“Il cuore batteva fortissimo”: Carlo Recalcati, una leggenda su grande schermo-L’intervista
“Il cuore batteva fortissimo, coach. È stato bello, è stato emozionante.”di Giovanni Mafrici –
Queste le parole che hanno chiuso una serata indimenticabile, quella della prima proiezione del film documentario dedicato a Carlo Recalcati, leggenda vivente del basket italiano ed a detta di molti, il miglior allenatore italiano di sempre. Il teatro Fumagalli di Cantù si è trasformato in un tempio della memoria, accogliendo istituzioni locali, personalità del mondo della pallacanestro e una bellissima congrega arrivata persino da Reggio Calabria. Manca soltanto una mitica Panasonic, e l’atmosfera sarebbe stata perfetta, anzi no, grazie a Capitan Santoro ed ad allievi di quel settore giovanile..
La pellicola prodotta dal reggino Ale Nava, presentata dalla giornalista Giulia Cicchinè, ha ripercorso fin dalla nascita lo straordinario cammino di un giovane “Charly” partito da via Paolo Sarpi a Milano per poi ritrovarsi ad Atene con la Nazionale azzurra e non solo.
A parlare, a caldo, è lo stesso Recalcati. E la sua voce tradisce un’emozione rara, persino per uno che ha costruito la propria forza proprio sul saper emozionarsi poco. “Per carattere, per formazione mentale, una delle mie forze che mi riconosco è sempre stata quella di emozionarmi poco”, racconta il coach. “Questo ti comporta un aspetto positivo: non sentire mai la pressione. Ma l’aspetto negativo è che non ti godi le cose. Ecco, questa sera invece ho goduto appieno di questo documentario. Mi sono emozionato come mai mi era capitato nella mia vita.”
Una vita molto lunga, come lui stesso sottolinea. Eppure, quella sera, qualcosa è scattato. “Mi ha toccato per tanti motivi: per le cose che ho rivisto, per le cose che mi ricordavo ma che non è mai come rivederle, o sentire le persone che ti sono state vicine raccontare gli episodi di una vita vissuta.”
La soddisfazione più grande, per Recalcati, è arrivata da un dettaglio che non sfugge a chi lo ha davvero conosciuto. “Molti dei personaggi che mi hanno accompagnato in questa mia vita hanno rimarcato, più che l’aspetto dal Coach, l’aspetto umano.” Ed è forse questa la vera eredità che “Charly” lascia al basket italiano. Non solo schemi, non solo vittorie, ma un modo di essere, di stare in palestra, di rapportarsi ai giocatori e alla città.
Un passaggio, nel docufilm, ha colpito particolarmente il pubblico: l’inizio della carriera di Recalcati, quando il basket non era ancora un lavoro a tempo pieno. “C’era un lavoro vero, il lavoro dell’assicuratore. Oggi sembra irreale, e ci sono tantissimi ragazzi che vorrebbero fare carriera pensando solo al basket.” Quale consiglio dare ai giovani allenatori? Recalcati parte da lontano, da quando a 15 anni è entrato come dipendente alla Radio Marelli. “Avevo smesso di giocare perché gli eventi familiari ti portano a questo. La famiglia aveva bisogno che anch’io lavorassi. Devi essere pronto nella vita a fare ciò che in quel momento la tua vita richiede.” Parole dure, autentiche. “Bello sarebbe poter dire ‘Ho programmato tutto’, ma non è così. Poche persone hanno la possibilità di programmare completamente ciò che faranno. Devi essere pronto a cogliere il meglio che la vita ti offre nel momento in cui devi fare una scelta.”
La serata è stata anche l’occasione per tornare su un tema a cuore: il ricordo di Gaetano Gebbia, a cui è stata recentemente intitolata una bellissima palestra scolastica al Liceo Volta di Reggio Calabria, un esempio da seguire per l’intera Italia scolastica. “Ho visto a distanza con soddisfazione quella cerimonia”, dice Recalcati. E subito il pensiero corre a un momento indimenticabile: il clinic organizzato da Guido Saibene quando Gebbia non viveva un momento felice. “Ebbe veramente uno slancio di generosità. Gaetano fu grande, come al solito, nell’essere se stesso e nel dispensare tranquillità a tutti noi, che però sapevamo quali erano i suoi problemi. Che purtroppo ce l’hanno portato via troppo presto.” Un’eredità, quella di Gebbia, che si intreccia con quella di Recalcati: uomini che hanno fatto grande il basket italiano non solo con i risultati, ma con i valori. “Quella società è probabilmente irripetibile per uomini, per contesto, per valori. E si tramanda: qui ci sono i figli di chi ha fatto tanto per il basket italiano.”
Il messaggio finale del coach è un abbraccio ideale a tutti i tifosi, a tutte le città che lo hanno amato. “Ci vediamo presto a Reggio Calabria,è sempre come tornare a casa.”


