Il Rompiscatole del Botteghelle: La Leggenda “reggina” del Black Mamba
C’è un filo viola e giallo che lega per sempre Reggio Calabria alla leggenda.
Un filo che si dipana tra i vicoli del Botteghelle, rimbalza sui parquet consumati del campetto “Kobe e Gianna” e riecheggia nelle grida dei bambini sotto il canestro de “Lo Scatolone” di Palmi.
Oggi, quel filo si tira più forte che mai. Oggi, Kobe Bryant avrebbe compiuto 47 anni.
La sua storia infinita e memorabile ha un capitolo scritto qui, con l’inchiostro del sudore e il rumore di un pallone su un cemento che profuma di mare.
Prima del Black Mamba, prima dei cinque anelli, prima di diventare un mito globale, per tutti “gli anziani” del tempo era semplicemente “quel rompiscatole cestistico”.
Era il figlio di Joe, “Jelly Bean” Bryant, una stella americana approdata in riva allo Stretto.
E doveva il padre, c’era lui: un ragazzino magrolino con occhi da falco e una ossessione senza pari.
La sua palestra non erano le luci dei forum, ma gli intervalli delle partite della Cestistica Piero Viola di Coach Santi Puglisi al Botteghelle ed il linoleum del Liceo Vinci, imparando i fondamentali da Rocco Romeo.
I tempi morti erano la sua arena. Alla pausa, e soprattutto a fine partita, scattava il contest.
Un fischio, e un fiume in piena di bambini del minibasket e del settore giovanile si riversava in campo. I palloni erano pochi, preziosi come oro.
E lui, Kobe, non aspettava il suo turno. Lo conquistava. Saltava più in alto di tutti, un razzo verso il ferro, per accaparrarsi il rimbalzo e assicurarsi un altro tiro. Un altro tentativo. Un’altra ripetizione per la perfezione che già perseguiva.
Tirava ovunque. Non c’era angolo di quel campo, persino i cestini della spazzatura ai lati del campo, che non fosse bersaglio della sua fame di canestro.
Era un’energia pura, incontenibile, a volte fastidiosa per chi non ne capiva il fuoco sacro.
Ma era uno di quei rompiscatole destinati a cambiare il mondo.
Quel bambino che infiammava gli intervalli della Standa Reggio Calabria seguiva le orme del padre non per dovere, ma per una sete insaziabile. Le sue gesta nel Torneo Primavera nella struttura delle Suore in casa Pgs sono già leggenda, un presagio del destino che lo attendeva.
Poi, il mondo. Direttamente dalla high school alla Nba, il numero 13 ai Lakers, le movenze jordanesche che fecero credere a tutti di aver trovato il clone di His Airness. Ma lui era solo Kobe. Un vincente come pochi, con la faccia tosta di chi non ha paura di fallire per poi rialzarsi e dominare.
La sua storia, tragicamente, si è interrotta troppo presto.
AReggio Calabria, la sua memoria non è un ricordo triste. È un’eredità viva. È nel campetto a lui intitolato,idem a Palmi, al
Il 24 agosto 2024, la città rende di nuovo omaggio al suo fenomeno, al talento nato a Philadelphia ma cresciuto anche qui, aprendo le danze in uno scenario magico sul Lungomare Falcomatà. Perché quel filo viola e giallo non si è mai spezzato.
Buon compleanno, Black Mamba. Buon compleanno, bambino del Botteghelle. La tua magia è passata di qui, e qui è rimasta per sempre!


