DNC: Assitur Planet, intervista al direttore tecnico Fabrizio Tunno

quelle nelle quali, guardando negli occhi i propri giocatori, attraverso parole taglienti come lame, riesce a toccare le corde più profonde dello spirito degli atleti che poi riversano il suo carattere battagliero in campo. Questa intervista al Direttore Tecnico della squadra marchiata Assitur, non può che cominciare sottolineando quanto ha fatto Fabrizio per i colori giallorossi. Allenatore sempre vincente, rappresenta una delle poche certezze del movimento cestistico non solo cittadino, ma anche calabrese. Da anni, con passione e competenza, è occupato nel tentativo di regalare alla città di Catanzaro soddisfazioni con atleti letteralmente fatti in casa. Lasciamogli adesso il modo di spiegarci bene di cosa si occupa per addentrarci poi, attraverso uno sguardo più generale, su considerazioni circa l’andazzo della stagione nel suo complesso.

Coach Fabrizio Tunno, anzi meglio, Direttore Tecnico, che funzione svolgi quest’anno all’interno del network Assitur Planet basket Catanzaro?

Ci tengo innanzitutto a ringraziare la società per il prestigioso incarico che mi è stato affidato, ricopro infatti un ruolo di grande responsabilità che richiede una totale abnegazione al progetto di crescita nel quale credo moltissimo. Rappresento, per essere chiari, una figura di supporto alla componente tecnica e sono responsabile delle linee guida per il lavoro della prima squadra, militante nel campionato nazionale di serie C, nonché per tutto il gruppo giovanile.  Sono poi allenatore del gruppo dei ragazzi nati nel 98’ e nel 99’, sotto la denominazione SMAF, società satellite da anni impegnata nel settore giovanile, con la quale disputo i campionati di categoria Under 14, Under 15 e Under 17. Mi occupo infine, ma non per importanza, di curare degli allenamenti differenziati, per i ragazzi che hanno la voglia e le caratteristiche giuste per emergere, curandone gli aspetti prettamente tecnici attraverso programmi di allenamento personalizzati.

In un certo senso hai cambiato modo di vivere la pallacanestro, passando dalla panchina alla direzione e supervisione. Come hai vissuto questo cambio di posizione?

E’ stato un percorso maturato gradualmente, che mi ha portato a comprendere che la vera differenza tra ciò che faccio in questo momento, rispetto agli anni trascorsi in panchina, è rappresentato dagli obiettivi. Da direttore tecnico, la mia mente è proiettata al futuro di medio lungo termine, volta al tentativo di non sottovalutare nulla per far crescere degli atleti, nonché alla pianificazione di risultati da ottenere non più settimanalmente, ma stagione dopo stagione. In panchina, la partita rappresenta la sfida, la vittoria, l’obiettivo, ciò comporta una tensione quotidiana, diversa ma non meno affascinante.

Superata la metà della stagione agonistica, è possibile tirare le prime somme per quanto riguarda il campionato nazionale disputato dall’Assitur Planet basket?

La prima squadra è sicuramente andata oltre le aspettative da un certo punto di vista, la terza piazza attualmente ricoperta è frutto di un lavoro mirato di tutto il gruppo allenato dall’ottimo Danilo Chiarella, supportato nella preparazione fisica da due professionisti del calibro di Giorgio Scarfone e Walter Varano. Per quanto riguarda i singoli, di cui sono sempre restio a parlare, grande stagione sta disputando Andrea Scuderi, atleta che conferma quanto di buono fatto vedere sin ora, ma anche Ippolito, finalmente, sta mettendo le sue qualità indubbie a servizio della squadra. Non sono da meno Zofrea e Carpanzaro, quest’ultimo ragazzo classe 1995 che riesce a tenere bene il campo pur essendo alla sua prima esperienza in un campionato nazionale. Una menzione speciale poi la merita il capitano Cattani, guida in campo e fuori nonché giocatore letteralmente fuori categoria ma legatissimo alla propria città.

Puoi darci anche il tuo parere sulla “sorella minore” dell’Assitur, la Virtus Catanzaro, gloriosa compagine che milita nel massimo campionato regionale da tantissimi anni, ed in un momento di crisi come questo continua ad essere fucina di talenti?

La Virtus rappresenta da anni una squadra giovane che si rivela fondamentale serbatoio per la prima squadra. Tra le sue file sono cresciuti gli attuali protagonisti che militano nell’Assitur. Quest’anno, dopo un inizio lento dovuto alla linea davvero young scelta dalla società, coach Ceroni, grazie ad un lavoro certosino di qualità e quantità, sta cominciando ad ottenere buoni risultati. Tranne Ottavio Porto, figura carismatica e sempre presente nella famiglia giallorossa da ormai moltissimi anni, il resto degli atleti ha una età media di sedici anni, e ciò lascia ben sperare per il futuro, anche se è ancora presto per una valutazione definitiva su quali ragazzi potranno effettivamente salire di categoria nei prossimi anni.

Il fiore all’occhiello del network giallorosso è stato sempre il settore giovanile, puoi dirci qualcosa in merito ai tuoi ragazzi, ai quali tra l’altro si insegnano valori non solo tecnici?

Quest’anno abbiamo cercato di organizzare gruppi competitivi in tutte le categorie (da under 19 a under 13), ampliando nel contempo l’attività di reclutamento e di collaborazione con le società del territorio. In quest’ottica ci tengo ad evidenziare una novità tra i più piccoli, ebbene quest’anno è stata stretta una collaborazione con la Junior Basket Lido, società molto attenta al proprio vivaio, con la quale disputeremo insieme i campionati Under 14 ed Under 15. Tutti i gruppi sono formati da ragazzi di solito già ben educati, ma è mio particolare dovere, insieme a tutti gli istruttori che lavorano sul campo, essere degli educatori prima di tutto. Non basta insegnare la tecnica, ma bisogna creare degli uomini prima che dei giocatori. E’ necessario inculcare sin da subito il rispetto delle regole, l’ importanza del lavoro, la solidarietà di squadra. Tutti valori che contraddistinguono da sempre la società di cui ho l’onore di far parte.

Un commento a parte lo merita Nicolas Morici, atleta argentino che per questioni regolamentari non può essere tesserato in prima squadra e che milita con profitto nella Virtus.

Sono d’accordo. Nicolas rappresenta la prosecuzione di una tradizione che vuole l’Assitur molto attenta ai talenti sudamericani, che spesso hanno trovato a Catanzaro una seconda casa. Come giocatore, Morici ha un talento indiscutibile, ma la sua vera qualità è l’umiltà con la quale ascolta i consigli dello staff tecnico. Mi auguro e spero che il ragazzo che possa raggiungere traguardi importanti attraverso voglia e determinazione.

L’ultima domanda riguarda i tuoi obiettivi personali e di tutta la squadra, ed una curiosità, ti manca la panchina?

Per quanto riguarda la prima squadra, vedendo anche il livello del campionato, penso che si possa piazzare nelle prime tre posizioni, ma al di là di questo, mi auguro di continuare a vedere miglioramenti importanti da parte di tutti i componenti del roster, anche da parte di chi al momento sta dietro ai vari Cattani, Fall, Scuderi, Zofrea e Ippolito.  Tengo particolarmente alle squadre giovanili, alle quali auguro di far bene e magari raggiungere anche le fasi nazionali, per poter crescere attraverso il confronto con realtà più blasonate, fermo restando che l’obiettivo primario, prima delle vittorie, è la crescita del bagaglio tecnico e fisico di ogni singolo atleta. Il ruolo di head coach rappresenta l’essenza della mia passione, l’adrenalina che determina la partita è unica, però riesco a pensarci di meno grazie alle gioie che mi dà tutto il gruppo, in termini di motivazioni ed entusiasmo. Mi sto divertendo molto, pur faticando giornalmente; inoltre  ho la possibilità di instaurare rapporti più intensi con i giocatori.

Grazie infinitamente Fabrizio,ti auguriamo di poter raggiungere i migliori traguardi, credo di poter parlare a nome di tutti i lettori, con i giallorossi e nella vita. A presto.

 
 
Ufficio Stampa ASSITUR PALNET BASKET CATANZARO

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