ALEANDRE ED IL COME BACK AL PRINCIPE DI PIEMONTE
Quando Aleandre è tornata nella storica sede del Principe di Piemonte, ha ritrovato l’odore dei palloni Mikasa, quelli anni settanta, quelli veri, vestiti con le maglie Gimer, guardando Kareem Abdul Jabbar su Italia 7 la Domenica mattina, rallegrandosi per il regalo della Fip dell’epoca della biro con la palla da basket che si alzava ed abbassava.
Il come back? E’ bastato chiudere gli occhi per risentire il palleggio di Pino Pellicanò che batteil tempo sul parquet come un metronomo di passione. Non un semplice professore: un maestro di vita.
Aleandre sa che le norme sono necessarie. Ma sa anche che una legge senza memoria è uno specchio opaco. Per questo, quando ha letto la nuova direttiva sulla sicurezza e l’agibilità delle palestre – quella dettata dalle capacità tecniche e dall’autorevolezza di Mister Berruto – ha capito che era arrivato il momento di fare sul serio. Restituire dignità a ogni sgabuzzino trasformato in spogliatoio, a ogni trave un po’ bassa, a ogni parquet scorticato che ha visto nascere più campioni di quanti ne abbia celebrati il palazzetto luccicante.
E voi? Quanti di voi sono passati dalla Leonardo Basket? Alzi la mano chi ha imparato a non guardare il pavimento durante il palleggio, proprio lì. Quanti hanno sentito la gomma della palla incollarsi alle dita in quei rettangoli di sudore e gloria.
La Leonardo, oggi Aleandre, non è un network o una ludoteca. È una fabbrica di carattere e tecnica.
Ieri pomeriggio, proprio in quella piccola Palestra del Principe di Piemonte, si è chiuso un cerchio perfetto. Era l’ultimo allenamento, in ordine cronologico, guidato dal Prof. Pino Pellicanò. L’ultima volta che la sua voce ha rimbalzato contro quei muri. L’ultimo “forza ragazzi, testa alta”. Subito dopo, i giovani Under 14 sono scesi in campo per i quarti di finale regionali il resto è storia!
Anche in una piccola palestra si possono coltivare grandi sogni.


