CI SIAMO QUASI..PER LA GENTE, LO SPORT E LA COMUNITA’ VILLESE
Allora, la sintesi estrema è il sogno sembrava svanito.
Il finanziamento inghiottito nel nulla, il cantiere fantasma, le promesse come foglie secche al vento. Quella domanda, “Ma il Palazzetto di Villa?”, era un coltello che ogni volta girava nella piaga: la ferita di una comunità senza casa, di atleti senza un campo come si deve, di una promessa tradita.
Ma le storie, a volte, hanno un finale diverso.
Quel bambino con le guance rosse, quello che stringeva i denti promettendo “l’anno prossimo si torna a Villa”, non ha mai davvero smesso di crederci. Ha solo cambiato campo da gioco per un po’.
Oggi, quel bambino è pronto e ne ha passate tante.
C’era quando il vecchio impianto andò a fuoco.
C’era in occasione della finalissima per vincere il campionato.
Oggi è pronto a svestire per un giorno i panni del politico, a togliersi la giacca di chi ha dovuto combattere tra carte, finanziamenti e burocrazie. Pronto a rimboccarsi le maniche della maglia nero-verde, a rimettersi i pantaloncini come ai tempi del Prof. La Fauci e del Presidente Salvatore Versace. Come ai tempi in cui il sudore era solo quello della palestra e l’unico orizzonte era il canestro.
E magari anche il sindaco di Villa San Giovanni, ritornerà, romanticamente a scrivere un pezzo su di un’avvincente finale PlayOff, per una città, dal punto di vista cestisti costretta a “fuggire” a Reggio Calabria, per vincere il campionato regionale e poi, autoridimensionarsi.
Non è solo cemento e acciaio. È la risposta concreta a quella domanda.
È il luogo dove,noi tutti, vorremmo vedere segnare Tatanka, vedere una tripla di Ciccio Coca, una giocata del Brigante ed una giocata sorniona dell’Avvocato Guarnaccia.
Un colpo da maestro del Capitano Simonetta, un terzo tempo “power” totalmente fuori equilibrio di Johnny il maltese, ed un piazzato di Big Mario Festa.
La passione è la stessa del primo giorno. Quella del bambino con le guance rosse. Ma adesso, quella passione ha costruito qualcosa. E il fischio di inizio è vicino.
Torniamo in campo, incrociando tutto l’incrociabile, il 2026 porterà buone notizie, tutte in neroverde.


