società che lavorano, un interesse negli ultimi anni molto più sviluppato. La Calabria è sulla buona strada”.

Il discorso scivola naturalmente sui talenti e sulla loro formazione, anche alla luce della recente notizia del ritiro di Danilo Gallinari. Bocchino, che di quelle generazioni d’oro è stato testimone diretto, ricorda: “Gebbia mi diede nel 2004 la formazione dell’Under 18 dove c’era Belinelli, Datome, Gallinari, Luca Vitali… E già all’epoca, quando Danilo fece l’Europeo, Gaetano mi disse: ‘Lui sarà in un’altra categoria’. Aveva l’occhio. Aveva talento nell’allenare, una qualità che riconosco solo ai grandi maestri”.

Ma oggi, in un mondo diverso, è ancora possibile scoprire e far crescere talenti simili al Sud? “Secondo me sì – afferma convinto il coach –. Il problema non è che i nostri giocatori non giocano in massima serie. Il problema è essere capaci, nel 2025, di entrare in una logica di ragazzi completamente diversi. Dobbiamo creare percorsi di consapevolezza. I talenti non ci sono solo al Nord, anche il Centro-Sud può dire la sua”.

 

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