Il nuovo playground con vista Reggio: quando lo Stretto si fa canestro
Guardate questa foto. È il nuovo gioiello di Messina: un playground che non ha solo il mare davanti, ma lo sguardo perduto verso Reggio Calabria, dall’altra parte dello Stretto.
Un campo che sembra voler tendere un ponte ideale, fatto di vernice e canestri, verso quel tempietto dedicato a Kobe e Gianna che già brilla sulla sponda calabrese.
Non è l’unico campo in terra giallo-rossa, certo – ma è un segnale. Di quelli che fanno sperare.
Perché se ci fermiamo un attimo a guardare la cartina del basket nello Stretto, ci accorgiamo che i playground stanno tornando a vivere.
A Messina, c’è il playground George Floyd, dove un murales dedicato a Kobe veglia su ogni tiro sbagliato e su ogni schiacciata urlata al tramonto. E poi c’è la Villa Dante, che per chi ama il basket non è solo un luogo, ma un reliquiario: lì si giocò la prima edizione del Memorial Gaetano Gebbia su iniziativa della Fip Sicilia.
Ma ora, guardate queste due città che si sfiorano senza mai tocarsi, e fate con me un salto nell’immaginazione. Chiudete gli occhi per un secondo.
Immaginate un torneo estivo, come quelli che a Bologna hanno fatto la storia con i Garders e il loro popolo di canestri e tifo. Ma qui, sullo Stretto. Un torneo che si gioca tra Reggio e Messina, andata e ritorno, con il mare come testimone e il Faro come arbitro.
Una notte, le luci dei due campi si accendono insieme. Da una parte il playground nuovo di Messina, dall’altra il tempietto di Reggio. E la palla, quella arancione e ruvida, viaggia più veloce del traghetto, più leggero dell’Arancino del Traghetto(forse no..)..
E allora, immaginate che il tempo faccia un passo indietro. Siamo negli anni Cinquanta. Piazza del Popolo, a Reggio, è gremita. Non c’è l’asfalto lucido di oggi, ma la polvere che si alza sotto le suole di gomma. E lì, uno contro l’altro, si sfidano due giganti: Nuccio Fava, con la sua classe sopraffina, e Nino Bagnato, con la grinta che non si arrende mai.
Oggi quel match non c’è stato. Ma questi playground, questi nuovi e vecchi templi del basket sullo Stretto, ci dicono che forse il tempo non è poi così lontano.


