Flavio Tranquillo: “Legalità e lotta alla mafia? No excuses”

 

 

REGGIO CALABRIA – Alla vigilia era stata annunciato come un evento imperdibile e così è stato. La 12a serata della rassegna Tabula Rasa ha visto ospite giovedì sera a Reggio Calabria il numero 1 dei telecronisti di pallacanestro nazionale ed internazionale, Flavio Tranquillo, accompagnato da un magistrale Umberto Ambrosoli, figlio dell’avvocato Giorgio ucciso da un sicario nel 1979. “The Voice”, dal palco di Tabula Rasa, ha dato voce alla sua seconda “passione” insieme alla pallacanestro, quella per la difesa della legalità.

Flavio ha esordito raccontando come sia nato il suo profondo interesse allo studio del fenomeno mafioso quando, a 30 anni, il 19 Luglio 1992, davanti alla tv, sentì della notizia riguardante la strage di via d’Amelio: “A 30 anni non sapevo chi fossero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, cio’ mi ha provocato poi un senso di colpa che, nel tempo, mi ha portato a interessarmi sempre di piu’ di mafia fino a scrivere un libro insieme al giudice Mario Conte (“I dieci passi: piccolo breviario sulla legalità”) “.

“Dobbiamo recuperare il gusto della legalità” dice Flavio, citando il pm aggiunto di Milano Alberto Nobili, e, ricordando il sacrificio di tantissimi uomini che hanno lottato contro la mafia, aggiunge poi: “Le mafie non potrebbero esistere senza il consenso del territorio e del Paese”. Giusva Branca chiede allora a Flavio quale sia il polso del Paese che lui ha avuto modo di girare in lungo ed in largo; Flavio replica: “E’ un Paese sicuramente molto vivo e l’attenzione su questi temi è alta ma a me piace citare una frase, che non è mia ma viene dal mondo della pallacanestro americana, ed è il motto dei San Antonio Spurs: “No excuses”.

Basta con le scuse che giustificano sempre le “sconfitte” e gli “errori”,  solo così avremo un Paese diverso. A San Antonio è vietato “trovare la giustificazione ad una sconfitta”. “Si è fatto male il tuo miglior giocatore? Sfiga, ma la sconfitta, anche se magari poi è stata proprio causata da quel motivo, non viene mai addebitata ad un episodio sfavorevole”. Ed a sottolineare quanto sia vera questa immagine del Paese illustrata da Flavio, lo stesso concetto è stato poi ripreso anche da Gina Marques, corrispondente italiana di ”O Globo”, durante la serata tenutasi ieri al Circolo del Tennis “Rocco Polimeni”; la giornalista brasiliana, da 24 anni residente nel nostro paese, in risposta alla domanda su quale fosse la cosa piu’ difficile da descrivere all’estero riguardo l’Italia, non ha avuto dubbi: “Le scuse e le lamentele degli italiani”.

E lo sport, perchè no, puo’ dare una mano: “Lo sport ti insegna a perdere, la pallacanestro ancor di piu’ dal momento che è forse uno degli sport piu’ crudeli nella sconfitta che puo’ arrivare anche all’ultimo secondo in maniera incredibile”; Flavio cita, a tal proposito, il finale di un match di Lega Adriatica, Cibona-Partizan dell’Aprile 2010, quando a 0.6 secondi una tripla di Kecman da 25 metri diede la vittoria al Partizan mentre la panchina del Cibona stava già festeggiando la vittoria abbracciandosi sul parquet.

A fine serata, Flavio, che è sempre, ovviamente, attentissimo a tutto cio’ che è pallacanestro,  ci ha anche regalato  un simpatico “dietro le quinte”, dialogando con noi di pallacanestro: “Seguo la Viola, l’importante non è raggiungere o meno la promozione alla serie superiore, DNB o DNA non fa molta differenza, l’importante è sempre il progetto e la società” e ci chiede poi di Catanzaro: “Si salva?”.  Prima dei saluti, ci fa anche emozionare regalandoci una “chicca”, come quando è al microfono di Sky insieme a Federico Buffa: “Ho scritto a Manu Ginobili che ero a Reggio Calabria, mi ha risposto inviandomi l’indirizzo di dove viveva lui a Reggio , via Pio XI 337, e chiedendomi anche notizie sulla pizzeria “Onda Marina” (locale al Porto ormai chiuso, che i giocatori della Viola frequentavano molto spesso in quegli anni al termine delle partite, ndr).

Un piacere enorme avere avuto la possibilità di incontrare Flavio Tranquillo a Reggio Calabria, una delle città italiane dove si respira di piu’ la passione per il basket ma anche, come disse qualche giorno fa Nicola Gratteri dal palco di Tabula Rasa, “la capitale della ‘ndrangheta”.

Noi abbiamo salutato Flavio con la speranza di rivederlo presto a Reggio sul parquet perchè vogliamo che Reggio torni ad essere una delle “capitali della pallacanestro italiana”.

Nino Romeo per Reggioacanestro.it

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