Dilettantismo o Professionismo di fatto?

Le normative AntiCovid e il mondo dello sport. Un rapporto mai chiaro, un eterno conflitto tra chi giudica minoritario l’interesse verso questo ambito e tra chi, a fatica, prova a smuovere la coscienza pubblica su quanto lo sport sia fonte d’indotto e di occupazione – scrive in una sua nota Linkedin il legale e giornalista reggino Vittorio Massa, oggi in forza, per il secondo anno consecutivo alla Blu Basket Treviglio in Serie A2.

Il tema però non è solamente morale e sarebbe superfluo ribadire la valenza sociale dell’attività sportiva, spostando l’attenzione non su chi pratica ma su chi assiste, si emoziona, si aggrega (nell’accezione migliore del termine). Sarebbe altrettanto superfluo ribadire come di sport vivono non solo i grandi campioni acclamati e , molto spesso, strapagati. E invece no, è tutt’altro che superfluo.

Entrando nello specifico ad oggi, alla luce delle nuove normative, si pone nuovamente l’attenzione su chi debba essere definito professionista e chi, semplicemente si fà per dire, dilettante. In particolare la vicenda riguarda giocatori, allenatori e staff delle società di A2 e Serie B di Pallacanestro, ma l’esempio può tranquillamente essere applicato ad altre discipline.

Il problema è tutto nel termine “dilettantismo”. Urge interpretazione che, attenzione, non vuol dire lasciare al libero arbitrio. Urge un’interpretazione autentica che chiarisca il termine applicato al contesto. L’ultimo Dpcm ha corretto in corsa il tiro aggiungendo il termine “amatoriale” ma non basta. Come da copione dopo quattro giorni ecco all’orizzonte nuove ordinanze regionali pronte a restringere le maglie delle prescrizioni sulla scorta delle numerose competenze esclusive e concorrenti. Ecco ritornare di moda lo “stop al dilettantismo”.

Come si può definire dilettante chi svolge esclusivamente quella attività?

Come si può definire dilettante un soggetto che ha un contratto (con un compenso previsto) ed un tesseramento (esclusivo)?

Come si può definire dilettante chi lavora a tempo pieno presso una società sportiva?

Ma soprattutto le Federazioni richiedono titoli ed aggiornamento continuo per essere tesserati con determinate qualifiche: Tessere e corsi (molto costosi) per allenatori, iscrizioni ad albi professionali per fisioterapisti, massaggiatori e teoricamente anche per resp.comunicazione.

In un settore in cui si chiede ogni giorno maggiore “professionalità” oggi ci si trova difronte al grande muro del “dilettantismo” come discriminante per continuare a svolgere o meno quella che è a tutti gli effetti una professione.

La problematica ha radici ben diverse da quelle sportive. Il passaggio al professionismo richiederebbe alle società di sottostare ad un regime fiscale che andrebbe a raddoppiare i propri budget. In un contesto già di per se povero, con le problematiche derivanti dall’incertezza e dalle limitazioni sull’affluenza nei palasport, vorrebbe dire scrivere la parola fine per tante realtà.

Serve un regime fiscale differenziato? Serve introdurre il “professionismo di fatto” pur mantenendo un regime fiscale “dilettantistico”. Il bilanciamento degli interessi non è semplice. Ma ciò che conta è che il Covid, come in tanti aspetti della vita, ci ha messo dinanzi ad un punto di svolta. Il tempo per cambiare è stato tanto ma adesso il tempo è finito.

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