Caso Gravina, l’affondo di Bargnani: “Il professionismo non è un fatto di milioni, ma di dedizione”
Le recenti dichiarazioni del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, continuano a sollevare un polverone nel mondo dello sport italiano. Definire il calcio come l’unico sport realmente “professionistico”, declassando di fatto tutte le altre discipline al rango di “dilettantismo”, non è passata inosservata, scatenando la dura reazione di Andrea Bargnani. L’ex stella dell’NBA e pilastro della Nazionale di basket ha affidato ai social uno sfogo amaro e circostanziato, unendosi al coro di sdegno già sollevato da campioni del calibro di Irma Testa e Pietro Sighel. Bargnani è pronto a scendere in campo per togliere la polvere alla politica del basket, ferma a retaggi anni ottanta, poltone tutte uguali ed un calo vertiginoso verso il basso? I fallimenti nel basket sono molteplici, tocca agire.
Bargnani, pur comprendendo il momento difficile e il “tritacarne” mediatico che segue un’eliminazione sportiva, non ha concesso sconti sulla definizione di professionalità proposta dai vertici del calcio. L’ex cestista ha puntato il dito innanzitutto contro la gestione economica del sistema, ricordando come la Serie A abbia chiuso l’ultimo esercizio con un pesante passivo superiore ai 531 milioni di euro. Un dato che, secondo Bargnani, stride fortemente con l’ostentata superiorità del modello calcistico, portandolo a interrogarsi su dove si manifesti concretamente tale eccellenza gestionale a fronte di un buco di bilancio così profondo.
Il cuore della critica si sposta poi sulla dimensione etica dell’atleta. Forte di un’esperienza decennale nella lega più avanzata del pianeta, Bargnani ha ribadito con forza che il valore di un professionista non si misura dalla consistenza del suo stipendio, ma dal sacrificio quotidiano. Per l’ex “Mago”, non esiste differenza qualitativa tra una star dell’NBA e un atleta delle Fiamme Oro che si allena otto ore al giorno per un salto in alto: la vera distinzione risiede nella dedizione totale alla disciplina e nell’assenza di un secondo lavoro, elementi che accomunano tutti i grandi interpreti dello sport italiano, indipendentemente dai riflettori.
In chiusura, Bargnani ha evidenziato l’assurdità di una logica che finisce per etichettare come “dilettanti” persino i campioni del mondo della pallavolo, sia maschile che femminile. Si tratta, conclude l’ex cestista, di una distinzione normativa figlia di strategie politiche che nulla hanno a che vedere con il valore reale dei protagonisti in campo, definendo come un atto di discutibile “coraggio” la scelta di sminuire l’impegno di migliaia di atleti d’élite.
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“Gli altri sport sono sport dilettantistici” Le parole del presidente FIGC – Federazione Italiana Giuoco Calcio Gravina dopo l’eliminazione di ieri mi hanno colpito. E non riesco a non dirlo. 🤔🇮🇹
Sul risultato sportivo dei miei colleghi non mi pronuncio, lo sport è imprevedibile e gli episodi decidono le partite, lo so bene. Ho deluso anch’io le aspettative in gironi di qualificazione con la nazionale di basket, e so cosa significa essere dentro ad un “tritacarne”.
La figura apicale del nostro sport nazionale ha giustificato le difficoltà nel calcio anche dicendo che “il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici”, ma la massima espressione di questo “professionismo” ostentato ieri, la Serie A, ha chiuso l’esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro (-531.241.500 euro per l’esattezza)… quindi mi verrebbe subito da chiedere: quando, come e dove si manifesta tutto questo professionismo?
Io ho giocato in NBA, la lega sportiva più professionistica al mondo, benchmark di qualsiasi sport sul Globo. Non mi sono mai sentito più atleta, più professionista, di chi fa salto in alto per le Fiamme Oro allenandosi 8 ore al giorno. Una regola non scritta dello sport, una delle più basilari, dice che il professionismo non lo misuri dallo stipendio. Lo misuri dalla dedizione, dal sacrificio, dal fatto che non hai un secondo lavoro e ti alleni tutta la vita per fare quello che sei. Quindi, su questo tema, guadagnare 10 milioni di dollari a stagione in NBA o 2.000 euro alle Fiamme Oro con l’atletica leggera non cambia il livello di professionismo. Anzi, per esperienza diretta, conoscendo tutti i colleghi dei vari sport, chi fa atletica leggera o sci nella maggior parte dei casi si allena molte più ore di una star NBA (ma molte molte), e questo è un fatto.
A livello normativo e legislativo ci sono distinzioni nette tra professionismo e dilettantismo, certo, ma sono anche figlie di strategie e/o politiche… ed è tutto un altro discorso. Per inciso: la nostra nazionale di pallavolo, campione del mondo in carica sia maschile che femminile, non sarebbe “professionistica” secondo questa logica. Chiamarli dilettanti richiede un “””coraggio””” che non ho. 🏐🏆


