COSA AVREBBE SCRITTO ALDO GIORDANI SUI FATTI DI CONTIGLIANO?
La sua scrivania, sempre un caos ordinato di pagine dattiloscritte, gazzette e appunti frettolosi, oggi ospita una torta. Piccola, semplice. Sopra, una sola candelina: un centinaio sarebbe stato pretenzioso, e Aldo Giordani non lo è mai stato, nonostante la sua statura.
Dall’altro lato della stanza, una vecchia televisione a tubo catodico sussurra le immagini sgranate dei festeggiamenti per l’altro Jordan, Michael, il suo sessantunesimo compleanno.
Un sorriso gli increspa le labbra. “Poi lo sguardo cade su un ritaglio di giornale, più recente. Contigliano. Il basket che si ferma per un minuto di silenzio che sembra non finire mai.
Prende una penna stilografica, la fa scorrere tra le dita, un gesto rituale. E come se fosse ancora al microfono della Rai o sulla pagina di Superbasket, inizia a commentare. La sua voce, un po’ roca, riempie la stanza vuota.
«Vedete? Il basket non è mai solo basket. È la vita. E nella vita, a volte, la palla smette di rimbalzare.
«Ieri il mondo celebrava Michael. L’inarrivabile, l’icona globale. Giusto. Dovuto. Ma oggi, io, nel mio piccolo, penso a Van Zandt. A Elliot. Mi avete fatto tornare in mente quei giorni. Lui, un capitano americano, io, un interprete con la testa piena di sogni. Ci incontrammo per caso, come un assist che arriva all’improvviso su un contropiede. Lui portava il “verbo”, come dite voi. E io… io ero il suo scriba. Il suo primo, incredulo, discepolo.
«Ci insegnarono una cosa, allora: che questo gioco nasce da un gesto di genio in un momento di noia, ma vive di comunità. Un cesto di pesche inchiodato a un muro, in una palestra del Massachusetts. E poi, il verbo che viaggia, con Elliot, da Roma a Reggio Calabria, fino nelle palestre di periferia dove il parquet scricchiola ma il cuore batte forte.
«E allora, cosa sono i fatti di Contigliano, se non un dolorosissimo, straziante insulto a quell’essenza? Il basket si è fermato. Non per un infortunio. Si è fermato con sdegno. Per ricordare che prima dei tagli, dei tiri, dei schemi, siamo uomini. Comunità e certe cose sono inaccettabili e andrebbero impresse con una bella scritta “Mai più” come cantavano Jovanotti, Ligabue e Piero Pelù.
Perché il basket, come la vita, va avanti. Ma non dimentica mai da dove viene, e chi ha perso per strada.
La penna si ferma. Appoggia la testa sullo schienale della sedia e chiude gli occhi. Per un attorno, nella stanza, si sente solo il leggero ronzio della tv e l’eco delle sue parole. Il verbo di Aldo Giordani, cent’anni dopo, sarebbe stato ancor più necessario. Più che mai.


