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CARLTON MYERS A REGGIO CALABRIA

di Giovanni Mafrici – Fossimo stati nel 2000, sarebbe stata una notizia da prima pagina di giornale nazionale. Non sono ricordi belli ma, vedere in città, sul lungomare uno dei più forti cestisti del basket europeo di sempre, alfiere azzurro fa sempre una grande impressione.

Il grande ex campione della pallacanestro italiana. Non il solito racconto di canestri e rivalità, ma una sorpresa: il suo recente viaggio in riva allo Stretto per testare una disciplina nuova, il pickleball insieme alla gloria del tennis Mara Santangelo, due calciatori di valore come Nicola Legrottaglie e Nicola Ventola e la pallavolista azzurra Francesca Piccinini.

Il tempo, ammette lui stesso, «non era clemente». Ma non è bastato a frenare l’entusiasmo. « Abbiamo anche vinto, direi – racconta il campione – grazie alla Francesca Piccinini che ci ha dato una bella mano. Il tempo sì, hai ragione, non è stato dei migliori, però ci siamo divertiti. È stata una novità per me perché non ho mai giocato a pickleball, quindi ci siamo divertiti».

Una parentesi leggera, quasi una vacanza attiva, che ha riacceso però anche vecchi ricordi e antiche rivalità trasformate in amicizia. Il tema è subito diventato quello del leggendario dualismo con Sasha Danilović, icona della Jugoslavia e avversario storico sui parquet italiani.

 

«So che questa amicizia con Danilović ormai è diventata storica come la nostra inimicizia», scherza il campione. «Diventare un matrimonio praticamente? Beh, un matrimonio no, perché sennò mia moglie avrebbe da dire qualcosa. È un’amicizia nata in maniera genuina, spontanea, ma anche naturale. Alla fine, quando si è avversari in una città come Bologna, due giocatori del genere per forza di cose fanno fatica ad andare a cena insieme. Finite le guerre, deposte le armi, siamo diventati più che amici. Voglio veramente bene a Sasha e credo che la cosa sia reciproca. Quando siamo insieme ricordiamo i bei momenti. Lui magari ne ha un po’ di più da ricordare, però va bene così».

Una frecciata affettuosa al vecchio rivale, che nei duelli europei spesso la spuntava. Ma il campione italiano non ha rimpianti, nemmeno su una carriera che avrebbe potuto avere uno sbocco NBA, anzi a dirla tutta, fosse giovane oggi sarebbe tra i top 20 del mondo. «Ma c’è stata un’opportunità, io sono molto legato all’Italia, all’Emilia-Romagna e in particolar modo a Rimini. Per me è sempre stato molto difficile staccarmi da Rimini, anche quando sono andato a Pesaro. Tra l’altro mia mamma è nata sotto la provincia di Pesaro, quindi c’è un legame. Trenta chilometri e ho detto “Oh mamma mia, devo andare a Pesaro e lasciare Rimini”».

 

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