Che fine ha fatto Paolo Grassitelli?

per i suoi trascorsi da procuratore sportivo.Recentemente ha anche vinto un ambito tre contro tre indetto dalla Nike dove è stato premiato dal Top del Basket Mondiale, Kobe Bryant dei Los Angeles Lakers.In squadra con lui c’erano i reggini Daniele Saccà e Giovanni Rugolo, attualmente in forza al Marsala ed al San Severo ed il saltatore Kader Kam, già visto più volte nelle vesti di “dunker” dei “Damove”.Adesso vive a Londra, città dove lavora.La passione per lo sport, e non solo per il basket sembra rimasta intatta.

 

Innanzitutto,che fine ha fatto Paolo Grassitelli?

Paolo è approdato oltremanica, saltando dalle bianche scogliere di Dover alla foresta di Sherwood,passando “purtroppo” per Stamford Bridge dove il suo Napoli gli ha regalato uno dei dispiaceri più amari dell’ultimo quinquennio calcistico.

In tanti ci hanno raccontato le tue performanceS cestistiche e calcistiche, cosa c’è di vero? Raccontaci le tue esperienze britanniche.

Sto giocando attualmente nei Grantham Outlaws, quarta forza del campionato regionale della contea del Lincolnshire.

Il livello assomiglia molto ad una D calabrese, con molta fisicità ed alcune squadre decisamente più forti delle altre soprattutto per la presenza di moltissimi immigrati lituani, che spadroneggiano.

Ho ricevuto la “convocazione” per il campionato nazionale, per il quale però dovrei allenarmi e giocare a quaranta minuti da casa, a Lincoln, cosa che il mio attuale lavoro non mi consente.Per cui mi diletto con il mio primo amore, il calcio, nel quale mi cimento la domenica mattina sui bellissimi prati inglesi.

Ogni tanto la butto dentro, però dopo ogni partita sento il peso dei capelli sempre più grigi. Guai a mollare, però!!! MAI!

Gioco la Sunday Morning League con la maglia giallonera del Caythorpe Football Club, attaccante di razza già idolo dei 3 tifosi della squadra per un rigore procuratomi (con netta simulazione) dopo appena due minuti dal mio esordio in campo con la maglia numero 16, seguito dieci minuti dopo dal gol vittoria per 3-2, grazie ad una mezza girata clamorosamente svirgolata che si è impennata per poi precipitare senza motivo in rete. Paulo Grassatelli (così sono per queste capre di inglesi che non sanno neanche trascrivere delle lettere) segue le orme di Balotelli.

Non ti fa strano che James Warwick della Cestistica Gioiese sia il miglior marcatore del massimo campionato calabrese e tu sia in Inghilterra?

Warwick è un “Signor Giocatore”, tanto strano non mi fa.E se anche fossi in giro a far danni per i parquet calabresi, non credo proprio che mi lascerebbero essere il miglior marcatore! Tuttalpiù potrei essere il giocatore più affascinante dell’intero Sud Italia, questo si. Anche il più modesto.

 

Parlando di calcio, al Reggioacanestroday avevi iniziato il tuo personale show, ricordi?

Certo, ogni tanto vado a riguardarmelo per rendermi conto di quanto si possa essere imbarazzanti ad una certa età. Peccato, però, se mi fossi preparato un po’ di più mi sarei risparmiato un’umiliazione!!! Scherzi a parte, mi manca tanto Reggio, il suo basket, i mille amici lasciati sul parquet (non in senso fisico) e la tua/vostra passione per lo sport della nostra vita.

 

Stai seguendo il nostro basket? Che te ne pare?

Sinceramente, molto poco. Vado giusto a vedere quanti rimbalzi e punti fa Pasquale Tramontana, cosa fanno Vis e soprattutto Audax, dove ho davvero i ricordi più…come dire… incisivi, ecco, della mia vita “riggitana”. Poi controllo quanti tiri “si spara” Don Iaria e quanti tiri liberi in seguito a simulazioni regalano a Riccardo Rizzieri.

La Viola la seguo poco, mi farebbe un po’ male occuparmi troppo delle vicende cestistiche calabresi. Ho staccato parecchio la spina, e se anche a volte penso a quanto mi piacerebbe essere ancora in forma e divertirmi sul campo in un luogo che amo da morire come Reggio Calabria (a cui continuo ad essere legato in modo indissolubile, dato che il mio Amore è di Reggio ed è per lei che mi sono trasferito in Inghilterra), a volte penso che in fondo va bene così.

In fondo non credo che riuscirò mai ad appendere del tutto le scarpe al chiodo.

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