ALESSANDRO PIAZZA:”VOLEVO RIMANERE ALLA VIOLA, TUTTI LO SANNO”

Durante la Diretta Rac Live del Venerdì, il play in forza al Casale Monferrato, classe 1987 ha raccontato aneddoti, retroscena e situazioni davvero interessanti della sua carriera anche legati alla breve, ma intensa esperienza in nero-arancio.

Alessandro Piazza ha raccontato tante sfaccettature cestistiche in compagnia dei suoi compagni del 2013 Marco
Caprari, Giovanni Rugolo e Marco Ammannato

Il nostro rettangolo multimediale promette grandi sorprese in occasione del prossimo venerdì alle ore 21(Link per la replica).

 

La stagione a Casale –  Una stagione super. Eravamo secondi, qualificati per la Coppa Italia ma sul più bello questo virus ci ha stroncato.E ’ accaduto a tutti ma è stato un peccato non poter continuare.

 

Giocare con Chris Roberts? Superprofessionista. Un grande ragazzo, giocatore che vorrei sempre in squadra, educato e professionale.

Davvero un grande giocatore ma dalle vostre parti lo sapete benissimo.

 

Reggio Calabria – Ho giocato in tante squadre, ho anche vinto ma come mi sono divertito quell’anno a Reggio,mai in nessun posto.

 

Il mio giocatore preferito Nba?

 

“White Chocolate”, tutta la vita, Jason Williams.

Mi sono sempre piaciuti i giocatori che mi somigliavano, piccolini, poco dotati ma bravi.

Tifavo Kings quella di Divac,Webber, Stojakovic con Williams in regia.

Anche Nash, senza dubbio.

 

VOLEVO RIMANERE A REGGIO CALABRIA – Io volevo rimanere a Reggio Calabria.

Tutti lo sanno.

Sarei rimasto a Reggio anche più anni, mi ero talmente divertito, ero stato bene.

Avevamo creato entusiasmo nelle persone.

Quell’anno era iniziato molto male per la Viola.

Un record di 1-12 ribaltato.

Il PalaBotteghelle da Ottobre a fine campionato era un altro Palazzetto, era completamente trasformato.

Ci divertivamo, avevamo un bel gruppo e sarei rimasto anche più anni.

Sono successe certe cose che non mi son piaciute ed ho firmato ad Agrigento. Sono cose del passato.

Con il senno di poi mi è andata bene perchè ho vinto il campionato ad Agrigento.

Mi è dispiaciuto per gli insulti che ho ricevuto quando sono ritornato da avversario.

Mi hanno dato del mercenario ma ad Agrigento ho guadagnato molto meno di quanto potevo prendere a Reggio.

Nella logica del gioco ci sta ma professionalmente sono successe cose che non vanno bene.

Il giorno che decisi di non rimanere a Reggio sono stato molto male.

 

A CENA CON LA SQUADRA – Andare a cena tutti insieme? Non accade mai in nessuna squadra.

Per quella Viola era la routine. Un segnale di forza incredibile per un gruppo che non ci sarà mai: straordinario.

 

Se dovesse arrivare una chiamata in nero-arancio insieme agli atleti del gruppo 2013?

 

Ci sono e non vedo l’ora di ritrovare quell’ambiente.

Reggio merita il massimo, i tifosi sono stanchi e li comprendo

Reggio merita la Serie A1.

La città ha bisogno di una società seria che se ingrana ed inizia a vincere fa cinquemila persone.

Nel mio anno c’era gente che girava l’Italia per seguirci, questo non accade in nessun’altra posto.

 

Il giocatore più forte?

 

Pozzecco senza se e senza ma. Ho avuto la fortuna, per un anno di potermi allenare con lui.

Ho avuto la fortuna di marcarlo.

In allenamento, con la briglia sciolta faceva realmente quello che voleva.

 

Imola?

 

Era un bel progetto giovanile. Eravamo io, Aradori,Bonessio, una gran bella squadra allenata da Nando Gentile.

Venimmo al PalaCalafiore contro la Viola di Joe Bunn.

 

Il Basket?

 

E’ il momento giusto per cambiare qualcosa che non va.

Nel momento in cui c’è meno sostenibilità economica devono venire fuori le idee.

Quando ci sono i soldi è facile sbagliare.

Oggi bisogna sedersi a tavolino e riprogrammare uno sport sostenibile.

Tutti noi parliamo sempre di troppi americani,6+6, 5-5 ma non ci soffermiamo mai sul lavoro che fanno le società.

Un esempio: i giocatori stanno a casa per tre mesi. Quanti giocatori pagano un allenatore per allenarsi d’Este?

Bisogna partire dalla mentalità.

Il giocatore italiano si “deve fare il mazzo”. se vuole emergere.

 

Esser diventato papà?

 

La cosa più bella che mi potesse capitare.

Tornassi indietro lo farei anche prima.

L’unica cosa bella di questa quarantena è che mi posso godere mia figlia.

Ti cambia la vita.

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