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Era il 22 maggio 1983.

C’era polvere, quel giorno.
 
Non quella degli archivi, non ancora. Polvere di mattonelle, quelle dello “Scatolone” – come chiamavano affettuosamente quel campo ruvido, vero, sporco di gloria.
 
E poi c’erano loro.
 
Il Capitano Bianchi, Mallamace, Laganà, Gira, Mescalchin, Porto, Battisti, Mark Campanaro, Campiglio e Grasselli.
 
Dieci nomi. Una squadra. Un destino.
 
Sull’altra sponda del rettangolo di gioco, la Necchi di Pavia. Davanti, il sogno che profumava di Serie A2. Per la prima volta. Per la Cestistica Piero Viola.
 
In panchina, due uomini: Gianfranco Benvenuti, head coach dal cuore di platino, e accanto a lui il suo assistant Nando Crisafi reggino doc dal cuore d’oro. Occhi stretti, tabellone nel sangue.
 
Era il 22 maggio 1983.
 
Quaranta minuti che profumano di leggenda. Il finale recita: 89 a 105. Per la Piero Viola. Una valanga di punti firmata da mani che non tremavano. In particolare, le tabellate vincenti di Ciccio Grasselli – ogni sua penetrazione era un coltello, ogni suo tiro dalla media una sentenza.
 
Ma la vera magia, quella che ancora oggi fa venire la pelle d’oca a chi c’era, era un’altra.
 
Era il microfono che scendeva dall’alto.
 
Sospeso come un angelo metallico sopra il caos, da lì usciva la voce calda, graffiata, inconfondibile di Mimmo Mandalari. Un cronista che non raccontava la partita: la viveva, la sporcava, la gridava.
Pavia. La vittoria di Pavia.
 
Non un semplice risultato. Una cesura. Per sempre.
https://youtu.be/LkF_nBvvhN8
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