GiovaniliSlider

EUTIMO, ENZO SCHIRRIPA: “LA IONICUP È CRESCITA, MA LOCRI HA BISOGNO DI UN PALAZZETTO E DI UN TETTO FUNZIONANTE”

Si chiude in bellezza il nostro speciale dedicato alla Ionicup 2026, in attesa dell’evento clou del 3×3 Daboss che infiammerà il Blue Court sul lungomare di Locri. E lo facciamo con le parole di uno che questo movimento lo ha costruito mattone dopo mattone, giorno dopo giorno: il presidente dell’Eutimo Basket Locri, Enzo Schirripa.

In una lunga chiacchierata a bordo campo in Piazza Dei Martiri,il fondatore Schirripa ha voluto cambiare registro rispetto agli anni passati, guardando avanti ma senza dimenticare le radici. La notizia, però, è sempre la stessa: ci si diverte, e i ragazzi crescono in maniera esemplare.

Dobbiamo dire qualcosa di nuovo – esordisce Schirripa – ma la sostanza è che vediamo questi ragazzi crescere giorno dopo giorno. Ne parlano anche le cronache: tanti di loro stanno facendo carriera nella pallacanestro. Per noi è una gioia immensa. Io penso che Locri debba molto alla Ionica, e il basket locale ha sempre avuto obiettivi chiari fin dalla nascita“.

 

Il presidente fa i conti con il tempo che passa e con i traguardi raggiunti. “La Ionicup è nata e ormai siamo all’undicesimo anno? Voi potete testimoniare meglio di me. Ogni annata è migliore dell’altra, e credo che questa manifestazione sia il prodotto di tutto il lavoro fatto dall’inizio ad oggi.”

Un lavoro che si intreccia indissolubilmente con la vita di Schirripa, legato a doppio filo anche all’Avis, di cui proprio in questi giorni si celebra il quarantennale. “Io sono l’Avis – afferma con orgoglio – con tutto il rispetto per i veri fondatori, ma io ero già donatore e mi hanno chiamato per dare una mano. Poi, è arrivato mio figlio Roberto e mi ha detto: ‘Devi fare basket’“.

Oggi, dopo 40 anni di Avis e 30 di basket, Schirripa tira le somme. “Vedo, attraverso la Ionicup, che i risultati stanno arrivando. Ma la spina nel fianco resta quella: gli impianti. Il sindaco Fontana  ha parlato di un nuovo palazzetto al chiuso e della ristrutturazione del campo all’aperto.  So come vanno le opere pubbliche. Sapere che quest’anno, nel 2026, abbiamo avuto quattro volte di seguito il campo allagato e abbiamo dovuto rinviare partite che poi non si sono più fatte… questo fa male“.

E aggiunge: “Un impianto al chiuso servirebbe, e prima lo realizza il sindaco Fontana e meglio è. Vorrei essere ancora vivo per vederlo e farlo beneficiare ai ragazzi. Non possiamo continuare a non avere un luogo sicuro per lo sport. E non solo per la pallacanestro“.

Il presidente, però, non si perde d’animo e guarda con affetto al campetto sul lungomare, voluto anni fa con l’allora sindaco e spinto dal movimento del 3×3 Daboss, portato avanti dai suoi figli cestistici. “Quel campo c’è perché l’ho voluto io, e quel sindaco lo realizzò in poco tempo. È stato il motore di tutto“.

Un messaggio forte, che diventa quasi un monito per le nuove generazioni: “Oggi i giovani sono inzuppati di nulla. Non voglio fare nomi, ma vediamo come il mondo va avanti tra guerre e soldi facili. La strada tracciata da certe politiche è sbagliata. Io nel mio piccolo cerco di fare quello che ho sempre fatto.”

 

Show Buttons
Hide Buttons