Eccellenza

Dall’eredità di uno “Showtime” reggino al sogno di Enrico Ripepi: il basket è famiglia

Speciale Pbk- Reggio Calabria – Un cognome che riecheggia nella pallacanestro reggina, un padre che ha scritto pagine di storia importanti del basket cittadino e un figlio che ne sta scrivendo di nuove. In una pausa del torneo PBK del PalacolorCsi di pellaro, abbiamo incontrato Enrico Ripepi, giovane promessa reduce alla prima stagione lontana da casa alla CCB Academy, e suo padre Nino, glorioso ex cestista della Viola, per una chiacchierata a tutto tondo tra passato, presente e futuro.

Enrico, partiamo da te. Come sta andando questa esperienza al torneo?
“Bene, bene. È altamente combattuta, le squadre sono ben equilibrate e ci stiamo divertendo”.

Con chi stai condividendo il parquet?
“La mia squadra è composta da mio cugino Andrea Canale, da Tommaso e Giampaolo Maio, Jacopo Ielo e Gianfranco Romanò”.

Un ricordo dell’anno scorso a Catanzaro?
“È stato un bellissimo campionato. Siamo arrivati in finale, perdendo contro un’ottima squadra di Palermo, la migliore in Calabria degli ultimi almeno 20 anni. Davvero bene”.

La domanda è d’obbligo: perché il basket e non un altro sport? C’è stato qualcuno che ti ha influenzato?
“Magari! Purtroppo ho avuto un padre così appassionato a questo sport che me l’ha… beh, me l’ha trasmesso in ogni modo” ride Enrico, lanciando un’occhiata complice al padre.

Ed è a lui, Nino Ripepi, che la conversazione si sposta naturalmente. Un nome che per i nostalgici evoca immediatamente l’epoca d’oro a Reggio, che in tanti non esitano a chiamare “Showtime”.

Nino, come è essere il papà di un giovane atleta?
“È una cosa meravigliosa. Intanto, è ovvio che mi fa tanto piacere che lui faccia basket e non quegli altri sport minori”, scherza con fare paternalmente provocatorio. “La cosa bella – prosegue serio – è che mi tiene sempre in campo. Quest’anno ho fatto le sue stesse trasferte, non ne ho persa una e mi sono divertito. L’adrenalina continua a salire sempre di più e lo seguirò sempre”.

Nino non parla solo di Enrico, ma con orgoglio da “papà adottivo” allarga lo sguardo al gruppo di giovani talenti cresciuti in casa Aleandre.

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