DEAR KOBE,LA STRAORDINARIA LETTERA DI IVERSON

Una lettera meravigliosa dedicata al Black Mamba a firma di uno dei più grandi interpreti di sempre della pallacanestro

 

La lettera di Allen Iverson
“Caro Kobe,

Sarà difficile, lo so, ma ho bisogno di togliermi questo peso.. La prima volta che ti ho visto giocare contro ‘Black Jesus’, avevi appena 18 anni, ma già sapevo che eri un killer. Avevo già capito che saresti stato una leggenda di questo gioco…

Possiamo essere cresciuti in circostanze differenti, ma quando ti vedevo sul parquet, sapevo che eravamo cresciuti con la stessa mentalità.

Io non ero alto, ma nella mia testa, sarei stato un gigante in campo ogni singola notte. Tu invece eri 2 metri e avresti potuto segnare anche nel sonno, ma non ti bastava. Volevi essere il migliore ad averlo mai fatto.

Tutti dicono di volerlo, ma non tutti sono disposti a sacrificare quello che serve per arrivarci.

Ti ricordi quando giocai a L.A. per la prima volta nell’anno da rookie?

Mi venisti a prendere all’hotel e uscimmo per mangiare qualcosa. Mi chiedesti cosa avremmo fatto dopo e ti risposi che volevo andare in un club. Alla fine, eravamo a L.A.! Dai fratello!

E cosa mi dicesti tu? “Torno in palestra…”

Sei probabilmente l’unico personaggio nella storia del gioco la cui narrativa e mistica non è esagerata. Il Mamba non era un mito.

Non ti rende nemmeno giustizia. L’una, le due, le tre del mattino.

Sapevamo che ti avremmo trovato lì…

Ogni singola volta che abbiamo messo piede su quel parquet, era come se stessimo andando in guerra. Ma non c’era odio tra noi. Era come se due pugili dei pesi massimi si picchiassero a morte. E poi, alla campana, solo amore e rispetto. La grandezza ha bisogno di compagnia e noi avevamo bisogno l’uno dell’altro. Mike aveva bisogno di Prince così come Prince aveva bisogno di Mike. Così come Tyson aveva bisogno di Holyfield e Holyfield aveva bisogno di Tyson.

Quello che mi piace di questa storia è che è tutto vero. Questo eravamo noi. Due ragazzi che si spingevano a vicenda verso la grandezza…

Nelle Finals 2001, lottammo come combattenti.

Ma non c’era odio. No. Solo ammirazione e rispetto reciproco.

Cioè, chi perde un titolo marcatori NBA con 33 a partita?

Come diavolo facesti a metterne 35 di media?

Perchè mi chiedo. Perchè eri te.

Perchè eri Kobe Bryant.

Perchè probabilmente mi vedevi ogni sera su Sports Center metterne 41 e pensavi ‘ok, fammi fare 43.. vediamo se ti piace Chuck’.

Sono sempre stato sicuro di me.

Sapevo cosa potevo fare. Ero uno scorer. Un vincente. Ho fatto il mio.

Ho vinto qualche partita. Ma tu…tu eri un campione.

Avevi gli anelli. Anelli su anelli. Eri amato in tutto il mondo. Eri amato persino a casa mia. La mia figlia più grande amava Kobe Bryant.

Voleva vedermi vincere, ovvio, ma era anche dalla parte di Kobe…

Ogni volta che qualcuno mi chiede chi sia stato il GOAT, non vi dico cazzate, io dico MJ. Black Jesus è stato il GOAT.

Ma il numero 2? Kobe. Dirò sempre Kobe Bryant.

Nessuno era duro come te. Nessuno mi ha mai tirato fuori così tanto.

Saremo per sempre connessi in questo gioco, in questa vita.

Vorrei solo aver avuto un po’ più di tempo…

Dove siamo finiti? Quel primo viaggio a L.A. sembra appena ieri.

Eravamo appena ragazzi, con tutta la vita davanti.

“Che facciamo dopo?”

“Io vado in un club…”

“Io torno in palestra.”

Non lo dimenticherò mai.

Non sei più su questa terra, ma non te ne sei andato.

Basta dire il tuo nome per far tornare alla mente le tue gesta.

Riesco a vederti con il dito verso il cielo dopo gli 81 contro Toronto.

Riesco a vederti saltare come MJ dopo aver vinto il titolo.

Riesco a vederti lì alla lunetta, accanto me, sorridente, in silenzio, solo guardandomi – come se mi dicessi, ‘dipende da te, Chuck’.

Questi ricordi non se ne andranno mai.

E si, piangeremo. Piangeremo quando ricorderemo che te ne sei davvero andato. Ma rideremo come dei figli di puttana quando ripenseremo a tutto questo…

Non so davvero come chiudere una lettera come questa.

Non so davvento come salutare una leggenda, un padre, un figlio, un amico. Non trovo le parole.

Tutto quello che so è che…. Ti voglio bene, fratello.

Chuck”

Allen Iverson e la sua dedica a Kobe Bryant su The Players’ Tribune

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