Flavio Tranquillo si racconta nella sua Pizzo: tra LeBron,: il ricordo indelebile è per Coach Gebbia
La voce storica dell’NBA e del basket italiano è tornata nella sua amata Pizzo, ospite del Marina Summer Fest. Ai microfoni di Giovanni Mafrici, un viaggio tra presente, futuro e memoria. Con un pensiero speciale per l’uomo che gli insegnò a pronunciare “Bahía Blanca”.
PIZZO (VV) – C’è un luogo dell’anima che si chiama Pizzo, e c’è una voce che quello stesso luogo lo rende ancora più familiare. Flavio Tranquillo, il cronista che ha fatto sognare generazioni di appassionati con le sue telecronache NBA e di basket italiano, è tornato a casa. O quasi. Ospite del Marina Summer Fest, Tranquillo si è concesso ai microfoni di Giovanni Mafrici per una chiacchierata a tutto campo. Intima, profonda, ironica. E, come sempre, lucidissima. “È bello tornare”, esordisce Tranquillo, con il sorriso di chi ritrova un affetto antico. “Bellissimo. E devo dire, belle vibrazioni. Speriamo che venga fuori una Pizzo con più mordente. Mi sembra che ci siano le premesse”.
Il primo tema è caldo, bollente come l’estate del mercato NBA. LeBron James a Philadelphia? La domanda aleggia, ma Tranquillo smorza gli entusiasmi con la consueta razionalità. “Non tantissimo, devo dirti. Mi sono convinto che è impossibile o inutile immaginare le cose. È diverso se prendi un gruppo che ha una certa consuetudine e aggiungi un pezzo, due pezzi. Ma quello che ha fatto Philadelphia non è così.. E quando cambia tutto, cambia tutto”. Sul Re, poi, arriva il pensiero che spiazza: “Con il massimo rispetto, e comprendendo la forza – da tutti i punti di vista – che il solo nome di LeBron James rappresenta, lui ha fatto una scelta di lavoro. Come la faccio io, come la fai tu, come la fanno tutti. Non mi sento di dire ha fatto bene o ha fatto male. È una sua scelta, e la guardiamo con grande interesse e curiosità. Ma finisce lì”.
Poi il discorso si sposta sull’Italia, e il tono si fa più riflessivo. Quello che sta accadendo nel nostro basket, secondo Tranquillo, non è un semplice avvicendamento di squadre, ma un terremoto epocale. “Stiamo vivendo un’estate molto complessa. La doppia Roma, Brescia che dalla finale scudetto si ritrova in B1… è già cambiato tutto, mi sembra evidente”. E la causa? Una voce, ancora lontana ma potentissima: la possibile nascita di una lega europea targata NBA. “Se la voce che l’NBA farà una lega in Europa con dodici squadre, di cui due in Italia, è vera, allora è chiaro: il cambiamento è epocale. Cremona diventa Roma, Brescia scende… Non so cosa succederà, nessuno può saperlo ora. Ma se misuriamo l’effetto farfalla – da un battito d’ali in America a Roma, Cremona e Brescia – è sufficiente per dire: abbiamo davanti un periodo di un certo tipo”.
Il momento più toccante dell’intervista arriva quando Mafrici tira fuori il nome di Gaetano Gebbia, lo storico coach e uomo di basket recentemente scomparso, legato a Tranquillo da un rapporto profondo. “Mi mancano tantissimo le sue correzioni”, ammette Tranquillo. “Se sbagliavo una cosa, me lo diceva. E so che può sembrare solo un omaggio postumo, ma non lo è. Perché significa voler condividere la propria conoscenza. Lui aveva una conoscenza del pianeta Argentina che io non avevo. Io l’Argentina cestistica non l’ho vista, l’ho studiata. Ma lui sì”. E arriva l’aneddoto che vale una vita: “Non si dice Bahía Blanca, si dice Bahía Blanca. Non si dice Campazzo, si dice Campasso. Ma non è solo una questione di pronuncia. Condividere la conoscenza è un segno di altruismo, molto più di quanto si pensi. “.
In chiusura, la domanda che sa di nostalgia: torneresti ai tempi di D’Antoni e Bob McAdoo Tranquillo sorride, e la risposta è un piccolo capolavoro di sincerità. “Personalmente, ai tempi di D’Antoni e avevo una visione idealistica della pallacanestro. Avevo un’età in cui tutto mi sembrava meraviglioso. Una buona parte di tutto quello di cui parlavo era sostanzialmente irrazionale, infondato”. E racconta: “Anni fa, a casa di Mike D’Antoni, mettemmo su un VHS di quando giocavano. Dopo cinque minuti ci siamo guardati e abbiamo detto: ‘Ma io vivevo per quello’. E oggi, visto da fuori, è roba tra Ridolini e i film muti. Meglio o peggio? Non importa. Il ricordo è bellissimo, dolce, struggente. Ma guai a crederci troppo”.


