ANDREA CATTANI: IL RACCONTO TRA DANIELS,BONACCORSI,CATANZARO E LA GRANDE VIOLA

A 15 anni giocava in Coppa Korac con la Viola di Carlo Recalcati. A 17 vinceva il titolo Cadetti con il Pg Modena sotto la guida di Gaetano Gebbia. Successivamente è diventato il giocatore simbolo della Catanzaro del basket. Oggi è un Coach ed ha illuminato l’ultima diretta di Rac Live tra racconti ed aneddoti.

 

Andrea Cattani ha fatto parte degli straordinari “Illegali” in diretta sulla puntata di Rac Live del Venerdì insieme ai suoi compagni di viaggio Andrea Scuderi, Simone Ippolito e Yande Fall.

Ecco qualche pillola (qui per il Podcast)

 

Le pillole

 

I primi anni alla Viola :Quando sono arrivato a Reggio a 14 anni andai ad abitare in Via Possidonea, a Reggio Campi nella sede storica del club dove dormivano atleti come Avenia,Santoro ecc.

Bruno Calarco ci curava in tutto, compresa la Scuola e non era facile per lui.

La signora Maria,invece, ci cucinava.

Poi andammo al Pianeta Viola: tutto un altro mondo.

 Pasquale Favano curava la logistica, Tito Messineo era un grande organizzatore, la Serie A era a livelli altissimi,stiamo parlando dell’era Panasonic del Presidente Gianni Scambia, anni indimenticabili.

 

Yande Fall? Non so quando e come è venuto a Catanzaro Lido. Giocavo a Piazza Brindisi a Catanzaro Lido ogni pomeriggio, Yande camminava attorno al campo e non lo facevamo mai giocare.

Successivamente, dopo la sua crescita fisica, lo abbiamo accettato, inserito e voluto bene, sempre.

Il nostro ragazzo di Dakar in realtà è “marinaro”.

Se non avesse questa capacità di andare al rimbalzo non riuscirebbe a giocare neanche in Serie D.

Un giocatore clamoroso che non ha fatto neanche un giorno di giovanili, è cresciuto con noi.

 

L’allenatore più bravo? Ho avuto Gaetano Gebbia e ne vado orgoglioso.

Il migliore di sempre di tutti. Un innovatore.

 

Tonino Zorzi? Era un personaggio incredibile.

Allenava con il telefonino in tasca.

Saltava la palla a due e gli squillava il telefonino, magari era la moglie e si avvelenava, urlando perché che l’aveva disturbato durante l’allenamento.

Ero un ragazzo,avevo un Ciao bianco. Me l’aveva dato il mio amico Luigi Benedetto.

Zorzi mi insegnò ad arrivare un’ora prima agli allenamenti. Prima,invece, arrivavo con calma con Gustavo Tolotti, mio grande amico.

Coach Zorzi mi regalò grandi soddisfazioni: mi fece esordire contro un mito: Mike Iuzzolino.

Mi diede tre Vhs e mi disse: ti guardi queste tre partite: domenica lo marchi tutta la partita.

 

Il giocatore più forte contro il quale ho giocato?

Sarebbe troppo semplice parlare di Bodiroga, Djordjevic o Bullara.

Il giocatore più forte con il quale ho giocato è Claudio Bonaccorsi. No, non sto esagerando.

Un giocatore così forte non l’ho mai visto.

Aveva dei limiti, potremmo chiamarlo “scellerato” ma era veramente clamoroso.

In più, aggiungo che ho giocato per circa due mesi con Lloyd Daniels nell’esperienza di Scafati.

In campo era impressionante.

Fuori dal campo era un personaggio da racconto.

Lo sport, la carriera, tutto quello che volete, ma una volta c’erano dei personaggi incredibili e storici.

Daniels, quattro pallottole in campo e tanta pallacanestro.

Uno dei personaggi più belli passati da Catanzaro è Tony Saccardo: lui è un mito. Mi avvelenavo domenicalmente per colpa sua: Coach Benedetto se la ricorda, per un suo canestro perdemmo una finale.

Fuori dal campo era spettacolare, una meraviglia: gli facevamo gli scherzi telefonici minacciandolo e dopo trenta secondi andavamo sotto la sua finestra lanciando le arance per farlo spaventare.

 

Gigi Carella? Talento straordinario non supportato dalla testa.

Era scollegato.

Non gli piaceva la pallacanestro ma aveva uno spessore senza confini.

Giocava nel Montepaschi Siena, il suo cartellino fu comprato per 40 mila euro.

 

Ippolito e Scuderi? Sono cresciuti e sono stati anche miei compagni di squadra.

Scuderi ha avuto carattere, testa e costanza per crescere.

I suoi risultati raggiunti non sono arrivati per caso.

Ha sempre dimostrato di essere un’atleta con la testa sulle spalle.

Ippolito? Talento assoluto.

Voleva fare il giocatore.

A casa mia, alla presenza di Coach Tunno gli dissi, non andare, non hai ancora la propensione mentale per andare a Treviso.

Poteva andare lontano ma non ha grande responsabilità.

Sia lui che Andrea sono arrivati nel mondo della pallacanestro in un momento temporale sbagliato.

Quello che consiglio ai ragazzi che alleno è di studiare, diventare Top a scuola ed all’università, la pallacanestro viene dopo, non vedo grande proiezione futura.

Simone era il mio fotografo personale da ragazzo, era il mio supporter ma, a prescindere dalla pallacanestro ci siamo divertiti.

 

Un gruppo fantastico: Coach Tunno allenatore, io vice, Dopo poco tempo, Tunno viene ad allenare la B dove giocavo.

Senza nessuna esperienza e con i ricordi degli insegnamenti dei Coach Gebbia, Roberto Valvo, Massimo Bianchi mi sono dedicato a loro.

CI siamo divertiti tantissimo.

Un gruppo clamoroso.

Abbiamo avuto belle soddisfazioni.

 

Gianni Benedetto: il giorno prima della partita in Coppa Korac mi chiama e mi dice:”Paolo Giuliani sta male, devi giocare tu”.

Giocavamo contro una squadra della Jugoslava, non erano i Bulls ma era pur sempre una Coppa Europea.

Avevo tutta Catanzaro Lido sugli spalti per sostenermi.

Entro in campo inaspettatamente, penetrazione sul fondo e canestro.

Mentre tornavo dall’altra parte del rettangolo di gioco ricordo Gianni Benedetto che mi gridava:”Devi pensare a difendere”.

Dentro di me pensavo:”Ho segnato in Coppa a 15 anni…ma quale difesa”.

 

Gianni Tripodi: come Coach Benedetto era conosciutissimo a Catanzaro.
Nei novanta era protagonista di un Camp con il mito Viola itinerante.

Con la Viola c’era un divario impressionante.

Ci incontravamo sempre, stavamo spesso insieme.

Finito il percorso giovanile, dopo Ragusa e Montegranaro andiamo insieme a Cefalù: Gianni mi porta a Cefalù con un Mercedes bianco cabriolet tre porte.

Andiamo in Sicilia per firmare un contratto con Di Mauro e Castellazzi.”Una squadraccia”: ad un certo punto a Cefalù arriva Bonaccorsi. Li è iniziato il mito di Cefalù.

Diventammo uno squadrone volando altissimi.

Bonaccorsi mandava in tilt il Coach: era ingestibile, tirava quando e dove voleva.

D’inverno, con molto freddo, si presenta con tuta, felpa, cappello,guanti ed una sorta di passamontagna.

Se non trovava parcheggio al secondo giro, al terzo andava via e non si allenava.

Gianni che è sempre stato molto ligio alle regole, si trovò di fronte un talento che realizzava cinquanta punti a partita era costretto a tutelarlo.

Non fu confermato ma porto il grande basket a Cefalù: un allenatore di estremo profilo tecnico.

Lui insegna pallacanestro: gli allenatori moderni non sono più così.

Ha fatto giocare a Cefalù giocatori che non avrebbero fatto neanche la Serie D.

 

Le differenze tra Benedetto e Tripodi?

 

Arrivano dalla stessa scuola. Hanno imparato da grandi allenatori come si insegna la pallacanestro.

Benedetto è più focoso.

Gianni è molto più sereno da questo punto di vista.

Li metto entrambi nel palmares dei grandi allenatori del nostro basket anche a livello formativo.

Mi hanno lasciato molto.

Coach Benedetto mi ha portato a Reggio: devo dire grazie a lui e Gaetano Gebbia.

Sono un percorso molto importante della mia vita.

 

I migliori cinque:Due quintetti: uno tecnico ed uno di cuore.

Tecnico:Dal Fiume, Bonaccorsi,Di Mauro,Freddy Passarelli di Guardavalle e da cinque Paolo Prato.

Quintetto sociale: Peppe Zoccali e Scuderi, guardia Ippolito e Pellicanò,da quattro Joe Sabbia, numero cinque Tony Saccardo.

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