Story

HB ILARIO SIMONETTI

Ore 20.30. Il countdown è iniziato.
 
Ilario Simonetti lo sa. Stasera non sarà in campo, ma il divano di casa diventerà la sua tribuna. Gli occhi incollati allo schermo, il cuore che batte a ritmo di tifo neroarancio anche perchè lui non è un ex qualsiasi. Perché quando ami davvero qualcosa, non la molli mai. Neanche da lontano, neanche quando hai cambiato canotta da un bel po di tempo.
 
Ma c’è un’altra battaglia che Ilario sta combattendo, più silenziosa, più intima. Più dolorosa.
 
Giorno dopo giorno, ora dopo ora. Un riabilitazione che sembra non finire mai. Ma lui non è tipo da arrendersi. Anzi: ogni flessione, ogni passo faticoso è una promessa che si fa da solo. “Tornerò più forte di prima.”
 
 
Perché Ilario Simonetti ha una fame che non si spegne con un infortunio. L’ha dimostrato in B1 a Latina, dove ha ben figurato. Dove ha messo in mostra quel mix raro di grinta e intelligenza che lascia il segno. E non vede l’ora di riprovarcì.
 
Eppure, se torniamo indietro nel tempo, Ilario non doveva neanche essere qui.
 
Lui giocava a calcio. Difensore, manco a dirlo. A Stilo, sui campi di periferia, correva dietro a un pallone sognando di essere Paolo Maldini. Rimesse lunghe, anticipi secchi, quel senso della posizione che non si insegna a scuola.
 
Poi arriva Euprepio Padula. Il primo coach. Quello che vede oltre.
 
Padula lo osserva, lo studia. Vede un fisico lungo, una reattività fuori dal comune, e capisce: quel ragazzo lì non è nato per il calcio. È nato per il basket. Lo porta con sé, lo convince, lo lancia in una nuova vita.
 
I primi colpi? Roba da ridere, se ci pensi. Join the Game al Pianetsa Viola, tre contro tre. Ilario prende palla e invece di palleggiare, cerca la rimessa laterale. Lancia lungo, dietro schiena… solo che non c’è nessuno. I compagni ridono. Lui pure, forse. Ma dentro di sé sente che quella palla arancione può diventare la sua seconda pelle.
 
Diventerà presto un umile servitore dello staff della IoniCup. Nel giugno di Piazza dei Martiri, a Locri. Quel palcoscenico magico dove il basket diventa festa, comunità, passione.
 
Ma oggi, per un giorno solo, niente palestra. Niente riabilitazione. Oggi è il suo giorno.
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