Il governo cinese vieta la diffusione di giochi effemminati

Si sa, la Cina non è nuova a divieti di ogni tipo. L’ultimo riguarda il divieto di gioco online per gli adolescenti sotto i 18 anni durante la settimana, relegando il divertimento a sole tre ore durante i weekend.

Come si legge sul South China Morning Post, autorevole testata asiatica, di recente il partito cinese ha aggiornato le sue direttive nei confronti dei videogiochi e di quello che può essere o meno diffuso all’interno del paese a livello di contenuti.

Durante una riunione ufficiale sono state definite delle nuove linee guida per l’approvazione o meno di alcuni contenuti che non incontrano gli standard di decenza del partito.

Nello specifico, sotto attacco ci sono videogames e giochi online di varia natura che rappresenterebbero uomini o ragazzi in abiti femminili.

Gli organi cinesi responsabili per il rilascio delle licenze da gioco sono praticamente fermi da agosto e non sono stati fatti annunci per nuove prossime release. Questa interruzione nelle approvazioni mensili genera un po’ di apprensione nelle case produttrici. Questa situazione ufficialmente è dovuta al precedente rapporto per combattere la dipendenza da gioco (noto anche come disturbo da gioco), questa ulteriore mossa sembra essere una preparazione per regolamenti più severi.

Tra i contenuti sotto attacco troviamo sicuramente quelli a tema guerra, dove il giocatore deve combattere popolazioni straniere che verrebbero considerati pericolosi per la diffusione del colonialismo e i giochi con i signori della guerra giapponesi che glorificherebbero il “militarismo” e lo “sciovinismo”. Anche i giochi che raffigurano il crocifisso e altre icone religiose dovranno farlo con cautela, insieme alle svastiche naziste. Anche la Germania ad esempio ha revocato il divieto di mostrare immagini naziste nei giochi nel 2018.

Anche i giochi con uno stile artistico tipo anime sono stati presi di mira apertamente. L’accusa è che questi giochi sono difficili da interpretare per l’utente medio in quanto esprimono troppo esplicitamente aspetti della cultura giapponese che vanno contro al concetto di decenza cinese. Esprimerebbero insomma una narrativa negativa e avrebbero una brutta influenza soprattutto sui più giovani.

La censura si esprime anche contro i giochi che esaltano l’ultra violenza, anti-società e “anti-umani”; come per esempio quelli che hanno l’obiettivo di uccidere le persone in massa o sopravvivere in situazioni disperate senza prendersi cura degli altri. La lista comprende anche giochi che hanno un linguaggio scortese, bere, fumare, bar, tatuaggi o avere demoni come alleati.

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