Fabio Cilione carica la Botteghelle

 

 

Sconfitta in gara uno contro Villa.Come avete vissuto questa sfida?

Non è stato di certo l’approccio alla gara che ci aspettavamo e per il quale abbiamo lavorato nelle ultime settimane. Una squadra smarrita, con le idee confuse che ha offerto strada libera ad un avversariocarico, concreto e con tanta voglia di vincere. La differenza sta tutta lì: vince chi è determinato e sa chiaramente cosa vuole. I ragazzi di coach Dattola (complimenti ad Eugenio per la solita attenzione con cui ha preparato la gara) hanno mantenuto una concentrazione tale e delle percentuali realizzative da urlo che gli hanno consentito di prendere il largo. Un gap che è diventato irrecuperabile col passare dei minuti e che loro sono stati bravi a mantenere fino alla fine. E’ troppo facile additare tutta la colpa di questo risultato alle assenze. Assenze pesanti, è vero, specie sotto canestro dove abbiamo sofferto troppo, concedendo una marea di secondi tiri, ma che non giustificano un approccio così molle ad una partita così importante!Il divario tra i due roster (al completo!), a mio avviso, non è così ampio, ma se fin qui abbiamo 0/4 negli scontri diretti, qualche motivo ci sarà. Occorre cambiare registro, è il momento di mettere in campo tutto quello che abbiamo per non abbandonare anzitempo la post season.

 

Un anno difficile fatto di tantissimi infortuni.Essere al PlayOff è già una grande cosa.Ma i vostri giochi sono già finiti?

 

Capitolo infortuni : dire che è stato un anno complicato è riduttivo. Un roster così “lungo” e competitivo è stato costantemente falcidiato da infortuni che, quasi con una turnazione regolare, hanno messo fuori causa praticamente tutti; spesso anche più di uno di noi contemporaneamente è dovuto restare ai box, costringendo il Botteghelle a presentarsi in campo con soli 7/8 giocatori. Situazione non semplice da gestire per il bravo coach Surace, durante la settimana, prima ancora che in partita.

Una puntualizzazione. Non siamo professionisti, ma ad inizio anno (o prima ancora in fase di mercato) si prende un impegno ben definito con la società per la quale si giocherà e con i compagni di squadra innanzi tutto: bisogna essere chiari da subito dando la propria massima disponibilità, se c’è, oppure ammettere chiaramente le proprie intenzioni. Io squadra devo sapere di poter contare sempre su questo giocatore, che invece su quell’altro posso contare per un allenamento a settimana, solo per le gare interne e così via…Si tratta semplicemente di chiarezza e correttezza.

Nessuno ha mai nascosto che la nostra squadra fosse attrezzata per raggiungere l’obbiettivo play – off.

Qualcuno addirittura poteva pensare che avremmo potuto dire la nostra fino in fondo. Oggi dico che questo sarebbe stato possibile solo in certe condizioni, e con un allenamento costante per tutto l’anno. Niente di tutto questo si è verificato. Un forte handicap che ci portiamo in dote in questo finale di stagione.

 

Chi è a tuo avviso la squadra favorita per la vittoria finale?

 

Per quello che ha dimostrato per tutto l’arco della stagione la Gioiese sarebbe la squadra attrezzata per vincere a mani basse questa C Regionale. Ma le ultime importanti defezioni e una panchina forse troppo corta, hanno fatto un po’venire meno tutta questa sicurezza. Forse alla fine la Gioiese otterrà comunque il pass per la C Dilettanti, ma di certo dovrà faticare e non poco per avere la meglio, in finale, di chi tra Villa e Botteghelle riuscirà a spuntarla in questa serie che, tutti avvisati, è tutt’altro che conclusa ! I ragazzi di coach Latella affronteranno, in entrambi i casi, le ambizioni di un gruppo compatto e pronto a versare fino all’ultima goccia di sudore sul parquet per contendere a Genovese e soci lavittoria finale.

 

 

Periodo di crisi totale.Investono in pochi, in tanti ridimensionano o falliscono.Ci dovevamo pensare prima?

 

La tanto auspicata rivoluzione dei campionati, dei tesseramenti, della pallacanestro in generale non c’è stata. O peggio, le novità introdotte da quale stagione hanno portato ad un punto di non ritorno. C’è un’esasperazione tale, dei paletti, economici prima di tutto, così severi che le società non ce la fanno più. Per non parlare di chi vorrebbe affacciarsi al nostro sport, scoraggiato ancor prima di iniziare. Sono troppo elevati i costi, gestire una squadra di pallacanestro è diventato un lusso, qualcosa che solo in pochi eletti ancora si possono permettere. Una ristretta cerchia di temerari che arrivano a fine anno facendo salti mortali e in nome di una passione la cui fiamma nonostante tutto non si è ancora spenta.

E’ un processo inesorabile, non sorprendiamoci se campionati “accessibili” come la Promozione o il camionato CSI prenderanno sempre più piede nei prossimi anni. Siamo destinati ad assistere alla fine della pallacanestro, quantomeno del modo di fare pallacanestro con cui siamo cresciuti. Questo fenomeno si esaspera in una realtà come la nostra in particolare, dove mancano le strutture : palazzetti non curati, abbandonati a se stessi, palestre fatiscenti al limite delle norme igieniche, emblematico il Pentimele, fiore all’occhiello del basket italiano negli anni 90 e adesso triste esempio in negativo di una mal gestione degli impianti. Manca la voglia di fare seriamente pallacanestro, manca un Comitato capace di prendere decisioni drastiche e importanti. Baskettopoli è solo il culmine di un cancro che negli anni ha distrutto il sistema basket, permeandone gli ingranaggi in profondità, condizionando esiti di partite, promozioni, scelte “politiche”.Un sistema squallido di favoritismi, carriere comprate, cose che fanno rabbrividire se pensate in uno scenario, quello sportivo, che dovrebbe essere immune da certi discorsi. Eppure siamo arrivati anche a questo… Fermiamoci e riflettiamo un attimo. Guardiamo indietro, a quella che è stata la pallacanestro a Reggio Calabria, i tempi in cui la Panasonic sfidava alla pari le più blasonate squadre d’Italia, la storica qualificazione in coppa Korac, l’arrivo di campioni del calibro Ginobili, tempi in cui andare ad allenarsi il pomeriggio significava sacrificio e umiltà nell’apprendere oltre che piacere e puro divertimento. L’allenatore era maestro di tecnica, ma anche di disciplina e il giocatore allievo ubbidiente, capace di ammettere l’errore e sempre pronto a mettersi in gioco e competere assieme ai compagni.

Integerrimi valori, che hanno il sapore di un tempo passato e che difficilmente torneranno a vivere.

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