Coach Gebbia coast to coast

Siamo al primo giro di boa, termina il girone di andata, quali sono le tue prime valutazioni sul percorso affrontato fino ad oggi dalla tua squadra e dai tuoi ragazzi?

Dobbiamo sempre tener conto quali sono gli obiettivi per cui è nato e si sta sviluppando il progetto BASKETINSIEME: offrire ad un gruppo di giocatori, nella maggior parte giovani e giovanissimi, un’opportunità di miglioramento attraverso allenamenti qualificati ed un’attività agonistica adeguata alle loro necessità.

In tale ottica, al momento attuale, possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti: il lavoro delle società coinvolte, Val Gallico e LUMAKA, e dello staff, è prevalentemente rivolto a dare ai ragazzi la consapevolezza di quanto sia importante allenarsi per raggiungere ogni giorno un piccolo miglioramento, con l’intenzione di educarli a sentire l’allenamento non come un’attività che sono obbligati a seguire ma come una scelta  autonoma che decidono di fare perché ne sentono il bisogno. Ritengo questa la maggiore carenza del lavoro che viene fatto nei settori giovanili di tutt’Italia ed alla quale occorrerebbe dare molta importanza.

Il passo successivo, sul quale stiamo lavorando, è insegnare loro a sapersi allenare ed utilizzare al meglio il tempo che dedicano alla pallacanestro, con concentrazione ed intensità.

Se al termine della stagione avremmo, anche parzialmente, raggiunto tali obiettivi, potremmo ritenerci ampiamente soddisfatti.

In tale contesto, il campionato al quale partecipiamo, rappresenta un’opportunità di verifica del lavoro fatto e della capacità dei giocatori di trasferire nel contesto gara quanto appreso nel lavoro quotidiano, senza soffrire i condizionamenti emotivi che la partita presenta.

La posizione di classifica ha di conseguenza un’importanza solo se collocata nell’ambito complessivo del progetto; potremmo essere ultimi e non cambieremmo di una virgola i nostri obiettivi, le nostre proposte, le nostre scelte.

Cosa ti piace di più del campionato che sta disputando la tua squadra?

Ci sono diverse cose positive: il livello adeguato ai nostri obiettivi e che sono sicuro sarà più equilibrato nel girone di ritorno, la presenza di tanti giovani che vengono utilizzati in maniera concreta, il gioco stesso che in molti casi non è fatto solo di pick and roll e zone bulgare. In particolare apprezzo lo spirito con cui i giocatori delle diverse squadre dopo essersi affrontati sul terreno di gioco, si abbracciano da vecchi amici; questo perché molti hanno giocato insieme o comunque da avversari si sono sempre rispettati, interpretando meglio di tanti altri lo spirito dello sport.

 E cosa ti piace di meno?

Purtroppo il comportamento di noi allenatori che invece tradisce lo spirito del gioco; troppe proteste, troppi tentativi di condizionare gli arbitri, troppe braccia alzate e mani sui capelli.

E’ vero che i grandi cattivi esempi non mancano, ci sono allenatori ai massimi livelli che passano più tempo a discutere con gli arbitri che a seguire la partita e la propria squadra; eppure mi piacerebbe che in questo nostro campionato ci fosse un atteggiamento diverso, quasi per dare un segnale distintivo a tutto il movimento.

In fondo il Coach che protesta perché lo fa? Per averne un vantaggio? Per proteggere i propri giocatori? Per accontentare il “contorno” che vuole l’allenatore che protesta? Credo si possa svolgere ancora meglio il proprio lavoro senza dedicarsi ai presunti errori arbitrali; soprattutto per educare i giocatori a puntare su sé stessi e sulle proprie qualità da migliorare quotidianamente, perché su questo possono e devono incidere, senza alibi e scusanti.

Ma quindi gli arbitri sono perfetti?

Assolutamente no, arbitrano in serie C un gioco che è regolamentato allo stesso modo, dalla promozione alla serie A, quindi bisogna accettare che possono sbagliare, così come sbagliano i giocatori. La differenza però sta nel fatto che per i giocatori ci sono gli allenatori che li correggono e li aiutano a migliorarsi, per gli arbitri non credo avvenga la stessa cosa, per lo meno non con continuità.

 Assieme a questa nuova realtà Val Gallico ed alla Lumaka vi siete ritrovati attorno ad un tavolo per programmare un lavoro di crescita comune: quant’è difficile oggi lavorare e programmare “a lungo termine“? Meglio aver “pazienza” nel raccogliere i frutti del proprio lavoro credendo nella c.d. “continuità” o l’immediato “tutto e subito“?

Mettere insieme più società e far condividere un progetto è un’operazione difficile, non solo nel nostro territorio ma ovunque. Avere una visione che va al di là del proprio interesse attiene a dirigenti lungimiranti che riescono a mettere da parte la logica del risultato immediato a favore di una crescita graduale e continua; questo risulta più importante di competenze specifiche che ovviamente società giovani non possono ancora possedere ma che non tarderanno ad acquisire.


 L’unico titolo nazionale della pluriennale storia della Viola Reggio Calabria porta indiscutibilmente la tua firma e di quei meravigliosi ragazzi che si distinguevano per la grinta, forza e la determinazione che mettevano ad ogni partita: che differenze generazionali trovi a distanza di così tanto tempo con i nuovi “cadetti”?

I giovani oggi sono gli stessi di quelli delle generazioni precedenti, anzi mi verrebbe da dire che ogni generazione è migliore della precedente, semmai è cambiato il contesto sociale e di conseguenza anche le realtà sportive; inevitabile che di tali cambiamenti i giovani risentono.

Piuttosto siamo noi adulti che non sempre riusciamo ad adeguarci ad un diverso contesto sociale e di conseguenza risultiamo inadeguati.

Ciò non toglie nulla al fatto che quel gruppo e quell’esperienza probabilmente resteranno fantastici, unici ed irripetibili.

Faccio l’avvocato del diavolo: Domani vinci alla lotteria e diventi milionario, impazzisci e vuoi investire nella pallacanestro e nel settore giovanile, su cosa punteresti per prima: sull’ingaggio di un buon allenatore o su un ragazzo già formato?

Prima di tutto investirei su delle persone da formare nel ruolo di dirigenti, che sappiano a loro volta scegliere dei bravi allenatori; oggi la carenza maggiore che si avverte, ad ogni livello, riguarda la componente dirigenziale. Le recenti parole di Toto Bulgheroni in merito ad un suo eventuale coinvolgimento ai vertici della Lega tracciano un solco importante fra il passato ed il presente e purtroppo lasciano poche prospettive anche per il futuro.

8. Cosa ci dobbiamo aspettare e cosa ti aspetti dai tuoi ragazzi da qui fino alla fine dell’anno? La strada è ancora tutta in salita?

Noi andiamo avanti secondo i programmi, continuando il processo di crescita che spero si concretizzi nel momento in cui anche soltanto alcuni dei ragazzi coinvolti nel progetto BASKETINSIEME avranno, nella nuova stagione, delle opportunità ad un maggior livello. Senza dimenticare che la realtà sta crescendo in ogni sua componente, il che è già un risultato conseguito che comunque farà il bene della pallacanestro nella  nostra regione.

– Grazie coach, alla prossima

Grazie a te ed al vostro sito.

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