Bruno Rappoccio:”Ringrazio il Pbk, mi ha permesso di giocare con i miei amici di sempre”
Dai fasti della Fortitudo ai trionfi con la Cuore Basket Napoli, passando per la Prima Squadra della Viola. L’ex enfant prodige si racconta tra ricordi, i Black Orange ed il presente da “veterano” del CSI.
Ci sono storie che profumano di canestro e di gloria passata, ma che mantengono intatta la passione per la palla a spicchi. Bruno Rappoccio è una di queste. Cresciuto come un enfant prodige nei vivai bolognesi della Fortitudo, prima ancora alla Viola, per poi diventare protagonista assoluto con la Cuore Basket Napoli – vincendo Coppa e Campionato – la sua carriera è un viaggio tra alti e bassi, tra palcoscenici prestigiosi e il calore del basket “vero”. Abbiamo incontrato Bruno in occasione del torneo PBK, dove ancora oggi, sotto la guida di coach Santo Vazzana,allenatore inedito, si diverte a regalare “fantastici comeback”. E il sorriso è quello di chi, nonostante gli anni passati, si conferma ancora il numero uno.
Il tempo sembra essersi fermato quando Bruno mostra una foto recente scattata con il vecchio compagno di squadra Marco Caprari, rievocando i fasti della prima squadra. Quasi quindici anni dopo, il legame è più forte che mai. “Che ti ha detto Marco? Lui è sempre il numero uno”, racconta Bruno. “Con noi si parte sempre dallo champagne e si va a finire con il buon cibo e bei discorsi”.
Rappoccio è stato un precursore, un pioniere delle fughe precoci. Oggi, racconta, i giovani talenti vanno via a 12 anni, ma allora fu lui il primo a fare il grande salto verso la Fortitudo. “Mamma quanti anni sono passati? 20 anni!”, esclama. “Eravamo Under 13. Facemmo il campionato regionale con la Effe e vincemmo tutto contro Virtus e Rimini. Poi però la società fallì, quella Fortitudo lì, e io l’anno dopo mi spostai a Rimini”.
Se Bologna e Rimini sono state le culle, Napoli è stato il coronamento. Quando gli chiediamo dei ricordi più belli, Bruno non ha dubbi. “Senza ombra di dubbio Napoli è stato l’anno più bello della mia vita, cestisticamente e non solo”. La Cuore Basket Napoli era una squadra costruita per giocarsela, ma che partiva sempre sfavorita. “Primo anno in Serie B, società nuovissima con soli 3 anni di vita. Eppure vincemmo”.
Oggi Bruno vive in giro per l’Italia per lavoro e il basket è diventato un piacere, non più un obbligo. “Ho provato a dare un apporto ai Black Orange Milano in CSI, vista l’amicizia”, spiega. “Siamo arrivati ai play-off, ma abbiamo incontrato squadre più esperte. Io purtroppo non riesco ad allenarmi per il lavoro”. Ma la voglia di giocare non manca: . Parlando dei vecchi compagni, emerge Ion Lupusor. “Secondo me è il più forte di tutti, con qualche colpo di fortuna in più, poteva arrivare in A1”, dice Bruno. “Ricordiamo la nostra generazione 92-93-94-95: per me è stata la migliore di tutti”.


