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Coach Lia: «Al Roccella Body Lab cresciamo piano. E Johnson è un grande motivatore»

Speciale Ymca Summer League– L’YMCA Summer League non è solo basket giocato, ma anche un’occasione per fare il punto sulla crescita del movimento, dai vivai ai sogni NBA. E chi meglio di Pasquale Lia, coach del Roccella Body Lab, può raccontare lo stato dell’arte del basket calabrese e non solo? Presente alla manifestazione, Lia si è concesso a una lunga chiacchierata a cuore aperto: tra bilanci societari, il futuro del club, il lavoro con il giocatore statunitense LintonJohnson e un’analisi lucida sulle differenze tra Nord e Sud Italia.

La prima domanda non può che essere sul presente del Roccella Body Lab. E coach Lia non nasconde un cauto ottimismo: «Bene, bene. Un anno positivo. Stiamo crescendo pian piano, come è normale. Siamo partiti da zero: mini basket, Under 14… Insomma, stiamo andando avanti. Nonostante le difficoltà – che ci sono sempre – sono abbastanza contento». Un percorso graduale, fatto di passi solidi più che di fuochi d’artificio. E il futuro? Lia guarda avanti con lucidità: «Stiamo pensando al domani. Vogliamo organizzarci meglio a livello societario. Cambierà qualcosa per strutturarci meglio, per essere più attrattivi. Serve una solidità in più».

 

Linton Johnson? «È bello lavorare con lui. Intanto è una bella persona, positiva, entusiasta. Un grande motivatore. Con i ragazzi si sente la sua positività. Ed è anche preparato, giustamente», racconta Lia. E i ragazzi? «Dicono che li fa massacrare di lavoro – scherza il tecnico – ma sono contenti di essere seguiti da lui in questi tre giorni». Lia sottolinea però un aspetto che va oltre l’entusiasmo momentaneo: «La cosa che mi piace molto, e che secondo me manca tantissimo da noi, è la cultura del lavoro. Lui continua a parlare di cultura del lavoro, della fatica, del crescere attraverso il lavoro. È una cosa molto importante».

Il discorso si allarga inevitabilmente al tema delle convocazioni in Nazionale e alla distanza abissale tra Nord e Sud. La notizia della giovane Maia Schirripa riserva a casa dà lustro al movimento calabrese, ma secondo Lia resta molto da fare. «Partiamo dalle strutture: c’è una carenza generale. A Reggio forse ne troviamo qualcuna in più, ma in altri posti si fatica tantissimo ad avere anche solo una struttura. Poi c’è una questione culturale: tranne poche eccezioni (Reggio le ha sempre avute, Catanzaro sta crescendo), nella nostra fascia ionica la cultura del basket deve ancora radicarsi bene». Il concetto è chiaro: manca la voglia di essere bravi, di emergere. «Molti ragazzi non vedono quella voglia di essere bravi. Forse perché non vedono la proiezione di diventare un campione, come invece accade nel calcio. Il sogno di diventare il nuovo Totti – che poi nessuno diventa – almeno fa provare».

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