Il nuovo corso della Botteghelle passa da Cimino: “Dobbiamo dare una scossa a questi ragazzi”
Oggi, alle ore 17, la Dri continua con il derby del PalaNuccio Geri tra Redel e Sbv.
Nel frattempo,un esordio con una sconfitta, ma tante idee chiare. Francesco Cimino, nuovo coach della Botteghelle Basket, si presenta e lo fa a modo suo, con la schiettezza e la passione di chi il basket lo vive a 360 gradi, ecco un estratto dal suo intervento su Tiro da 4. “l’importante era giocare questa partita e dimostrare, più a noi stessi che agli altri, che da questa squadra forse qualcosa si può ancora tirare fuori”.
Un avvio in salita, ma la fiducia nel gruppo non manca. Un gruppo che conosci bene.
“Non dico che fossimo un progetto ambizioso, perché eravamo partiti in un modo e poi ci sono stati cambi di rotta. Però l’organico è sostanzialmente quello dello scorso anno: ad agosto siamo andati a correre in spiaggia con gli stessi ragazzi che giocano oraOra la formula è chiara: tocca salvarci. “.
Per questo la scelta è caduta su di te e su Marco Costantino per dare una scossa?
“La scelta di Antonio Musolino è sicuramente dovuta a questo. Io sono in contatto col coach (Eugenio Dattola), ci siamo sentiti subito dopo la partita per fare un po’ di somme, perché il progetto è il suo. Noi non siamo nessuno per prendere il posto del lavoro che ha fatto Eugenio dall’anno scorso. Non andremo a stravolgere il copione. Ma dal punto di vista morale bisogna dare una sveglia a questi ragazzi, perché se non dimostrano adesso di voler far qualcosa, potrebbe essere troppo tardi”.
Oltre alla Botteghelle, sei anche il coach dedei Bolliti, il progetto che ha stravolto le economie del basket dilettantistico.
“I Bolliti non sono mai stati un progetto mirato a vincere tutto, non ce n’è mai fregato niente. La squadra è nata perché non avevamo nulla da fare a livello cestistico. Ci incontriamo, abbiamo turni assurdi per allenarci alle 10 di sera e ci divertiamo. Siamo un gruppo di amici. A noi fa piacere competere a un buon livello in CSI. Sicuramente proveremo a vincere, ma è bello mettersi in gioco contro avversari di valore”.
A proposito, come ti spieghi che un atleta della Reghion, con famiglia e impegni, arrivi prima dall’altra parte del campo rispetto a un ventenne?
“Quello è il bello del basket. Bisogna saper correre, ma soprattutto quando correre. Il basket è un gioco mentale oltre che fisico. Chi ha fatto questo sport a livelli alti sa gestire le situazioni. Ti troverai sempre in svantaggio con chi ne sa più di te”.
Tornando al campo, chi vedi favorita per la vittoria in DR1?
“Presuppongo Cosenza, no? Sono di un altro livello a livello organizzativo. Poi c’è la Lumaka, che ha un gruppo giovane ma si vede il lavoro fatto da Gaetano Gebbia. Soverato è una bella squadra strutturalmente, ma fa passi falsi strani. Scuola Basket è un po’ corta e sta pesando l’assenza di Osmatescu. La DR1 ormai è un agglomerato di under, ci sono pochissimi over. E quelli che ci sono, come Smorto a Scuola Basket o Maida e Dolce a Soverato, fanno la differenza”.


