COACH DATTOLA NON LE MANDA A DIRE:”COSI’ NON VA”
«Oggi si vive di superficialità. Così il basket in Calabria non riparte»: la diagnosi senza filtri di coach Eugenio Dattola
REGGIO CALABRIA – Da dove si riparte? Dove lo vedremo l’anno prossimo? La risposta, tra il serio e il faceto, è una cartolina dal sapore amaro: «Sul lungomare di Calamizzi a pescare con due belle canne da pesca. ». Così Eugenio Dattola, ospite in Tv su Tiro da 4, sintetizza con ironia il momento di stallo del basket calabrese. Un’annata complicata, chiusa senza retrocessioni, ma con la sensazione di un’occasione persa.
Il coach ripercorre l’ultima esperienza in Serie DR1, basata su un percorso di giovani cresciuti dall’Under. E il rammarico è profondo. «Si fa fatica ad assimilare tanti concetti che sono la pallacanestro. Oggi si vive un po’ troppo di superficialità e molto poco di contenuti», spiega Dattola. Non è la sconfitta a spaventarlo, ma l’approccio: «Le partite le devi anche provare a giocare, lottando. Sono mancate quelle piccole cose che andavano costruite». Parole che suonano come un’autocritica, ma anche come un’accusa a un sistema che non è più capace di insegnare i fondamentali.
Il discorso si fa duro quando si affronta il presente. «Parametri, costi e mancanza di squadre. La Serie C in Calabria non la puoi nemmeno pensare di riproporre», sentenzia Dattola. Il motivo? Strutture allucinanti, costi folli e nessuna visione. E qui arriva la stilettata più velenosa: «Oggi esiste una concorrenza spietata per accaparrarsi un povero ragazzo promettente. Con la liberalizzazione degli svincoli abbiamo fatto peggio: si è scatenata una guerra alla cattura del numero, non del prospetto. Perché serve per riempire le squadre». Il risultato? «Ogni anno si parla di programmazione, e ogni anno si riparte da capo. A Reggio Calabria e dintorni non riesci più a seminare nulla».
L’affondo finale è sulla perdita delle figure che formavano i giovani. «Prima c’era Gaetano Gebbia che girava tutta la Calabria a pescare quello di 2,5 metri. Lo stesso faceva il professor Melara. Persone con una missione. Oggi invece si pensa solo allo stipendio di marzo». Eugenio Dattola non usa giri di parole. La sua è la voce di chi ha visto il basket cambiare, e peggiorare. «Bisogna ripartire dalle fondamenta. E dalle persone. Le persone che avevano una missione».


