Epopea di crescita graduale e gloriosa, nel ricordo della grande Viola di Pasquale Morabito
Pasquale racconta un aneddoto da brividi: andare ad Agropoli, 40 anni fa, con un assegno da 7 milioni e mezzo di lire per comprare un giocatore. Quel giocatore era Donato Avenia, poi plasmato da Gaetano Gebbia e diventato uno dei più forti del basket italiano. “7 milioni e mezzo? All’epoca si compravano quasi 10 automobili”, sorride.
“Kobe era monello. Era monellino. Prendeva la palla e tirava, non voleva sapere niente. Già da bambino faceva la differenza al Trofeo Primavera. …”
I fondamentali? Noi eravamo autodidatti. Oggi ci sono procuratori, soldi, interessi. Hanno rovinato il mondo dello sport.”
Eppure, la sua vita è stata un passaggio di testimone costante. A scuola seguiva i ragazzi. Li portava in giro sulla sua Fiat 850, dove si sistemavano Donato, Giovanni Spataro e Vincenzo Salamon. Quella macchina si è “allargata” a forza di trasportare talenti.
Alla domanda “Che cosa è stata la pallacanestro per la tua vita?”, la risposta è secca e limpida: “Fondamentale. Non pensavo ad altro. Ci faceva crescere.”
“Eravamo i figli del giudice – dice Pasquale con gli occhi lucidi – Una persona fuori dal comune. Quando ti parlava, sapeva già dove volevi arrivare. Guardava sempre avanti. Non basta una via per ricordarlo. Serve qualcosa di più grande.”
Se chiudete gli occhi e ascoltate, sotto i palazzi di Piazza Sant’Agostino, il rimbalzo c’è ancora. È la memoria di Pasquale Morabito. Una città che si rialzava. Un amore smisurato.
Buon compleanno Pasquale!


