Story

E chi se lo scorda:ricordate Nello Lorenzetti

C’era una volta, in una terra di passioni viscerali e basket sanguigno, un ragazzo nato sotto il sole di Caserta il 2 agosto 1984. Un ragazzo che non parlava molto, ma che quando entrava in campo parlava con le mani, con le spalle, con lo sguardo fiero di chi non si arrende mai.

Quel ragazzo era lui, Nello Lorenzetti.(ha festeggiato il suo compleanno lo scorso 2 agosto)

E la sua storia, per chi ama la pallacanestro vera, è scritta a lettere cubitali nei cuori dei tifosi della Viola.

Era l’anno della Serie B, l’anno in cui la squadra di Coach Fantozzi non era solo una squadra, ma un’armata di guerrieri. Un gruppo di uomini che sudavano la maglia arancio-nera come se fosse una seconda pelle. E tra quei guerrieri, lui era il trascinatore, il faro, l’anima che non si spegneva mai.

Con lui in campo, nessuna partita era persa in partenza. Era un’ala fisica, un muro di muscoli e determinazione, ma con un pollice che sapeva essere dolce quando il momento lo richiedeva. E che pollice! Da tre punti, sapeva far tremare le mani agli avversari e far esplodere il palazzetto. Ogni suo tiro era una preghiera, ogni suo rimbalzo un atto di forza pura.

Il suo anno nero-arancio è stato epico. Quello in cui ha messo l’anima e il cuore in ogni possesso, regalando gioie immense ai tifosi che ancora oggi, a distanza di anni, ricordano quelle serate magiche. Serate in cui la Viola volava, spinta da un gruppo indimenticabile: atleti del calibro di Degregori,Cavalieri, Zampogna, Dalfini. Nomi che non sono solo sulla carta, ma sono scolpiti nella memoria di chi c’era.

E poi, quel sogno che si infranse solo contro un muro chiamato Orlandina. La squadra di Coach Condello, con i mostri sacri Zampolli e Caprari, era una corazzata. Una potenza superiore, una caratura da altra categoria. Ma la Viola, la sua Viola, non si arrese mai. Cadde in finale con onore, con la fierezza di chi ha lottato fino all’ultimo respiro, inchinandosi solo davanti a un avversario più forte, ma senza mai perdere la dignità dei campioni.

E lui? Lui oggi ha lasciato il parquet, ma non la sua essenza di lottatore. Oggi è un imprenditore, un uomo che ha trasformato quella stessa forza fisica e mentale in un’altra battaglia: quella del benessere. E per i tifosi della Viola, quella anima rimarrà per sempre in campo.

 

 
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