Claudio Musacchio, dall’azzurro alla vetta della DR1: “Alla Lumaka si semina per il futuro”
Il giovane cestista reggino, convocato in Under 18 come riserva a casa nella passata stagione, è oggi uno dei punti di forza della capolista calabrese. Ospite del format “Tiro da 4”, ha raccontato la super vittoria contro la Pirossigeno, il sogno nazionale e l’eredità del maestro Gaetano Gebbia.
REGGIO CALABRIA – “Una partita sul filo del rasoio”. Così Claudio Musacchio, giovane cestista della Lumaka, capolista in DR1 Calabria, ricorda la sfida contro Cosenza, vinta dopo una rimonta epica. Ospite del format televisivo Tiro da 4, condotto da Giovanni Mafrici, il talento reggino ha svelato retroscena, ambizioni e il credo che guida la sua squadra guidata da Milo Geri e Rocco Famà.
“Siamo andati subito sotto, non riuscivamo a gestire i loro attacchi – ha spiegato Musacchio – tanto che siamo arrivati sotto di 15 punti. Poi, prima della fine del primo tempo, siamo riusciti a limitare i loro tiri da tre e a riavvicinarci. Da lì è partita la nostra rimonta”. Una vittoria di squadra, come tiene a sottolineare: “Nessun singolo è spiccato più di tanto, Gaetano Romeo ci ha dato una grandissima mano. È stata una partita intensissima fisicamente, ben gestita, un risultato che non era scontato”. Alla domanda se si aspettasse di essere in vetta alla classifica, considerando la presenza in altre squadre di “fior di giocatori” e “tantissimi senior”, la risposta è chiara: “Pronosticato, probabilmente no. Pochi credevano nella nostra piccola realtà. Però ero fiducioso: i nostri under sono veramente spigliati e i nostri senior aiutano tantissimo”.
Il cuore del racconto, però, batte per una figura che va oltre il campo: Gaetano Gebbia, storico punto di riferimento del vivaio della Lumaka,faro per tutto il basket italiano e per la storia della Viola, recentemente scomparso. “È una perdita che lascia il segno – confessa Claudio, con voce carica di emozione –. Parlo personalmente, ma so di parlare a nome di gran parte del gruppo che lo seguiva. Ci ha presi da piccolissimi e ci ha insegnato tanto, cose che applichiamo in campo e nella vita reale”. Qual è stato l’insegnamento più grande? “Non ce n’è uno solo che spicca. L’etica del lavoro è probabilmente la cosa più importante: il modo di rapportarsi con una figura superiore, l’idea di lavorare tutti i giorni, di non mancare mai. Le regole erano uguali per tutti: sbagliava uno, correvano tutti”.
Dopo la gratificazione come riserva in nazionale Under 18, i prossimi obiettivi guardano lontano. “Ovviamente si punta al miglioramento di tutti noi – afferma riguardo al progetto della squadra –. Non puntavamo a vincere il campionato, ma il risultato è frutto di anni di lavoro. L’obiettivo è migliorare, ognuno di noi”. E per il suo futuro? “Il sogno è ovviamente poter giocare con i grandi della nazionale. Il lavoro da fare è ancora tanto, ma nulla è impossibile, lo stiamo dimostrando anche noi”. Parlando di idoli, il suo “All Time” è chiaro: “Kobe Bryant, a livello di spettacolo non penso esista qualcuno che possa dare di più”. Più vicino a casa, invece, l’ispirazione viene da un uomo di casa Lumaka, oggi alla Viola “Marco Laganà, un giocatore da cui ispiro tanto il mio gioco. Ovviamente non ho il suo talento: io sono un giocatore completamente costruito, e devo tutto a coach Gaetano Gebbia per questo”.


