Allenare con cinque Under? Si può!

 

 

Premessa:
Quest’anno, per la Divisione Nazionale A, che dall’anno prossimo non esisterà più, lasciando il posto alla Lega Due Silver,  il regolamento ha previsto l’iscrizione a referto obbligatoria di 5 cosiddetti “under” per le squadre partecipanti: n.2 under 23 (ragazzi nati nel ’90 o ’91) e n.3 under 21 (ragazzi nati dal ’92 in poi); a referto sì, ma non obbligatorio il minutaggio e nessun premio se sei la squadra che ha fatto giocare di più gli under, cosa che invece è prevista l’anno prossimo.

Lo scenario è stato:
1) alcune squadre si sono “attrezzate” per disputare un campionato con 6/7 giocatori sui quali concentrare minuti e responsabilità  “on the court”, con la possibilità ulteriore di utilizzare un giocatore cosiddetto “fidelizzato” e schierarlo come un under a tutti gli effetti (inevitabilmente qualcuna ha preferito a quel punto inserire nelle rotazioni giovani o prodotti del vivaio, che quasi mai hanno visto il campo…);

2) altre hanno invece investito in maniera maggiore sugli “under”: la Viola Reggio Calabria è stata una di queste, anzi, lo ha fatto in maniera forte e decisa, con n.2 giocatori del ’91 (Fabi, Fontecchio), n.3 giocatori del ’92 (Sabbatino, Germani, Ricci), sempre 2 under in quintetto, schierando nel corso del match contemporaneamente 3 o addirittura 4 under, 10 giocatori 10 per le rotazioni. Il tutto senza considerare come la rimanente parte dell’organico, con Piazza dell’87 ed Ammannato e Quaglia dell’88, presentava per 8/10 giocatori “under 25”, con i soli Caprari e Rugolo con età superiore ai 25 anni.

Quanto influiscono queste scelte sulla qualità degli allenamenti?? E quanto sull’andamento di una gara, ma ancor di più …sul campionato?!?

Under in grado di tenere il campo, di rendere gli allenamenti qualitativamente elevati; under che hanno bisogno di crescere. Un parolone questo, quello del giocatore “UNDER” :
“…A.A.A. offresi giovane, di belle speranze, inesperto, prodotto del vivaio, talento che deve maturare…” (?!?!)

Ora aldilà della diatriba concettuale del pronto/poco prontoobbligo/non obbligo…. secondo noi bisogna avere il coraggio di farli giocare e di investire sui loro margini di crescita, e la loro formazione…. Non è un caso che un coach come Ciccio negli anni abbia fatto scuola – anche quando gli obblighi relativi agli under erano molto meno rigidi, si è sempre contraddistinto per la capacità di far coincidere la valorizzazione dei giovani con risultati agonistici importanti.  Significativo in tal senso, l’accesso ai playoff nella stagione 2007/2008 con Sant’Antimo. Un organico per ben 7/10 composto da giocatori con meno di 23 anni, ma sono tanti, da Spinelli a Ndoja, da Berti a Sorrentino, da Valentini a Cantone, i giocatori passati, in età inferiore ai 23 anni, sotto la guida tecnica di Ponticiello e poi proposti a livelli di Lega A e Legadue.
Ma come migliorarli? Come farli “maturare” !?
Noi abbiamo provato, a caratterizzare il lavoro facendo leva sull’integrazione:
1) del perseguimento del miglioramento individuale,
2) delle esigenze fisiche/tecnico-tattiche di squadra,
Il tutto attraverso la condivisione totale del lavoro tra area tecnica e area fisica.

Abbiamo creduto in un sistema di gioco basato su dei concetti che, proprio nell’integrazione tra l’ambito tecnico/tattico e la dimensione fisica, fossero propedeutici al coordinato miglioramento di:
a) gioco di squadra,
b) singolo giovane giocatore.

 

Detto in altri termini, un sistema di gioco e dei concetti fondanti del modello tecnico in grado di far intendere ai giocatori come volessimo che giocasse la Squadra, e che nello stesso momento li aiutasse a completare la loro crescita. Un processo di crescita che si compia sia nel livello globale “della comprensione gioco”, che in quello individuale della estrinsecazione “di capacità di risoluzione dei problemi”.  Pertanto proporre un lavoro “continuo” a livello individuale: sia nel globale (giocato), sia nelle parti degli allenamenti (lavoro specifico),  nel quale ad esempio, nel lavoro individuale si combinano  anche quei gesti e movimenti estrapolati da giochi offensivi ma anche recuperi difensivi: una uscita da un blocco, un flare, un bloccare ed aprirsi per i lunghi, uno scivolamento o una partenza.

Detto in termini più diretti, come prendere, mantenere e concretizzare un vantaggio.

Esercitazioni che riproducono parti del gioco, quindi reali, riproducibili e mentalmente subito riconoscibili, in modo da facilitarne l’apprendimento e aumentarne anche la consapevolezza. A seconda delle esigenze specifiche per singolo giocatore e/o per ruolo (dopo analisi video), enfatizzarne il lavoro sui concetti, sull’interpretazione dei fondamentali tecnici, fisici, tattici  (sempre su entrambi i lati del campo) : “le letture, le scelte”.

E quindi:

1) Cosa guardare, dove guardare e come (tecnico-tattica):

◦  esercizi di 1c0 con il coach che costringe a leggere il posizionamento difensivo o, che invece  con un passaggio aiuta a determinare un vantaggio piuttosto che un altro;

Diag. 1

 

Diag. 2

 

◦  1c1 guidato (gestione e mantenimento dei piccoli vantaggi)
°  1c1 + appoggio

diag. 3

 

diag. 4

 

diag. 5

 

Tutto con proposizione di movimenti tecnici, come ad esempio il blocco orizzontale di un piccolo per lungo (diag. ) e il prendere, mantenere e concretizzare il vantaggio,
1) per piccoli (ad esempio, screen the screener, ma non solo)
2) per lunghi (post up).

Diag. 6

 

Diag. 7

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2) Come eseguire il gesto (fisico e tecnico-tattica):
◦         come e quando accelerare, decelerare, frenare, arrestarsi, saltare;
◦         utilizzare forza esplosiva o rapidità del movimento,
◦         ricercare la forza per tenere il contatto, o de-coordinare il movimento (tiro fuori equilibrio, nel traffico, attaccando
il Pick and Roll)

Il lavoro, nel nostro modello ed in quello del Prof. Gaetano Rosace è stato perfettamente integrato tra area tecnica e fisica: il concetto di transfert, la riproduzione di un gesto al suo massimo di livello di efficienza ed economicità, ed a seguire, l’esecuzione o “trasferimento” tecnico/cestistico dello  stesso, ha guidato l’integrazione tra ambito tecnico e fisico. Una integrazione che è andata, giorno dopo giorno, mese dopo mese, sempre più arricchendosi di significati, aumentando notevolmente la qualità del lavoro, innalzando la qualità dei singoli dettagli, procedendo secondo i programmi tecnici e fisici concordati.

Organizzazione del lavoro
Sedute mattutine  (fisico + tecnico)
Il nostro “modus operandi” prevede un lavoro a stazioni: fisiche e tecniche.
Immediatamente dopo l’esercitazione fisica che il prof. Rosace indica (girate, balzi, accelerazioni, decelerazioni etc), lo staff tecnico propone una stazione tecnica nella quale il giocatore riproduce il gesto che ha allenato appena prima. (il concetto di transfert di cui sopra):
1)  ad uno squat per esempio corrisponde un lavoro rimbalzo;
2)  ad una girata, un lavoro di sprint e ricezione e tiro;
3) ad una accelerazione/decelerazione, un lavoro di uscita dai blocchi, (curl, flare) e ricezione + partenza/arresto e tiro.

Tutto ciò con un confronto continuo e costante dello staff, analizzando e accettando indicazioni e input reciproci.

Sedute mattutine  (tecnico/tattica)
Lavoro su fondamentali tattici all’interno di situazioni di gioco:
1)  2c2/3c3 (offensivo e difensivo)
2)  lavoro sulla gestione dei vantaggi: sovrannumero/sottonumero – situazioni ad handicap.
Sedute Pomeridiane (tecnico/tattica):
Gli allenamenti sono organizzati seguendo una scansione in cui i giocatori mettano in pratica, soprattutto nei primi giorni della settimana, i concetti di “squadra”, in maniera più analitica, che il coach indica – l’idea di gioco è dapprima proposta in maniera globale e poi si sviluppa, nel corso della stagione, dalle piccole parti. In tal modo si migliora la capacità di riconoscerli nel globale, di saper padroneggiare la loro esecuzione, e nello stesso tempo si cerca l’effetto di un significativo innalzamento della comprensione del gioco (3vs3, 4vs4, 5vs5, per obiettivi e come verifica globale),  l’autonomia dei giocatori, cosa sanno cosa fare, come diventano funzionali alla squadra.

In questo modo gli “under” imparano, migliorano, nel riconoscere – nel più breve tempo possibile:
1) quale vantaggio prendere (dove e quando attaccare, o difensivamente mettere pressione);
2) come mantenere vantaggio (in termini di spazio/tempo o di situazione, attraverso mismatch);

diag. 8

 

diag. 9

 

 

In tutte le fasi di gioco, sia offensivamente che difensivamente, a metà campo che tutto campo.

Crediamo che ciò faccia in modo che il miglioramento del giocatore avvenga all’interno del contesto di squadra, e quindi il miglioramento del gioco corale sia contestuale a quello dei giocatori: ecco che la qualità degli allenamenti si elevi…

In tal modo, la squadra, i giocatori, saranno in grado di riconoscere in gara, in un contesto di elevato livello di tensione, la situazione, e quindi operare la scelta migliore.

Questo senza ricorrere alla casistica, ovvero la cavillosa applicazione di un singolo dispositivo per ognuna delle, infinite, situazioni possibili, bensì padroneggiando concetti in grado di “contenere” gli strumenti utili alla risoluzione dei problemi.

Stabilire ad esempio cosa fare difensivamente su un blocco, oppure gestire offensivamente un vantaggio su un handoff, un Pick and roll, non attraverso l’applicazione di una regola meccanica modulata sui casi specifici (es. vado sempre su a dx, o sul 1° blocco orizzontale butto sotto, ma sul 2°, consecutivo al primo, butto sopra…); bensì creando le condizioni per cui, con riferimento a concetti di spazio e tempo di gioco, in modo collaborativo, si lascia ai giocatori l’autonomia di poter operare la scelta più idonea, consente al giocatore di crescere in termini di consapevolezza e come “problem solving”.

Soggetto capace di affrontare e risolvere i problemi che il campo gli propone.

Siamo convinti che il miglioramento passi da questa metodica di lavoro, che (senior o under che siano) i giocatori e la squadra possano migliorare attraverso la perfetta integrazione di queste fasi.

Grazie ad una didattica che, ritornando ai nostri “giovani”, sappia migliorare i giocatori dai 17 ai 23 anni (quelli che in America sono in età da “College Basketball”) nella comprensione del gioco, nel gestire i vantaggi, nell’ esser pronti” a scegliere il fondamentale più adatto in quella situazione – e senza toglier loro autonomia. Anzi, grazie proprio alla ricerca di un idoneo equilibrio di autonomia/collaborazione.

…ci saranno momenti di alti e bassi, normali e fisiologici nei giocatori giovani, in cui il miglioramento avrà dei notevoli picchi alternati a fasi di stabilizzazione: l’importanza dei coach che sappiano tollerare e sostenere, e farlo anche emotivamente: ascoltandoli, motivandoli, rendendoli consapevoli.

Con il tempo che ci vuole… i miglioramenti saranno visibili: l’avere un sistema di squadra che permetta ad ogni giocatore di sapere cosa serve fare in quel momento per la propria squadra, aiuterà il giocatore ad avere sicurezze, e permetterà alla squadra di non pagare dazio nella scelta di avere rotazioni ampie, ma anzi, avere piuttosto un notevole vantaggio ed un costante ed elevato rendimento.

Aldo Russo

da Uff.Stampa Viola

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