Basket nero-arancio, anni 60-70

 

 

Una serata dai mille risvolti, un bel modo per ritrovarsi e per argomentare sulle origini del basket a Reggio Calabria e sulle origini della Viola Basket. Un bel gruppo di amanti della palla a spicchi si è incontrato presso il ritrovo “Pepy’s Taverna”. Schema libero, microfono aperto e tante testimonianze della Viola delle origini: la prima tappa ha riguardato esclusivamente la Viola degli anni 60 e 70. La discussione ha sfiorato più volte le annate successive ma la prima serata era tutta per loro: Tito Messineo, Mimmo Melara, Peppe Melito, Gigi Rossi, Enzo Putortì, Nicola Saccà, Umberto Gira, Enzo Tuccio, Gianni Calafiore, Claudio Durante, Mimmo Arena tutti pronti a fornire la propria testimonianza, talvolta colorita, talvolta scherzosa, altre volte piena di contenuti di ciò che è stato. Sarebbe realmente bello riavere un Palasport cittadino tutto per la Viola: sarebbe ancor più bello inserire sulle pareti del Palasport in questione una “Hall of Fame” della storia della Cestistica Piero Viola, con nomi e cognomi di chi ha speso impegno, coraggio e giocate per quello che da lì a poco sarebbe diventato uno dei “Miti del Basket”. C’è anche chi era presente per curiosità ma, doverosamente, è stato comunque tirato in ballo, come coach Gaetano Gebbia, pronto a raccontare qualche importante aneddoto di quella Viola preservandosi il meglio per la seconda serata che si terrà il 6 Gennaio e riguarderà le annate successive, la Viola 80 e 90. Si è parlato anche del presente, del triste presente: è Mimmo Praticò, massima espressione dello sport calabrese a prendere la parola, illustrando le sue prossime strategie per risvegliare una situazione impianti che ha già oltrepassato tutti i limiti del ridicolo possibili.

 

Si parte dalla partita contro Trapani, il vero esempio dell’attaccamento di una Città alla palla a spicchi. Si giocava la domenica mattina allo Scatolone. Trapani non mollava mai e la Viola non riusciva realmente ad andare in vantaggio. La partita, iniziata alle 10.30, sembrava non finire mai. Merito del “Maghetto” cronometrista, personaggio storico del basket reggino che riusciva, “magheggio dopo magheggio”, a far durare il match più del previsto, praticamente fino al sorpasso della Viola. Tito Messineo è il vero perno di continuità tra la Viola degli anni 60 e la Viola di oggi: i suoi aneddoti sono infiniti. Insieme all’assente “giustificato” Pasquale Favano (costretto a dare forfait per seguire l’attività agonistica al Centro Viola), Tito, attuale segretario generale della Viola, parla dei suoi ricordi con le immagini della grande Panasonic sul suo sfondo. Immagini che lo ritraevano in panchina accanto a Carlo Recalcati ed a mostri sacri del calibro di Volkov e Garrett. “Grazie alla Viola ho lavorato nello sport che mi piace di più e sono riuscito a crearmi una posizione. Ho vissuto le mie avventure tutte d’un fiato. Ricordo ancora, quando, giovanissimo, fui chiamato dal Giudice Viola e dall’Ingegnere Scambia. Il mio compito sarebbe stato quello di prendere tutti i manuali federali in nostro possesso per riuscire nell’intento di naturalizzare Mark Campanaro, la vera svolta nero-arancio verso il professionismo”. Tito ricorda Trapani ma ricorda il fattore campo in maniera negativa soprattutto in trasferta: “I canestri si muovevano, io c’ero e ricordo, i canestri di San Severo si muovevano”, ricordando lo spareggio in terra pugliese contro un giovanissimo Walter Magnifico. Il Professore Melara, simbolo della Reggio cestistica e creatore del progetto Cap, grazie alla voglia ed alla passione del Giudice Tuccio ha lo sguardo felice di ritrovare tutti i suoi compagni dell’epoca: “Prima di parlare di Viola vorrei fare una precisazione. L’inizio del Basket a Reggio non è rappresentato dalla Viola. In pochi ricorderanno che il Basket a Reggio Calabria è nato molto prima della Viola. Con il team femminile, Reggio Calabria si laureò addirittura Campione d’Italia, notizia che in pochi ricordano”. Mimmo Melara era il valore aggiunto di quella Viola, il vero straniero delle varie formazioni nero-arancio degli albori. In pochi sapranno che Melara fu uno dei primi giocatori multi-disciplinari: campione di pallamano e di Rugby, alla fine scelse il Basket dove era realmente devastante dentro e fuori dal campo: un vero e proprio leader. Non c’era internet, il mondo non era assolutamente multimediale ma il suo play Enzo Putortì ama ricordarlo così: “Era in possesso di filmati americani, strategie americane, pensieri americani e non solo, era avanti anni luce rispetto a quei tempi, era senza dubbio la nostra guida”.

 

Tra i pionieri c’è anche lui: guardando le foto in bianco e nero non è poi cambiato così tanto: parliamo di Peppe Melito, guardia tiratrice dell’epoca. I suoi pensieri sono legati ad un futuro cestistico che non è sicuramente come i suoi anni: “Giocavamo gratis, senza nessun compenso giocavamo per amore di questa disciplina”. Ricordi di gare vinte al fulmicotone, partite che non finivano mai, partite esaltanti e talvolta pittoresche. Nicola Saccà, one man show del rettangolo di gioco in quelle stagioni, ricorda il tutto nei minimi dettagli: “Le nostre gare erano delle vere e proprie battaglie. All’interno delle guerre cestistiche noi ci facevamo rispettare, sia in casa che in trasferta. Il fattore campo contava tantissimo. Ricordo una bella vittoria in trasferta in Campania: dal pubblico ci riempirono di insulti di tutti i tipi. Gli spalti erano composti da sedie da bar che volavano nel campo. Realizzai il tiro libero decisivo e vincemmo, resistendo al successivo assalto dei tifosi locali ed in tutto questo riuscimmo a proteggere anche gli arbitri: al ritorno a Reggio Calabria ricevemmo addirittura una lettera di ringraziamento da parte della Federazione”.

 

“Erano ricordi splendidi condivisi con amici veri: eravamo praticamente sempre gli stessi: io,mio fratello, Mimmo, Peppe ecc. è stato tutto bellissimo”. Enzo Putortì era il regista “rampante” di quella Viola. Era giovanissimo ai suoi esordi e continuò l’attività anche con l’arrivo del “milanese” Massimo Bianchi: quando entravo in campo davo il massimo per la causa. Ero realmente molto attaccato ai colori della Viola. Credo che tutti noi, grazie a personaggi importantissimi come il Giudice Viola ed il Giudice Tuccio siamo stati fondamentali per l’ascesa della Viola e ritrovarci qui a distanza di tanti anni è realmente bellissimo. L’aneddoto che ricordo con maggior simpatia è sicuramente quello legato a Massimo Bianchi: “Massimo era un super giocatore e lo dimostrava partita dopo partita. Io cercavo di “rubare” un minuto dopo l’altro al coach. Prima di una partita, per caso, ho assistito inconsapevolmente ad un colloquio tra la dirigenza ed il coach: l’argomento era il minutaggio dei play. Il coach sosteneva che Bianchi doveva giocare sempre quando era in forma. Allo stesso tempo doveva giocare altrettanti minuti quando giocava male per entrare in forma”. Enzo Tuccio era il giocatore più alto della primissima Viola:”Agli esordi della Piero Viola ero il più alto. Anche Reggio Calabria aveva il suo “Totem”, ero io ed ero orgoglioso di essere il “quasi” due metri della formazione della mia città”.

 

Gigi Rossi? E’ un fiume in piena. Era la mano calda della prima Viola. Fu ingaggiato dal Nord Est per dare una nuova dimensione alla Viola che, fino a quel momento, aveva avuto giocatori “stranieri” in arrivo solo dalla vicina Messina. “Avevo giocato un torneo in estate contro la Viola a Reggio Calabria. A distanza di più di un anno squillò il telefono a casa mia: rispose mia madre. L’interlocutore era il “Giudice Viola da Reggio Calabria”. Mia madre si spaventò aveva una paura immensa di quello che poteva essere successo a Reggio l’anno prima. In realtà venni convocato per un torneo, l’importante torneo di Palmi per giocare le mie prime partite con la Viola. L’arrivo non fu dei migliori: era il 14 Agosto 1974 e giunsi in aereo a Crotone; fui accompagnato, poi, fino a Reggio da un amico e supertifoso della Viola, Don Paolino Ferrara: il viaggio fu incredibile. Da Crotone a Reggio con i finestrini alzati e con il sacerdote che fumava una sigaretta dopo l’altra spegnendole nella parte centrale dell’auto tra i due sedili. Arrivato sano e salvo conobbi tutti i miei compagni: fu amore a prima vista”. Arena è uno dei pionieri della Viola degli anni 70: “Ho subito tanti infortuni. Avrei potuto giocare molto di più e molto più a lungo. Ciò nonostante quelli furono realmente gli anni più belli”.

 

Umberto Gira fa parte del gruppo “young” della prima Viola. Chi non ha mai provato ad imitare il suo arresto e tiro da sogno? Talento esponenziale, probabilmente il migliore mai visto sui rettangoli cittadini, ed una carriera che sicuramente poteva raccogliere molto di più: per il giornalista Giusva Branca, moderatore della serata, Umberto è il “Charlie Yelverton dei poveri”. Lui è sereno come sempre ricordando quelle stagioni: “Arrivavo da Santa Caterina e per me, giocare alla Viola, era realmente il massimo. Ero il “piccolo” del gruppo”. Enzo Putortì ricorda di come veniva “deriso” dai compagni: al termine degli allenamenti tutti si preparavano,si vestivano ed uscivano. Lui si metteva il pigiama, il giubbotto e tornava a casa”. Mark Campanaro? Gira non ha dubbi: “E’ stato il più forte giocatore con il quale abbia mai giocato”. Tante parole proprio sullo Sceriffo della contea di Los Angeles: Claudio Durante, under dell’epoca grazie ai suoi 2.04, ricorda: “Una notte Mark decise di cucinare uova e bacon per tutti. Il giorno dopo a lui fu concesso di non allenarsi, io, che ero il più piccolo fui redarguito da coach Benvenuti: “Lui è Mark Campanaro e può farlo, tu no” e mi allenai”.

 

A proposito di fuoriclasse che hanno indossato la maglia Viola, Gigi Rossi anticipa i tempi e le annate successive coinvolgendo Gaetano Gebbia: “Credo che il miglior giocatore mai visto a Reggio sia Ginobili ed il merito è di Gaetano. Ancora oggi quando guardo le partite degli Spurs penso sempre a Gaetano e voglio chiedergli pubblicamente cosa prova lui”. Gebbia ha la battuta sempre pronta: “Se pensi sempre a me durante le partite degli Spurs non le guardare più”. Poi continua: “Scherzi a parte, avere allenato un ragazzo che ha raggiunto il massimo livello in NBA è sicuramente un privilegio, che io ho avuto e che non capita spesso ad un allenatore, ma quello che Manu ha fatto è soprattutto merito della sua straordinaria umiltà, il vero segreto del suo successo”.

Gebbia torna poi indietro nel tempo e racconta della partita che lo vide protagonista contro la Viola allo Scatolone con Ragusa: “Ragusa vinse a Reggio ma fummo costretti a rigiocarla. E non ho mai capito il perchè. La società decise allora, per protesta contro quella decisione, di mandare a Reggio solo noi giovani (eravamo in 6) ed avevamo l’ordine di uscire subito tutti per falli. La partità finì 10-6 dopo qualche minuto ed il pubblico reggino era comunque infuriato perchè non aveva accettato quella forma di protesta”.

 

Sarebbe stato magnifico ascoltare anche le parole del Giudice Viola, vero e proprio deus ex machina del lancio nel paradiso del basket della Cestistica dedicata al fratello Piero: qualche bella testimonianza arriva comunque dal figlio Andrea, presente all’incontro e felice di ritrovare i suoi beniamini. Ero davvero piccolo ed ho dei ricordi vaghi. Credo che se siamo tutti qui a parlare ancora di quelle stagioni vuol dire che tutto quello che è successo ci è rimasto nel cuore. Proprio Andrea Viola ricorda i suoi primi passi da allenatore del minibasket grazie alla progettualità di coach Benvenuti: il tecnico livornese non era esclusivamente l’allenatore della prima squadra; era il perno portante del lancio della Viola che verrà. La scuola degli allenatori reggini – in tanti diventati seri e vincenti professionisti ancora in auge – partirà proprio da coach Cacco.

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