Era un sogno, il “Pianeta Viola”.
La visione di Gianni Scambia, l’architettura delle idee di Gaetano Gebbia, la cura manuale giornaliera di Pasquale Favano. Un avamposto di sport e futuro nella Reggio Calabria degli anni ’90, dove il basket era passione collettiva, e quella foresteria era un vero polmone pulsante, un crocevia di atleti, progetti, sudore e ambizioni.
Poi, il silenzio.La vendita alla Provincia. Le porte sbarrate per tanti, troppi anni dopo svariate gestioni non regolari. Gli anni che passavano, mentre la struttura — un gioiello ancora moderno — sembrava dormire, in attesa di un nuovo risveglio.
E in quell’attesa, il ricordo diventava nostalgia.
Come quella voce di Giusva Branca che riecheggia ancora nel filmato d’epoca, a raccontare l’inaugurazione, l’orgoglio, la promessa di un luogo che sarebbe diventato casa per intere generazioni.
Oggi, mentre ci si allena di nuovo tra quei muri, aspettando la riapertura completa degli spalti per il pubblico, quel filmato non è solo memoria: è un testimone che torna a correre. La Città Metropolitana, con la FIP Calabria e la Fipav reggina, ha rimesso in moto il cuore dell’impianto con una gestione temporanea ma apprezzata, aspettando un giusto bando di gara.
Un luogo restituito, multidisciplinare, pronto ad accogliere palloni, voci, sogni.
Ma l’auspicio vero, quello che viene dal cuore di chi quel sogno l’ha vissuto, è che anche la foresteria torni a vivere, lì proprio lì dove dormirono Manu Ginobili e Ben Wallace.


