Alexander Volkov, l’angelo caduto dall’NBA che fece sognare Reggio Calabria
Buon compleanno, Sasha.
Era l’estate del 1992 quando il sogno diventò realtà. Mentre l’Italia intera seguiva il boom del basket dei grandi stranieri, a Reggio Calabria accadde qualcosa di straordinario. Attraverso lo Stretto non passò solo il profumo del mare, ma un uomo venuto da molto lontano: Alexander Volkov, diretto dagli Atlanta Hawks, dalla NBA, dai riflettori di Dominique Wilkins e Spudd Webb, fin giù nel profondo Sud, alla Panasonic Viola di Gianni Scambia.
Era il primo ex-sovietico a mettere piede nel basket che conta d’America. Il primo ucraino a calcare quei parquet leggendari. E quell’uomo, alto due metri e otto, con le mani da pianista e lo sguardo da generale, scelse Reggio.
Reggio Calabria, 1992. Una piazza calda, appassionata, che viveva di basket come di ossigeno. E Volkov non fu un semplice straniero di lusso. Fu molto di più. Fu il simbolo di un’ambizione. Sotto la guida di Carlo Recalcati, la Viola volò.
Fu l’anno del giallo del canestro annullato a Dean Garrett a Treviso. Un torto che ancora oggi grida vendetta.
Oggi Alexander Volkov compie 62 anni. Sono passati più di trent’anni da quella magica stagione. Ma lui non ha dimenticato. Non dimenticherà mai quella curva che urlava il suo nome, quel mare che baciava il PalaCalafiore, quella gente che lo ha accolto come un figlio.


