C’è una foto che racconta più di mille parole.
Tre uomini, un campo da basket, e quella luce cestistica senza fine..
A sinistra, l’uomo senza capelli. Li ha persi chissà quando, forse uno a uno lungo le infinite sessioni di tiro che hanno fatto di lui una leggenda alla Reggie Miller dei nostri campionati. Angelo Labate non è mai stato solo un tiratore: è stato il tiratore. Quello che quando prendeva la mira, il canestro sembrava allargarsi per accoglierlo. Uno dei più forti che il basket calabrese abbia mai visto. Oggi indossa un camice invece di una canotta, ed è un luminare nel mondo della medicina. Ma certe mattine, ne sono certo, le sue mani ricordano ancora la rotazione perfetta del pallone che lascia le dita.
A destra, l’uomo con i capelli bianchi. E qui la storia si fa leggenda. Rocco — perché di lui si parla a mezza voce nei bar di Reggio, con quel rispetto che si riserva ai miti — è stato il talento più grande che il basket reggino abbia mai sfornato. Serie A. Nazionale. Un passatore che faceva sognare, unico nel suo genere, alla Magic Johnson. Le ginocchia, maledette, gli hanno rubato anni che sarebbero stati suoi di diritto. Ma la sua cultura sportiva, quella sì, nessuno gliel’ha mai portata via: è stata la chiave che gli ha aperto voli professionali di prestigio. Perché chi capisce il gioco, capisce anche la vita.
E al centro? Al centro c’è lui. Il Maestro.
Gianni Tripodi. Il “Trip”. Nella Cestistica Piero Viola plasmata a livello giovanile c’era lui, a costruire fondamenta e carattere. Ha vinto ovunque sia andato, perché i vincenti veri portano la vittoria con sé come una valigia sempre pronta. Oggi guida il progetto Lumaka giovanile, raccogliendo il testimone e camminando sulla strada tracciata da Coach Gaetano Gebbia. Perché le tradizioni non si inventano: si tramandano.
Una storia che parla di partenza incrociata, dicono. Di strade che si dividono, di vite che prendono direzioni diverse ma sempre unite nel segno del basket.
Ma il basket è una ruota. E le ruote, prima o poi, tornano al punto di partenza.
E un pallone che continua a rimbalzare.


