I fratelli Rizzieri si incrociano e si abbracciano.
Riccardo: “Forse questa è stata la mia ultima partita”
BAGNARA CALABRA – Il quarto di finale playoff tra Scuola di Basket Viola e Bagnara non è stata solo una partita di pallacanestro. È stata una storia dentro la storia. Al termine di una serie combattuta, è il Bagnara a staccare il pass per la semifinale, dove affronterà la Vis. Ma il vero momento da incorniciare è arrivato al fischio finale, con l’abbraccio tra due fratelli: Riccardo Rizzieri, veterano e anima della Scuola Basket Viola di Coach Motta,classe 1986, e Roberto Rizzieri, play classe 2005 e faro del Bagnara. Per Riccardo, questa potrebbe essere stata l’ultima gara della sua carriera.
Al fischio finale, gli occhi lucidi di Riccardo e l’abbraccio con i compagni più giovani (in squadra c’è un nato nel 2010, “anagraficamente più vicino a mia figlia che a me”, scherza lui) hanno raccontato più di mille parole. Poi, la stretta con Roberto, il fratello minore, finalmente vincitore dopo una vita di sfide perse nel campetto di casa.
“Devo dire la verità, è anche la prima volta che riesco a batterlo – ammette Roberto Rizzieri, con un sorriso che sa di rivalsa affettuosa –. Non sono mai riuscito a batterlo, manco nemmeno nel canestro a ferro, manco nelle partitelle di casa”. Una confessione che scalda il cuore e che racconta di una rivalità fraterna lunga una vita. “La serie è stata bellissima – prosegue Roberto –. Peccato che non ci siano stati Smorto e Bayoud a giocare questa bellissima gara, però la nostra forza è stata il gruppo, i dirigenti, tutti. Ma è soltanto l’inizio: il nostro obiettivo è arrivare fino alla fine”.
La voce di Riccardo Rizzieri è quella di chi ha vissuto tante battaglie e ora guarda al futuro con la malinconia di chi sa che un ciclo sta per chiudersi. “Per la fredda cronaca della partita – spiega –, loro l’hanno vinta meritatamente. In gara 1 hanno vinto a casa nostra, noi al completo, e lì ci hanno dato il colpo di grazia. Oggi siamo partiti un po’ addormentati, contratti fuori casa. Siamo una squadra giovanissima (a parte me tutti under 20), abbiamo subito, poi ci siamo svegliati, ma era difficile. L’obiettivo era non mollare”.
Poi il pensiero corre al futuro, al suo futuro. “Le note positive? È stato un rientro. Io volevo rientrare per giocare contro mio fratello. In realtà il mio progetto era giocare con mio fratello l’ultimo anno, ma giocando lui a Bagnara non ho potuto”. La domanda sorge spontanea: l’anno prossimo giocate insieme? Riccardo ci pensa, ma poi mette le mani avanti. “Se c’ho la possibilità di giocare con mio fratello, forse ci penso. Però questo non è più il mio basket, non sono più i miei anni. A parte tecnicamente, che magari 15 minuti li faccio pure discretamente, ma determinati ritmi, lo spogliatoio… uno di 40 anni non può stare con ragazzi di 16-17. Quest’anno in squadra avevo un 2010. È anagraficamente più vicino a mia figlia che a me”.
Nonostante l’età che avanza, il rapporto con i compagni più giovani è speciale. “Sono dei ragazzi che mi vogliono un mondo di bene, io voglio un mondo di bene a loro – racconta commosso Riccardo –. Sono dei bravi ragazzi, devono imparare tutto, sia della pallacanestro che oltre. Alla fine prendiamo sempre le cose positive, non possiamo chiudere con il pensiero negativo”. Le lacrime di un compagno giovanissimo al termine della partita sono la dimostrazione di quanto seminato in pochi mesi.
Ora il Bagnara se la vedrà con la Vis, ex squadra di Riccardo. “Paradossalmente siamo passati noi da sesti – analizza Roberto –. La Vis è arrivata settima. Abbiamo passato entrambi i turni. Possiamo giocarcela, soprattutto perché abbiamo ribaltato il fattore campo. Giocheremo le prime partite in casa”. A chi chiede un MVP tra i suoi compagni, Roberto risponde senza esitazione: “No, il gruppo. Siamo tutti uguali, ci vogliamo tutti un mondo di bene, e questa è la nostra forza. Ci cerchiamo anche fuori dal campo, veniamo pure qua a Bagnara”.
Momenti di autentica comicità familiare quando si ripercorre la partita. “Paradossalmente ho subito più io il nervosismo in gara 1 – confessa Riccardo –. Ho giocato una gara anonima, oggi mi sentivo di dare qualcosa in più. Infatti ho svegliato i ragazzi che dormivano all’inizio”. Poi il siparietto sul fallo tattico di Roberto ai danni di Riccardo a metà campo. “Ho visto mio padre che si alzava a protestare – ride Riccardo –. Ma che protesta? Figlio io, figlio lui”. E Riccardo aggiunge: “A casa facevano il tifo per il piccolo. Questo l’ho capito io”.
Al momento dell’uscita dal campo, Riccardo ha ricevuto una standing ovation anche dal pubblico di Bagnara, con il coach Armando Russo in testa ad applaudire. Un gesto che in un mondo spesso diviso da rivalità fa particolarmente piacere. “Io spero di farmi sempre tanti amici – sottolinea Riccardo –. Pratico la pallacanestro da una vita. Non credo di aver fatto male a nessuno. “.
E sul futuro, la sorpresa: entrambi i fratelli stanno seguendo il corso da allenatore. “Faccio il corso con coach Motta, poi pure come docente insieme a coach Tripodi – rivela Riccardo –. Iniziamo questa avventura”. E Roberto gli fa eco: “Me lo sono portato dietro”. Un appello, infine, da parte di Riccardo: “Ha delle cifre esorbitanti, un impegno orario enorme”.


