IL PRIMO MESE DI NBA 2017

di Gaetano Laganà – Ad un mese esatto dall’inizio della stagione il bilancio è ricco di sorprese, purtroppo non tutte positive. Infortuni, chimiche di squadra non trovate e maledizioni del passato continuano ogni notte a modificare le gerarchie NBA. Lo spettacolo però non manca e soprattutto il merchandising Nike sta facendo il “botto” come non si vedeva da tempo.

 

EASTERN CONFERENCE

 

Nel bene e nel male tutto ruota attorno a Boston. Il drammatico infortunio a Gordon Hayword di fatto poteva cancellare la stagione piena di aspettative dei Celtics. Sembrerebbe che non sia andata proprio così: Irving e soci dopo lo shock hanno piazzato 13 vittorie consecutive and counting (come dicono dall’altra parte dell’oceano per indicare una striscia ancora aperta), prendendo il comando della lega e spaventando tutti con un gioco fatto di intensità e difesa, in pieno stile Celtics. Nella notte tra giovedì e venerdì la prova di maturità in casa contro Golden State.

 

E il Re? I Cavs non sono in un ottimo momento e se la stagione finisse domani non sarebbero nemmeno ai playoff. Il Re non si discute, ma il supporting cast e soprattutto coach Lue stanno mostrando troppe lacune, troppo limitato da LBJ probabilmente. D-Wade ha fatto capire che qualcosa deve cambiare, poiché se ancora Cleveland non è nel baratro è grazie ai “panchinari” che però non possono sempre fare i miracoli. Qualcosa deve cambiare in fretta perché a Est in molti stanno facendo passi da gigante.

Primi fra tutti i Pistons. Van Gundy ha messo a posto tanti pezzi del puzzle che lo scorso anno non aveva funzionato e questa volta qualcosa si intravede. Detroit è seconda ed est e sembra molto solida, soprattutto considerando anche i miglioramenti in attacco del big man Andre Drummond. Stesso discorso vale per Orlando. I Magic hanno iniziato davvero alla grande spinti dall’ottimo momento di Vucevic e dell’uomo volante Aaron Gordon. Ma sembra che il vero fattore in più sia il play Elfrid Payton, giunto all’anno dell’esplosione presumibilmente e vero metronomo della squadra.

 

La sorpresa più incredibile, però, arriva probabilmente dalla grande mela. Se Brooklyn continua a rimanere nei bassi fondi dell’Est, New York sembra decisamente diversa dallo scorso anno. La partenza di Melo era sicuramente indecifrabile, ma questo avvio lanciato dei Knicks era davvero difficile da pronosticare. Porzingis sta giocando benissimo e a tratti sta anche dominando e recentemente ha incassato pure i complimenti dell’inventore di quel ruolo nella pallacanestro, Dirk Nowitzki.

 

Discorso a parte va fatto per i Bucks e per i Sixers. La squadra di Kidd al momento ha l’ottavo record dell’Est (in attivo), ma quello che impressiona di più è Giannis Antetokounmpo: il 22enne greco sta facendo vedere delle giocate che sinceramente non si erano mai viste prima. Il dominio è totale sui due lati del campo, flirtando costantemente con la tripla-doppia e se malauguratamente gli si lascia campo aperto sarebbe saggio mettersi di lato e fargli fare quello che deve fare perché al momento non sono pervenute contromosse efficaci!

 

Per quanto riguarda Phila “The Process” prosegue e prosegue bene. I Sixers, nonostante l’età, provano a stupire sfruttano l’esuberanza. Il talento non manca, ma quest’anno si intravede spesso un gioco fluido ed a tratti anche qualche importante giocata d’esperienza. Oltre all’esperienza di JJ Redick ed al talento indiscusso di Joel Embiid e Dario Saric, in questa stagione sta esplodendo la voglia di riscatto di Robert Covington, ma soprattutto il talento cristallino di Ben Simmons. L’esterno prima scelta al Draft 2016 sta giocando da veterano, attentando alla tripla-doppia di media. Quasi 18 punti, oltre 9 rimbalzi e 7,5 assist a partita, accompagnati da 2 recuperi ed il 50% dal campo. Se il futuro è questo nella città dell’amore fraterno ci sarà da divertirsi.

Relativamente alle delusioni arrivano principalmente da Miami e Charlotte. Nessuna della due franchigie al momento riesce a trovare continuità e quel gioco che invece si era apprezzato nel finale della scorsa stagione. Non pervenute Chicago e Atlanta!!!

 

 

WESTERN CONFERENCE

 

Nonostante i tantissimi movimenti estivi, guardando la classifica ad Ovest in questo primo mese non sembra essere cambiato quasi nulla dallo scorso anno: prima Golden State, seconda Houston e terza San Antonio.

I campioni in carica dopo un inizio un po’ molle hanno rimesso le cose a posto. 7 vittorie consecutive and counting e 10 vinte nelle ultime 11, ma la cosa che più impressiona forse è lo scarto: i Warriors nelle ultime vittorie hanno sempre vinto con almeno 15 punti di scarto e qualche volta hanno anche giocato con una star in meno. Coach Kerr aveva previsto il calo e non ne ha fatto drammi, mettendo subito le cose a posto e ricreando quella macchina perfetta a cui spesso basta un quarto di gioco per annientare gli avversari.

Al momento però non abbiamo ancora visto il vero potenziale né dei Rockets né degli Spurs a causa delle assenze. L’acquistone dell’estate a Houston ha visto pochissimo campo fino a fermarsi definitivamente. CP3 è alle prese con una contusione al ginocchio sinistro e dovrebbe rientrare nei prossimi giorni, ma di fatto i Rockets stanno giocando come lo scorso anno con Harden da play a dirigere le operazioni. In casa Spurs invece, si attende ancora Kawhi Leonard, mai sceso in campo questa stagione per una tendinopatia alla gamba sinistra. San Antonio si è affidata quindi alla qualità di Aldridge ed all’esperienza del “veteranissimo” Manu Ginobili che ha toccato quota 1000 presenze in NBA. Coach Pop spera di riavere al più presto il suo pupillo Leonard e Tony Parker ancora alle prese con l’infortunio occorso nel finale della scorsa stagione.

Gli altri che hanno portato a casa le stelle in estate però annaspano. Minnesota sta piano piano crescendo, ma sembra ancora distante dai top team. Wiggins e Towns stanno giocando bene ed hanno sicuramente alzato l’asticella dallo scorso anno, ma non si può dire lo stesso per Jimmy Butler. L’esterno ex Bulls deve ancora trovare il suo spazio, soprattutto in attacco. I Twolves hanno ancora tanta strada da fare. Stessi problemi, ma con risultati ancora peggiori si possono trovare ad OKC. George ed Anthony non hanno fatto fare il salto di qualità sperato. Anzi sembra ci siano ancora parecchie cose da sistemare. Russ ha lasciato spazio ai nuovi arrivati e quindi non domina come lo scorso anno, PG13 sta faticando e i gregari non sono certo da titolo. Unica nota lieta è Melo che oltre a giocare benissimo in attacco (ma questo si sapeva) sta provando a dare qualcosa anche dietro. I Thunder vanno valutati più avanti. Continua poi la maledizione Clippers. Teodosic e Gallinari, le due pedine da quintetto arrivate in estate, sono alle prese con infortuni vari e per il play sembra si tratti di una cosa piuttosto lunga. Griffin e Jordan da soli non possono spostare gli equilibri ed i Clippers al momento sono addirittura dietro i cugini gallo-viola. Tante poi le lamentele nei confronti di coach Doc Rivers che paga ancora i tanti errori gestionali delle stagioni precedenti.

 

E quindi chi sale? Sale chi ha cambiato poco, in alcuni casi pochissimo: New Orleans, Denver e Portland su tutte. I Pelicans hanno iniziato decisamente bene e d’altronde con la coppia di lunghi che si ritrova prima o poi qualcosa di buono doveva venir fuori. Jrue Holiday sta salendo di colpi ed i playoff sembrano alla portata. I Nuggets girano sostanzialmente attorno a Jokic e Millsap. Il serbo in particolare, sembra il vero faro della squadra e questa deve essere la stagione della definitiva consacrazione. Per i Blazers discorso leggermente diverso: il roster è cambiato pochissimo, puntando tutto sul backcourt già collaudato Lillard/McCollum. L’uomo in più potrebbe essere Jusuf Nurkic e questo inizio lascia ben sperare. Mai dimenticare i Grizzlies!

 

Come prevedibile infine, situazione altalenante per Lakers e Suns. Entrambe però stanno agendo in prospettiva. Phoenix dopo l’inizio difficile, il cambio di allenatore e la cessione di Bladsoe sta andando decisamente meglio ma il talento è forse poco. I giallo-viola sono in piena ricostruzione, ma qualche pilastro per ripartire c’è. Se da una parte Lonzo Ball sta giocando a corrente alternata, tirando con pessime percentuali, dall’altra i Lakers pare abbiano pescato un’ala decisamente interessante. Kyle Kuzma, ventiduenne di 206 cm, viaggia a 15 punti e 7 rimbalzi di media, con oltre il 50% dal campo, tutto uscendo dalla panchina.

Kings e Mavericks profondo rosso!

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